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21 ottobre 2026

Blocco dei Tir, la voce dell'ortofrutta: “Danni enormi”

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Qualche passo avanti, ma è ancora blocco. 

La protesta degli autotrasportatori continua a paralizzare diverse aree del Sud Italia e le conseguenze si estendono oltre la circolazione delle merci: sono compromessi la raccolta, il trasferimento dei prodotti ai centri di condizionamento e la distribuzione. Per le merci deperibili, ogni ritardo si traduce in una perdita economica.

A descrivere la situazione Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare: "Non si può andare oltre - ha dichiarato - Dopo l’incontro di ieri, 20 ottobre, a Milano e lo sblocco di quasi mezzo miliardo di euro da parte del Governo, è impensabile che non si faccia nulla per rimuovere i blocchi. Se la situazione dovesse proseguire fino al 27 ottobre, il costo complessivo dei danni potrebbe raggiungere decine di milioni di euro. Non possiamo permettere che il sistema produttivo agroalimentare paghi un prezzo così elevato". 

Il 27 ottobre 20026 è infatti un'altra data clou: è infatti programmato un nuovo confronto tra mondo dell'autotrasporto e istituzioni. 

Va detto che le  associazioni dell'Albo degli autotrasportatori hanno chiesto anche loro un intervento urgente del ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, per rimuovere i presidi che stanno paralizzando il Sud. 

Alis, Associazione logistica dell’intermodalità sostenibile, si è detta totalmente contraria a qualsiasi forma di blocco dei servizi di trasporto, che compromette la libera circolazione delle merci e finisce per danneggiare cittadini, famiglie e imprese. 

"Il diritto di manifestare non può tradursi in un’interruzione delle attività logistiche e dei collegamenti essenziali per il Paese, con conseguenze economiche e sociali sempre più pesanti, soprattutto nel Mezzogiorno - ha sintetizzato il vicepresidente Marcello Di Caterina - Alla luce dell’incontro di ieri tra il ministro Salvini e le associazioni di categoria, dal quale sono emerse soluzioni concrete ed immediate per l’intero settore e per l’autotrasporto, riteniamo fondamentale proseguire il confronto con il Governo per continuare a individuare misure a sostegno delle imprese. È tuttavia indispensabile ripristinare immediatamente la piena operatività dei servizi: il dialogo e il senso di responsabilità devono prevalere su forme di protesta che penalizzano l’intero sistema economico nazionale”.  

Pur riconoscendo le difficoltà delle imprese di trasporto, le sigle ritengono quindi che la prosecuzione dei blocchi non sia più giustificabile dopo la riapertura del dialogo con il Governo.

Le misure per l'autotrasporto 

Un dialogo che, dopo l'incontro di ieri, ha prodotto nuove misure a sostegno dell'autotrasporto.

Per il credito d'imposta relativo al periodo marzo-agosto, i pagamenti sono partiti oggi 21 ottobre, con l'obiettivo di completare le liquidazioni entro il 15 novembre. Per settembre e ottobre sono previsti ulteriori 60 milioni: la piattaforma per le domande dovrebbe riaprire a inizio novembre, con pagamenti attesi tra gennaio e febbraio 2027.

Tra gli interventi annunciati figurano anche una norma per rendere automatico l'adeguamento dei corrispettivi di trasporto alle variazioni del prezzo del gasolio, le risorse per gli incentivi all'intermodalità e lo sblocco dei fondi per gli investimenti, disponibili dal primo gennaio 2027.

Ma molte imprese dell'autotrasporto aspettano concretezza e minacciano di fermarsi ancora per una settimana. 

Una situazione drammatica per insalate, kiwi, agrumi

Fruitimprese ha descritto una situazione drammatica per le produzioni autunnali. Secondo l'associazione, le aspettative di una soluzione dopo gli incontri tra Governo e rappresentanze dell'autotrasporto sono state disattese.

Il presidente Marco Salvi ha richiamato l'attenzione sulle conseguenze dei blocchi per le imprese agricole e ortofrutticole. Il fermo dei camion non comporta soltanto consegne mancate: quando impedisce il trasferimento del prodotto dalla campagna ai centri di condizionamento e alle celle frigorifere, può compromettere la merce e il lavoro di un'intera stagione.

Tra le produzioni più esposte figurano le insalate della Piana del Sele, le clementine e i kiwi calabresi, l'uva pugliese e siciliana. Fruitimprese stima in oltre 40mila tonnellate il quantitativo di kiwi a rischio, con particolare preoccupazione per le varietà gialle. A rischio anche le consegne programmate di uva senza semi di alta qualità.

L'associazione ha dunque chiesto l'istituzione di corridoi privilegiati per il transito dei prodotti deperibili, per salvaguardare almeno le merci che non possono attendere la conclusione della vertenza. 

Danni per il kiwi giallo

La gravità dello scenario emerge anche dalla denuncia di Apofruit Italia. Il direttore generale Ernesto Fornari ha stimato in circa 30 milioni i danni già accumulati in cinque giorni per il solo kiwi giallo. Di questi, circa 5 milioni riguardano direttamente i soci produttori della cooperativa.

Oltre al kiwi, sono in difficoltà l'uva da tavola, con magazzini pieni in Puglia e Basilicata e partite conservate in cella che non possono essere spedite, gli agrumi calabresi, le piantine di fragole destinate al trapianto e gli ortaggi di serra siciliani, tra cui zucchine, melanzane e pomodori.

"Non si può scaricare il peso di questa battaglia su altri lavoratori che sono altrettanto in difficoltà", ha sottolineato Fornari. 

Gdo, scaffali a rischio

Le criticità coinvolgono anche la grande distribuzione. Federdistribuzione ha segnalato una situazione particolarmente difficile in Puglia, Calabria e Campania, dove le consegne subiscono pesanti ripercussioni e numerose merci restano ferme nei centri distributivi.

L'associazione chiede la rimozione dei blocchi che impediscono la libera circolazione delle merci e il ripristino della piena operatività della rete logistica. Il rischio riguarda l'intera filiera agroalimentare: molti produttori non riescono a conferire i raccolti e potrebbero perdere intere produzioni.

“Di fronte all’attuale situazione di crisi esprimiamo la massima solidarietà nei confronti degli agricoltori e dei produttori italiani - ha detto Coop - Ci impegniamo sin da ora a non sostituire i prodotti mancanti con acquisti dall’estero. Chiediamo, qualora sarà necessario, anche ai nostri soci e consumatori un piccolo sacrificio per dare un segnale alle categorie produttive del nostro Paese maggiormente sotto pressione e per non piegarci alla logica del business ad ogni costo. Stiamo infatti assistendo a un peggioramento della situazione ora su ora negli approvvigionamenti soprattutto di alcune filiere. Ciò non significa che al momento i nostri scaffali non dispongano della merce, ma il rischio potrebbe generarsi nei prossimi giorni a seguito del protrarsi dei blocchi". 

"Garantire la sicurezza alimentare e l'accesso ai beni di prima necessità è un servizio pubblico essenziale per la coesione del Paese - ha osservato Maurizio Pelliconi, presidente di Ancd Conad - La libertà di manifestare non può tradursi nella lesione del diritto dei cittadini a ricevere cibo fresco e nella distruzione del valore del lavoro delle filiere agroalimentari italiane. Chiediamo alle autorità competenti di intervenire per ripristinare la libera circolazione e la legalità, consentendo la ripresa regolare dei flussi distributivi, e sollecitiamo tutte le parti a far prevalere il senso di responsabilità e il dialogo costruttivo, pur continuando a portare le proprie istanze ai tavoli di confronto aperti con il Governo".

Fedagromercati: "Il blocco penalizza tutta la filiera"

Infine Valentino Di Pisa, presidente di Fedagromercati-Confcommercio, ha evidenziato la differenza tra il Nord, dove i trasporti continuano a funzionare, e il Sud, dove la circolazione è quasi del tutto ferma: una frattura inaccettabile per una filiera agroalimentare in cui i territori sono profondamente interconnessi.

"La situazione - ha concluso - aggrava le difficoltà di un comparto già colpito dai rincari del carburante e dall'aumento dei costi di gestione, che coinvolgono anche le imprese dell'ingrosso ortofrutticolo. Pur comprendendo le ragioni della protesta di agricoltori e autotrasportatori, quando i camion restano fermi e i prodotti deperiscono nei campi o nelle piattaforme logistiche, a perdere è l'intero sistema".

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