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19 febbraio 2026

Carbon farming: nuova opportunità per le imprese

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Diversificare per potenziare la sostenibilità economica dell'azienda e per aumentare la reputazione del settore. Un sostegno può arrivare dal carbon farming, senza dimenticare la produzione di energia rinnovabile, grazie al regolamento dell’Unione Europea che regola il fenomeno. Di cosa si tratta? 

Questa la spiegazione della Ue: "Le rimozioni di carbonio e il carbon farming svolgono un ruolo centrale nel raggiungimento della neutralità climatica europea, poiché estraggono CO2 dall’atmosfera e la immagazzinano in modo sicuro e duraturo". 

Più nel dettaglio: "Sfruttando le risorse biologiche, l’eccellenza scientifica e la capacità industriale, le rimozioni di carbonio e il carbon farming contribuiscono a decarbonizzare l’economia dell’Ue, a sostituire i materiali di origine fossile con alternative bio-based prodotte nell'Unione europea e a rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento bio-based europee". In questo modo si migliora  la competitività delle nostre imprese agricole in un mercato globale sempre più aggressivo.

Parte il mercato della CO2

I frutteti oltre la frutta possono incrementare la loro redditività grazie ai progetti di decarbonizzazione. Dopo il regolamento inizia a prendere forma il mercato della cattura della CO2 applicato alle imprese agricole. Un mercato che vale da 20-30 euro a tonnellata di anidride carbonica catturata per iniziare, con una proiezione stimata fino a 200 euro a tonnellata. Sono tanti soldi, c'è da capire se effettivamente si raggiungeranno queste cifre. 

Non mancano gli ottimisti. "Risorse fresche per chi lavora i campi e aderisce al mercato dei crediti di carbonio, aggiuntive, e questo è importante dirlo, alle risorse previste dalla Politica agricola comune". Parole di Riccardo Valentini, ordinario all'Università della Tuscia (Viterbo) e vincitore del Nobel per la Pace nel 2007 con l'Ipcc, il panel internazionale sui cambiamenti climatici. Intervento presentato all’evento Carbon Farming in Europa: alle radici di una nuova professione, organizzato da Inail. 

Naturalmente bisogna avere le giuste conoscenze per poter operare nel settore. Per creare nuove figure professionali e aumentare le competenze in questo ambito degli agricoltori l'Università ha organizzato il Master universitario di secondo livello, presentato all'evento Inal, sul Carbon Farming. "Il primo in Italia e tra i primi a livello internazionale" ha sottolineato Valentini all'Ansa. Il Master dà diritto a 60 crediti formativi e parte a marzo. 

Via alla certificazione dei metodi di cattura

La presentazione del master arriva a pochi giorni dalla pubblicazione delle prime metodologie di certificazione da parte dell'Ue. "Per la prima volta nell'ambito del sistema dei crediti di carbonio - sottolinea Valentini - c'è una certificazione validata da un'Istituzione come l'Unione Europea che mette il bollino sulla qualità dei crediti certificati". 

Non siamo all'anno zero. In Italia sono stati realizzati alcuni progetti pilota, più precisamente in Emilia Romagna, a Viterbo e in Puglia con nuovi frutteti gestiti in maniera sostenibile e monitorati con le più moderne tecnologie. Il risultato? "Si è registrata una capacità di cattura fino a 30 kg di CO2 a pianta all'anno a cui si possono sommare anche i benefici derivanti dall' assorbimento di carbonio nel suolo".

Il ruolo di Crea 

“L’agricoltura europea sta vivendo una trasformazione profonda e il carbon farming rappresenta uno dei terreni decisivi per rispondere alle sfide climatiche. In questo scenario, il ruolo del Crea è centrale non solo nella produzione di conoscenza scientifica, ma soprattutto nel mettere a disposizione basi metodologiche, strumenti e competenze a supporto della formazione di nuovi profili professionali: dalla misurazione e certificazione dei crediti di carbonio al supporto tecnico‑scientifico alle politiche pubbliche, fino al trasferimento dell’innovazione verso i sistemi produttivi. È un impegno istituzionale che contribuisce a costruire un mercato del carbonio credibile, trasparente e capace di valorizzare il capitale naturale del Paese, fornendo al contempo i contenuti necessari allo sviluppo di professionalità qualificate". L'intervento del presidente di Crea Andrea Rocchi all'evento. 

L’ente opera nella misurazione, nel monitoraggio e nella verifica dei crediti di carbonio agricoli e forestali, sviluppa metodologie sulla gestione sostenibile del suolo e sulle pratiche agroecologiche che aumentano il sequestro di carbonio e contribuisce alla definizione di schemi di certificazione solidi e affidabili, accompagnando imprese e istituzioni verso modelli più competitivi e sostenibili.

I riferimenti normativi

Nel novembre scorso  la Commissione ha adottato il Regolamento di esecuzione (UE) 2025/2358, che stabilisce le norme tecniche relative ai sistemi di certificazione, agli organismi di certificazione e agli audit, con l’obiettivo di armonizzare e semplificare i processi di certificazione, rendendoli al tempo stesso economicamente sostenibili e solidi. Un passo fondamentale a cui si sommano le metodologie di certificazione  sulle rimozioni permanenti di carbonio, il carbon farming e lo stoccaggio del carbonio nei prodotti.

Secondo la Ue si tratta di uno strumento che aumenta la competitività delle imprese 

La certificazione delle pratiche di carbon farming può aiutare agricoltori e silvicoltori a "ottenere pagamenti basati sui risultati, integrando il loro reddito e sostenendoli nella transizione verso un sistema produttivo più resiliente". Inoltre, il sequestro del carbonio "nei suoli e nella biomassa rafforza la resilienza dell’Ue garantendo la salute del suolo, l’indipendenza dalle risorse e un approvvigionamento affidabile di materiali bio-based". Questo l'obiettivo, per il settore significa investire e aumentare la complessità della gestione aziendale. 

Infine va bene il sequestro di carbonio, ma in campagna è pieno di mezzi agricoli vetusti e fortemente inquinanti, pericolosi per la salute dei lavoratori, che vanno cambiati e sostituiti con macchine a emissioni zero da alimentare con pannelli installati nelle aziende. Insomma oltre a sequestrare carbonio le imprese agricole dovrebbero ridurre le emissioni climalteranti e quelle locali nocive per la salute. Sarebbe contradittorio essere virtuosi sul carbon farming e inquinare con le attività aziendali. 

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