Le quotazioni dei pomodori nei mercati all’ingrosso italiani continuano a correre: il Grappolo sfiora, e a volte supera, i 4 euro al chilo, il Ciliegino viaggia sui 5 euro, mentre il Datterino oscilla tra 6 e 7 euro.
Prezzi alle stelle se confrontati con la stabilità — e in alcuni casi la flessione — di altri ortaggi come melanzane, cetrioli e peperoni.
Non è solo una questione di carburante o costi energetici: se così fosse, l’intero comparto mostrerebbe tensioni simili. Anche se il caro gasolio incide. A pesare secondo gli imprenditori dell'ingrosso è stato il clima, che ha colpito le produzioni più sensibili. Nel dopo‑Pasqua, ma si è lavorato soprattutto due giorni prima delle feste, scendono i valori delle fragole che però iniziano a beneficiare del bel tempo.
Finite le feste ritmi più lenti a Verona
Al ritorno dalle festività il mercato ortofrutticolo di Verona entra nella sua fase di assestamento, quella in cui i prezzi e i volumi cercano un nuovo equilibrio. A raccontare la situazione sono Beatrice e Saverio Brau di Fruver, due operatori storici del mercato, specializzati rispettivamente in fragole e fagiolini lei, e in pomodori e ortaggi lui.
Pomodori a prezzi sostenuti: Datterino a 6 euro, Grappolo fino a 4
Per i pomodori entra in scena Saverio Brau, fratello di Beatrice e responsabile del settore ortaggi. “I pomodori restano su prezzi alti. Il Datterino con un buon prodotto, senza speculazioni, si vende sui 5,80–6 euro". In alcuni mercati arriva anche a 7 euro. Il grappolo, che Saverio non tratta direttamente, si colloca intorno ai 3,50 euro, ma si arriva anche ai 4. Il Ciliegino mantiene quotazioni sostenute, con una domanda costante e siamo sui 4 5 euro.
Melanzane, peperoni e cetrioli: calo dei prezzi
Diverso il discorso per gli altri ortaggi. “Melanzane, peperoni e cetrioli sono scesi - spiega Saverio - Le melanzane, che prima stavano sui 2,50–3 euro, ora sono intorno ai 2. Si vendono, ma molto meno”. Manca prodotto per quanto riguarda le zucchine siciliane "ma quelle di Latina si muovono attorno ai 2,50 euro per il prodotto più costoso, qualcosa in meno per i calibri più grandi”.
Per i peperoni, Saverio conferma una forte variabilità: “Io li vendo sui 2,50 euro, ma chi ha qualità costante può spuntare anche 3 euro”. La dinamica dei prezzi degli ortaggi non dipende solo dall’Italia. “Peperoni, melanzane, zucchine e cetrioli sono in competizione diretta con la Spagna - osserva Saverio Brau - Sono loro a fare il prezzo in Europa”.
Fragole: un ribasso atteso dopo le festività
Beatrice Brau descrive un quadro chiaro: “Siamo nel dopo Pasqua, quindi è normale assistere a un ribasso delle fragole. È fisiologico: arriva più prodotto dal Sud e serve qualche giorno perché il mercato trovi un nuovo equilibrio”. Dopo Pasqua, come sempre, serve un riassestamento: “La settimana è un po’ sconquassata dal giorno di festa, arriva più merce e bisogna adeguare i prezzi. Ma non ci sono prezzi brutti: il prodotto si muove”. Il clima ha giocato un ruolo importante.
“Nel pre-Pasqua abbiamo lavorato bene solo negli ultimi due giorni. Prima faceva freddo, e quando fa freddo, per esempio, le fragole non si muovono. Poi il tempo è cambiato e la domanda è ripartita”.

Sulle quotazioni, Beatrice Brau sottolinea come la qualità sia molto variabile: “La merce non è perfetta. Al Sud ha piovuto e lo vedi qualche giorno dopo, non subito. In media siamo tra i 4 e i 5 euro al chilo. Ma dipende molto dalla qualità: c’è anche merce bruttina”.
Fagiolini: un prodotto stabile e con una lunga copertura
Beatrice Brau segue anche i fagiolini, un prodotto che negli ultimi anni ha trovato continuità. “Li abbiamo quasi tutto l’anno. Solo nel periodo più caldo la Sicilia non è più adatta, ma poi arrivano i locali. Questi che vendiamo ora sono partiti a ottobre e andranno avanti fino a maggio-giugno. Le varietà rampicanti tengono molto bene, sono robuste e perfette anche per l’export”. Verona si conferma piattaforma per l'esportazione.
Agrumi: Lane Late spagnole, arance egiziane e ultimo Tarocco
Le arance Lane Late spagnole si muovono tra 1,05 e 1,35 euro, mentre le italiane — soprattutto quelle siciliane e calabresi — salgono leggermente, con punte di 1,50 euro. Le Navel Late confermano questa dinamica: le produzioni siciliane e calabresi mostrano oscillazioni ampie, con prezzi che vanno da 1 euro fino a 1,45 euro, a seconda della pezzatura e della confezione.
Il vero scarto nonostante la fine corsa arriva con i Tarocchi siciliani, che continuano a rappresentare il segmento premium del mercato: il monostrato raggiunge 2,30–2,50 euro, mentre il prodotto a più strati si mantiene su valori più accessibili, tra 1,10 e 1,50 euro. Più contenuti i prezzi delle Valencia Late, con l’Egitto che resta competitivo (0,70–0,90 euro).
Clementine Orri sopra i 2 euro, limoni oltre 1,50 euro
Tra gli altri agrumi, le clementine Orri israeliane confermano la loro fascia alta, con quotazioni tra 1,70 e 2,20 euro. Più vivace il comparto dei limoni, dove il primo fiore mostra una gamma ampia di quotazioni: la Spagna si colloca tra 1,40 e 1,80 euro, la Sicilia tra 1,50 e 1,70 euro, mentre la Calabria si mantiene leggermente più bassa, tra 1,30 e 1,60 euro. A distinguersi è la varietà Verna spagnola, che si posiziona nella fascia alta del mercato con prezzi tra 2,10 e 2,60 euro.
Completano il quadro i pompelmi di Cipro, con valori relativamente stabili: i gialli si muovono tra 1,20 e 1,70 euro a seconda della confezione e della pezzatura, mentre i rosati oscillano tra 1,25 e 1,50 euro.
Kiwi lo sfuso sui 2 euro, Zespri verde sui 4 e il giallo 6,5 euro
Il kiwi Gold Zespri si conferma il prodotto premium del segmento: la referenza italiana venduta alla rinfusa, con pezzatura 110–120 grammi e classificazione in prima categoria viene scambiata a un prezzo stabile di 6,5 euro il chilo.Molto più articolato il quadro della varietà Hayward, che mostra un ventaglio di prezzi più ampio. Il prodotto monostrato da 100–110 grammi si colloca tra 1,6 e 1,8 euro il chilo, con una media di 1,7 euro, rappresentando l’opzione più economica e adatta ai grandi volumi della distribuzione.
Salendo di livello, l’Hayward alla rinfusa con pezzatura 120–130 grammi e marchio Zespri raggiunge valori compresi tra 3,5 e 4 euro il chilo, quasi il doppio rispetto ai prodotti non brandizzati della stessa varietà. Le pezzature più piccole, come quella da 80–90 grammi, si attestano intorno ai 2 euro, mentre i calibri più importanti, come i 130–140 grammi, raggiungono una media di 2,7 euro. La stessa pezzatura 120–130 grammi, ma senza brand, si posiziona invece sui 2,5 euro.
Il quadro complessivo evidenzia come il mercato del kiwi sia oggi fortemente segmentato. Il brand continua a esercitare un impatto rilevante sui prezzi, con Zespri che mantiene un premium significativo sia sul Gold sia sull’Hayward.
Asparagi sui 10 euro, il selvatico sardo vola fino ai 27
I grossisti hanno lamentato mancanza di prodotto per il troppo freddo e con prezzi al rialzo. La varietà bianca dal Veneto in mazzi parte dagli 8 euro per arrivare fino ai 12. Quotazioni più alte per il selvatico sardo che parte dai 16 per arrivare ai 27 euro. Si scende con le varietà verdi ma c'è un'ampia forbice di prezzo che parte da 4/5 euro per arrivare ad un prezzo medio per il prodotto campano sui 7/9 euro.
Listino esotico: avocado dal Perù, mango peruviano
L’avocado Ettinger, confezionato in monostrato e di prima categoria, si colloca su un prezzo compreso tra 3,90 e 4,10 euro il chilo, con un valore medio di 4 euro. La varietà Hass, dal Perù e proposta nelle stesse caratteristiche di confezionamento e calibro, mantiene un posizionamento leggermente superiore. Le quotazioni oscillano infatti tra 4,20 e 4,40 euro il chilo, con un prezzo medio di 4,30 euro. Il differenziale rispetto all’Ettinger riflette la preferenza consolidata del mercato per un frutto dalla polpa più burrosa, dalla maturazione più uniforme e dalla migliore tenuta in shelf-life.
Il frutto della passione colombiano, commercializzato alla rinfusa si mantiene su valori compresi tra 7,40 e 7,60 euro il chilo, con un prezzo medio di 7,50 euro. Il lime brasiliano, confezionato a più strati e calibrato nella pezzatura 53–56, oscilla tra 2,90 e 3,10 euro al chilo. Anche in questo caso si tratta di prodotto di prima categoria.
I manghi di origine brasiliana, confezionati in monostrato da otto pezzi nel formato 30×40, si mantengono su valori con prezzi compresi tra 2,40 e 2,60 euro il chilo. Ben diverso è il posizionamento dei manghi provenienti dal Perù, che nello stesso formato raggiungono una fascia di prezzo nettamente superiore, oscillando tra 5,80 e 6,20 euro il chilo. A metà strada si collocano i manghi della varietà Kent che si presenta con prezzi compresi tra 5,90 e 6,10 euro il chilo.
Anche la papaia brasiliana presenta due tipologie distinte. La papaia standard, confezionata in monostrato da sei pezzi, mostra una forbice ampia che va da 4 a 6,80 euro il chilo, con un prezzo medio di 5,40 euro.. La papaia Formosa, proposta in colli da tre pezzi, si colloca invece su valori più stabili, con un prezzo compreso tra 5,40 e 5,60 euro il chilo.
Patate tedesche sotto i 30 cent, italiane a 35
Le patate gialle italiane vendute alla rinfusa in casse registrano una quotazione particolarmente bassa, pari a 0,35 euro il chilo. Decisamente più elevati i valori delle patate gialle provenienti dalla Puglia, sempre in casse e con la stessa pezzatura 40–80 mm: qui il mercato si muove tra 1 e 1,2 euro, con una media di 1,1 euro.
Sul fronte delle importazioni, le patate gialle egiziane in sacchi mostrano quotazioni comprese tra 0,55 e 0,75 euro, con una media di 0,65 euro, mentre quelle tedesche, anch’esse in sacchi e con la stessa pezzatura, scendono a valori molto più competitivi, tra 0,24 e 0,28 euro, posizionandosi come l’opzione più economica del mercato. Le patate gialle siciliane, vendute in casse, si collocano invece su livelli più alti, tra 0,9 e 1,1 euro, con una media di 1 euro, confermando la buona reputazione del prodotto isolano.
Chiude il quadro la varietà Spunta, proveniente da Cipro e commercializzata in sacchi alla rinfusa con pezzatura 60–80 mm. Le quotazioni oscillano tra 0,8 e 1 euro al chilo, con una media di 0,9 euro, posizionandosi nella fascia medio-alta del mercato.
Cipolle dorate sui 50 cent
Le cipolle piatte bianche rappresentano la fascia più pregiata e registrano quotazioni elevate e piuttosto omogenee. Il prodotto italiano monostrato con pezzatura 60–80 mm si colloca infatti tra 3 e 3,2 euro il chilo, mentre la referenza proveniente dalla Campania, leggermente più piccola, raggiunge valori compresi tra 3,4 e 3,6 euro. Anche le piatte bianche italiane di calibro più ridotto, tra 40 e 60 mm, mantengono un posizionamento alto, con prezzi che oscillano tra 3,1 e 3,3 euro al chilo.
Molto diverso il quadro delle cipolle tonde bianche, dove il prodotto nazionale venduto in sacchi alla rinfusa si ferma a 0,70 euro il chilo. Le tonde bianche di origine messicana mostrano invece un posizionamento più alto, con quotazioni comprese tra 1,5 e 1,7 euro.
Le cipolle tonde dorate provenienti dall’Austria chiudono il quadro con prezzi compresi tra 0,43 e 0,53 euro al chilo, collocandosi nella fascia più economica del mercato. La loro presenza conferma il ruolo delle importazioni europee come alternativa a basso costo.