Logistica e Trasporti

05 novembre 2026

Blocco tir, la grande sconfitta è l'ortofrutta

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Se un aspetto positivo si può trovare nel blocco dei tir e nelle conseguenze che ha avuto sulla filiera ortofrutticola, è forse quello di aver aperto una riflessione su un tema che troppo spesso resta sullo sfondo: l'organizzazione della logistica e i costi che inefficienze, attese e mancate programmazioni scaricano sulle imprese.

A riportare l'attenzione sulla questione è Romina Roccasalvo, imprenditrice, fondatrice di Next to Business, direttrice commerciale di Gali Group e socia dell'Associazione Nazionale Le Donne dell'Ortofrutta. Partendo dai dati NielsenIQ pubblicati ieri da Myfruit.it sulle vendite della Gdo nel sud Italia durante le settimane interessate dalla protesta, Roccasalvo invita a non fermarsi alla conta dei danni, ma a trasformare quanto accaduto in un'occasione di confronto tra i diversi protagonisti della filiera.

“I dati NielsenIQ confermano purtroppo quanto temevamo prima dei blocchi dell’autotrasporto - riferisce - l'ortofrutta è stata la grande sconfitta di quelle giornate”.

Rileggendo i numeri, il quadro è chiaro: nelle due settimane interessate dalla protesta, le vendite complessive della Gdo nel sud Italia sono cresciute dell'1,4% rispetto all'anno precedente. Nella settimana dal 19 al 25 ottobre, invece, l'ortofrutta ha registrato una flessione del 9,9%, mentre i surgelati sono cresciuti del 13,6 per cento.

Numeri che, secondo Roccasalvo, non quantificano il costo effettivo della protesta, ma confermano quanto sia difficile per il settore recuperare le vendite perse. La deperibilità dei prodotti e la necessità di garantire continuità nelle forniture rendono infatti le conseguenze di un'interruzione particolarmente pesanti.

“Nell'ortofrutta le vendite perse sono difficili da recuperare - argomenta - La merce si deteriora, il prodotto può finire al macero e nel frattempo i clienti cercano altri fornitori. Quando riprendono le consegne, una parte di quello che abbiamo perso non torna più”.

Giorni di emergenza per salvare le produzioni

Durante la protesta, il lavoro delle aziende è stato soprattutto quello di limitare i danni e trovare soluzioni per le spedizioni compromesse. Anche Gali Group si è attivata per proteggere le produzioni dei propri clienti, anticipando le partenze dalla Sicilia, cercando alternative per i camion rimasti bloccati e riprendendo le attività anche durante la notte.

“Abbiamo fatto tutto il possibile per proteggere le produzioni dei nostri clienti - riferisce - Abbiamo anticipato le partenze dalla Sicilia, cercato soluzioni per i camion rimasti bloccati e ripreso a lavorare anche di notte, grazie alla collaborazione di clienti che hanno aperto i magazzini fuori dai consueti orari”.

Giornate trascorse tra telefonate, riorganizzazione delle spedizioni e tentativi di salvare merce a rischio deterioramento, con l'obiettivo di rispettare gli impegni commerciali assunti.

Un'esperienza che, secondo Roccasalvo, mette in luce una caratteristica del sistema imprenditoriale italiano: la capacità di reagire rapidamente alle difficoltà e di trovare soluzioni anche quando tutto sembra compromesso.

“In Italia siamo diventati bravissimi a gestire le emergenze - riflette - È una capacità che ci riconoscono anche i partner commerciali stranieri con cui lavoriamo: riusciamo a trovare soluzioni all'ultimo momento, a riorganizzarci rapidamente, a rimettere in piedi una spedizione che sembrava compromessa”.

Una capacità preziosa, ma che può trasformarsi anche in un limite. Il rischio, osserva l'imprenditrice, è abituarsi talmente tanto a risolvere i problemi quando si presentano da considerarli inevitabili, rinunciando a intervenire sulle cause che li generano.

“A volte mi chiedo se questa capacità non sia diventata anche una nostra debolezza. Siamo così abituati a risolvere i problemi quando si presentano che finiamo per accettare come inevitabili situazioni sulle quali potremmo intervenire molto prima”.

La protesta è finita, le inefficienze restano

Con la ripresa della circolazione dei camion e il ritorno alla normalità delle consegne, l'emergenza sembra ormai alle spalle. Ma non sono scomparse le ragioni economiche che hanno alimentato la protesta, né le inefficienze che ogni giorno pesano sui costi della logistica.

“Adesso i camion hanno ripreso a viaggiare e le consegne sono tornate alla normalità - precisa - Ma le ragioni economiche che hanno alimentato la protesta e le inefficienze che pesano quotidianamente sui costi della logistica sono ancora tutte lì. E temo che, tra qualche settimana, ce ne saremo già dimenticati”.

È proprio su queste inefficienze che Roccasalvo invita la filiera ad aprire una riflessione, partendo da alcuni dati che, pur riferiti ad altri comparti, possono offrire spunti utili anche per l'ortofrutta.

Una ricerca di GS1 Italy ed ECR Italia, che non ha preso in esame il settore ortofrutticolo, ha rilevato una saturazione volumetrica media dei mezzi del 59% all'arrivo nei centri distributivi. Un recente rapporto di CargoON cita invece una stima dello Stratton Institute secondo cui i soli costi fissi di un camion fermo alle baie di carico e scarico oscillano tra 30 e 70 euro per ogni ora di attesa.

Numeri che suggeriscono alcune domande anche per il comparto ortofrutticolo: quanto riusciamo a riempire effettivamente i mezzi? Quante ore vengono perse nelle attese per caricare e scaricare? Quanto incidono gli ordini dell'ultimo momento e le difficoltà di organizzare i viaggi di ritorno?

“Lavorando ogni giorno con produttori, trasportatori e clienti della distribuzione, vedo quanto pesino la frammentazione delle spedizioni e le difficoltà di programmazione. Mi piacerebbe che cominciassimo a misurare insieme questi problemi, per capire quanto ci costano e dove possiamo intervenire”.

Non si tratta, dunque, soltanto di affrontare il tema del costo del trasporto, ma di analizzare l'intero processo logistico e individuare margini di miglioramento condivisi.

Un tavolo di lavoro per tutta la filiera

In questa prospettiva si inserisce anche il richiamo alle parole di Giulia Montanaro, presidente dell'Associazione Nazionale Le Donne dell'Ortofrutta, che durante i giorni della protesta aveva sottolineato come le difficoltà economiche di un anello della filiera non possano essere risolte trasferendone le conseguenze sugli altri.

Roccasalvo ne condivide l'impostazione: le ragioni degli autotrasportatori, a partire dal costo del carburante e dai tempi di pagamento, meritano risposte. Allo stesso tempo, però, occorre lavorare su tutto ciò che contribuisce ad aumentare inutilmente i costi del trasporto.

Per questo, nelle scorse settimane, l'imprenditrice ha proposto di riunire attorno a un tavolo Federdistribuzione, Fiap, Unaproa, Italia Ortofrutta, Fruitimprese, Fedagromercati e Italmercati, con il sostegno del Governo.

L'obiettivo è passare dalle dichiarazioni di principio a una prima sperimentazione concreta, coinvolgendo un gruppo di imprese disponibili a ripensare l'organizzazione delle spedizioni.

“Basterebbero alcuni produttori, qualche impresa di autotrasporto e un'insegna della Gdo disposta a collaborare sulla programmazione degli ordini e delle consegne. Si potrebbe partire da una direttrice di trasporto, confrontare i dati e verificare se, coordinando meglio i carichi e gli arrivi nei centri distributivi, riusciamo a ridurre chilometri, attese e costi”.

Un progetto che potrebbe trovare nelle tecnologie digitali e nell'intelligenza artificiale strumenti di supporto, ma che prima di tutto richiede la disponibilità degli operatori a collaborare e a condividere informazioni e obiettivi.

“Le tecnologie digitali e l'intelligenza artificiale possono aiutarci, ma prima dobbiamo trovare la disponibilità a lavorare insieme. E fare in modo che i risparmi vadano a beneficio di tutti”.

Non aspettare la prossima emergenza

Il messaggio finale di Roccasalvo torna al punto di partenza: durante i blocchi la filiera ha dimostrato di saper reagire, modificare i programmi in poche ore, collaborare tra aziende e lavorare anche fuori dagli orari consueti pur di salvare le merci e limitare le perdite.

La sfida è riuscire a mettere in campo la stessa capacità di collaborazione anche adesso che l'emergenza è terminata. Non per fronteggiare un'altra crisi, ma per evitare che le stesse criticità si ripresentino.

“Durante i blocchi siamo riusciti a cambiare i programmi in poche ore, a collaborare con clienti e trasportatori, a lavorare anche di notte pur di limitare i danni. Dovremmo riuscire a trovare la stessa disponibilità adesso che l'emergenza è finita”.

Perché il rischio, altrimenti, è quello di ripetere un copione già visto: reagire con grande capacità organizzativa quando arriva il problema, senza riuscire a intervenire prima sulle sue cause.

“Se aspettiamo la prossima crisi per sederci attorno a un tavolo, sappiamo già come andrà a finire - conclude Romina Roccasalvo - Saremo bravissimi, ancora una volta, a trovare soluzioni all'ultimo momento. E avremo perso un'altra occasione per organizzarci meglio”.

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