"Non ci metteremo a utilizzare bioplastiche da domani, ma abbiamo dato il nostro convinto contributo alla ricerca". Con questa frase Paolo Cappuccio, responsabile ricerca e sviluppo della Op San Lidano, ha spiegato bene la dimensione del progetto Bioplast, dedicato allo sviluppo di plastiche biodegradabili per il confezionamento dell’ortofrutta fresca.
C'è stata massima apertura da parte degli imprenditori, investimenti, e la bioplastica è entrata nelle linee di confezionamento della rucola. Ottimi risultati, ma c'è da capire quando effettivamente sarà pronta per l'uso industriale.
Nell’incontro di presentazione dei risultati della ricerca, che si è svolto di recente nella sede della Op vicino a Latina, si è fatto il punto su un percorso di ricerca realizzato dall’Università della Tuscia, con Italia Ortofrutta Uniona nazionale come innovation broker, che ha permesso di testare direttamente sulle linee produttive l’utilizzo di bioplastiche per il packaging.
Un esperimento che, secondo Vincenzo Falconi, direttore di Italia Ortofrutta, rappresenta un segnale importante della volontà della filiera di innovare anche il packaging in versione sostenibile.
L'intervento di Vincenzo Falconi
Falconi ha sottolineato come, alla vigilia dell’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sul packaging – prevista per il 12 agosto, ma con effetti più evidenti negli anni successivi e primi obiettivi al 2030 – una Op abbia già scelto di sperimentare materiali innovativi, senza attendere obblighi normativi.
Un approccio che mostra apertura verso le nuove sfide del packaging sostenibile, coinvolgendo l’Università e mantenendo un atteggiamento non ideologico ma orientato al risultato. Soprattutto il direttore di Italia Ortofrutta ha sottolineato "la terzietà della ricerca con il coinvolgimento dell’Università che garantisce valutazioni indipendenti sull’uso della bioplastica". Infatti non sono mancati pro e contro.
Paolo Cappuccio della Op San Lidano
Paolo Cappuccio della Op San Lidano ha sottolineato come "il nostro ruolo sia stato operativo, abbiamo messo a disposizione una macchina per verificare la fattibilità di questi imballaggi biodegradabili".
Il futuro della bioplastica? "Il percorso è lungo, ma abbiamo iniziato"
Ma la bioplastica funziona davvero? Alessandro Sorrentino, coordinatore del progetto e docente all'università della Tuscia, ha chiarito che "il percorso è ancora lungo".
Le sperimentazioni sui polimeri rinnovabili hanno dato risultati incoraggianti, ma restano necessari ulteriori adattamenti delle macchine e soluzioni che rispondano ai diversi requisiti richiesti dal packaging alimentare. La plastica tradizionale possiede caratteristiche difficili da eguagliare: trasparenza, sigillabilità, praticità nella distribuzione e ottime performance di conservazione.
Alessandro Sorrentino
Tuttavia, i suoi impatti ambientali – microplastiche in primis – rendono urgente la ricerca di alternative. Il professore ha sottolineato l'importanza per la filiera ortofrutticola di innovare sul lato della sostenibilità oltre che per adempiere ai futuri obblighi normativi per "valorizzare la reputazione delle attività agricole e agroindustriali".
Sorrentino ha poi utilizzato la metafora del semaforo per spiegare come i risultati della sperimentazione siano incoraggianti. Nessun segnale rosso sulle performance, ovvero un punteggio negativo, ma numerosi verdi, corrispondenti a un risultato positivo, e arancioni ovvero prestazioni accettabili.
In sintesi, l'uso della bioplastica per il confezionamento della rucola è risultata positiva per macchinabilità (ci sono delle macchine che possono lavorarla) e trasparenza. Quest'ultimo è un dato fondamentale nella scelta d'acquisto del consumatore che vuole vedere quello che poi andrà a mangiare. Positivo anche il giudizio su allungamento e rottura, permeabilità, analisi colorimetria, risposta del mercato e shelf life.
La rucola si conserva bene con la bioplastica
Sul fronte più tecnico è intervenuta Eliana Capecchi (Università della Tuscia), illustrando lo sviluppo di bioplastiche compostabili arricchite con lignina, un polifenolo rinnovabile. Le prove condotte sulle linee della San Lidano hanno mostrato risultati interessanti, in particolare sul dato della conservazione dell’insalata di quarta gamma.
Roberto Moscetti, della stessa Università, ha spiegato come, con il film Bioplast, sia possibile raggiungere una shelf life di 9 giorni per la rucola. Tuttavia, per garantire qualità ottimale, la raccomandazione è di fermarsi a 7 giorni, soglia oltre la quale emergono alcune criticità. Le prospettive future potrebbero consentire ulteriori miglioramenti.
La rucola in una macchina di San Lidano
L'intervento di Mauro Moresi, sempre Università della Tuscia, ha confrontato la sostenibilità della plastica convenzionale con quella delle bioplastiche attualmente disponibili, ha fatto emergere le criticità. Secondo la sua analisi, la plastica tradizionale risulta oggi più sostenibile. Una conclusione che dà forza a chi punta sul riciclo della plastica come strada prioritaria. La chiave dell’innovazione resta la compostabilità, soprattutto se realizzabile anche a livello domestico: un elemento che potrebbe contribuire in modo significativo alla sua affermazione.
Ma chi paga il costo della bioplastica?
Il tema dei costi è stato affrontato dall’economista Luca Cacchiarelli. La bioplastica, ha spiegato, "costa di più". Si intendono i costi di produzione.
Da qui tre possibili scenari: la riduzione della marginalità da parte della Gdo o degli altri attori della distribuzione; l’aumento del prezzo per il consumatore finale; oppure un intervento pubblico, tramite incentivi o politiche fiscali, per colmare il divario di costo tra plastica convenzionale e bioplastica.
In sostanza, la domanda è questa: "Chi paga la sostenibilità? La distribuzione, il consumatore o i cittadini tutti con la fiscalità generale e la politica economica?". Probabilmente la soluzione sarà un mix di questi elementi. Attenzione attraverso una ricerca dedicata ai consumatori è emersa la disponibilità ad acquistare prodotti con packaging realizzato con bioplastica, ma più sale il prezzo più cala la propensione all'acquisto. Un discorso simile al biologico.
L’incontro in San Lidano, ha aperto l'evento il presidente Luciano Di Pastina, ha offerto un quadro chiaro a pochi mesi dall’avvio del regolamento europeo sul packaging agroalimentare, in particolare quello che riguarda l’ortofrutta.
L’esperienza di San Lidano, come ha sottolineato Falconi, rappresenta un riferimento per tutte le Op italiane: dimostra che la strada non è semplice e che restano criticità da affrontare, ma indica anche che, con ricerca e investimenti, la bioplastica può maturare e diventare una reale alternativa. Ci vuole del tempo.
Il progetto è stato finanziato con fondi della Regione Lazio e, infatti, era presente ed è intervenuto il consigliere Vittorio Sambucci, presidente commissione Sviluppo e attività produttive e vicepresidente Agricoltura, che ha sottolineato l'importanza di una ricerca con ricadute su una filiera che nel Lazio ha ancora una grande valore economico. Presente anche il ministero all'Agricoltura con Mauro Quadri del dipartimento Affari internazionali Unione europea e direttore settore ortofrutta.
"Partecipa anche il nostro ministero ai confronti sul regolamento europeo, non era previsto il nostro coinvolgimento ma abbiamo voluto esserci". Una nota importante perché anche il packaging e la sostenibilità sono temi centrali per il settore agricolo. Come ha ricordato Cinzia Lamberti, vicepresidente dell'ordine degli agronomi di Latina. Queste le aziende coinvolte nel progetto: Circe Ortofrutta, San Lidano, Pontinatura, Futuro, La flacca, C.O.S., Ortolanda.