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09 febbraio 2026

La filiera su Ppwr: "Regolamento contro l'ortofrutta"

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Il sociologo Raymond Aron è noto per la teoria degli “effetti perversi (o inattesi) dell’azione sociale”: intenzioni o iniziative anche lodevoli che finiscono però per generare conseguenze molto diverse da quelle desiderate. Un paradosso che potrebbe verificarsi anche con l’entrata in vigore del Packaging and Packaging Waste Regulation (Ppwr), normativa che punta — giustamente — a ridurre l’impatto della plastica sul Pianeta. Un obiettivo condivisibile, ma che secondo il mondo dell’ortofrutta rischia di produrre effetti inattesi e potenzialmente negativi anche per l’ambiente.

Questo è quanto emerso durante il Fresh Produce Forum, andato in scena la settimana scorsa a Fruit Logistica, nella sessione Unwrap the Ppwr – Impacts, challenges and perspectives for the fresh produce supply chain, iniziativa promossa congiuntamente da Freshfel Europe e Pro Food. Nel corso dell’incontro la filiera ha ribadito alcune richieste fondamentali: chiarezza normativa, regole applicative coerenti, tempistiche adeguate e tutela del mercato unico. In estrema sintesi, le priorità dell’ortofrutta europea di fronte alla nuova regolamentazione.

E la plastica che si importa con la frutta dall'estero?

Roberto Zanichelli, membro del comitato comunicazione di Pro Food, ha analizzato una delle criticità che potrebbero emergere e che ha illustrato a myfruit.it. Il tema riguarda, ad esempio, l’importazione di frutta da Paesi extra‑Ue

"Il rischio è che la frutta confezionata nel miglior modo possibile per evitare problemi durante il trasporto debba poi essere riconfezionata in base alle regole del mercato di destinazione europeo". In termini concreti: "L’uva dal Sudafrica arriva in Europa in cestini di plastica, ma si rischia che debba essere riconfezionata in cestini di cartoncino". Un passaggio che comporterebbe un costo ecologico ed economico maggiore. E se l’uva venisse spedita direttamente in cartoncino? "Non so in che condizioni arriverebbe in Europa", osserva Zanichelli, sottolineando così il paradosso: una norma pensata per ridurre l’impatto ambientale potrebbe, in alcuni casi, generare effetti contrari.

Definizioni non chiare e tempi incerti

Quello evidenziato da Zanichelli è solo uno dei problemi sollevati dai rappresentanti del settore che hanno denunciato l’assenza di definizioni chiare, di tempi certi e ragionevoli e di un approccio armonizzato a livello Ue. Tutti elementi che rischiano di tradursi in un aumento dei costi lungo l’intera filiera, con ripercussioni sulla competitività delle imprese, sulla disponibilità di frutta e verdura fresca e, in ultima analisi, sui consumi di prodotti salutari e sul corretto funzionamento del mercato unico europeo.

L’incontro ha registrato una visione comune tra i rappresentanti dell’industria del packaging e della filiera ortofrutticola: analizzare il quadro applicativo del regolamento, il ruolo degli atti delegati e delle future linee guida, oltre alle principali criticità operative ed economiche che il settore dovrà affrontare nei prossimi anni.

Limiti all'ortofrutta, ma quanta plastica c'è in un pacco di biscotti 

Philippe Binard, general delegate di Freshfel Europe, l’associazione europea che rappresenta l’intera filiera ortofrutticola fresca, dalla produzione alla distribuzione ha offerto un inquadramento complessivo del Ppwr, richiamando l’attenzione "sulle tempistiche di implementazione e sulle implicazioni specifiche per il comparto ortofrutticolo, un settore che rappresenta una quota marginale del packaging alimentare europeo, ma che è stato fortemente impattato dal regolamento e penalizzato rispetto ad altri settori con una quota di imballaggi più elevata".

Anche qui un esempio: "Un pacco di biscotti contiene molto più plastica rispetto a un prodotto ortofrutticolo, si tratta di una discriminazione". Per di più il prodotto fresco è più vulnerabile.  "Il packaging svolge un ruolo essenziale nel garantire la qualità del prodotto, la sicurezza alimentare e la riduzione degli sprechi lungo l’intera catena del valore". 

Maria Pamies Vallvé, sustainability policy advisor di Freshfel Europe, si è concentrata sugli aspetti applicativi del regolamento, illustrando lo stato di avanzamento dei lavori sugli atti delegati e sulle future linee guida applicative. Nel suo intervento ha inoltre richiamato le criticità emerse nel corso della recente survey Efsa avviata dalla Commissione Europea, sottolineando la necessità di un "approccio coerente, basato sui dati e maggiore aderenza alle specificità operative della filiera ortofrutticola". 

Approccio pragmatico 

Roberto Zanichelli, membro del comitato comunicazione di Pro Food, il gruppo merceologico di Federazione Gomma Plastica che rappresenta i produttori di imballaggi per alimenti freschi ha sottolineato come la filiera non sia contraria alla regolamentazione, ma chieda che l’implementazione del PPWR sia guidata da un approccio pragmatico e basato su evidenze scientifiche

In particolare sul Life Cycle Assessment (LCA). Cosa significa? Si tratta di  uno strumento che serve a valutare l’impatto ambientale complessivo di un prodotto lungo tutte le fasi della sua vita. L’LCA analizza  l’estrazione delle materie prime, la produzione, il trasporto, l’uso, il fine vita (riciclo, smaltimento, recupero).  L’obiettivo è capire quale sia il reale impatto ambientale di un prodotto, evitando valutazioni basate solo su un materiale o su una fase del processo. 

In questo modo si "evitano scelte ideologiche che potrebbero aumentare lo spreco alimentare e compromettere la sostenibilità complessiva della filiera. L’assenza di definizioni chiare e stabili negli atti delegati può tradursi in costi di riconversione elevati, investimenti mal indirizzati e maggiore incertezza per le imprese, con ricadute potenzialmente negative sulla sostenibilità complessiva della filiera". 

Zanichelli ha inoltre sottolineato le criticità legate all’Allegato V e alle liste di esenzione differenziate tra gli Stati membri che "rischiano di compromettere il principio del mercato unico, favorendo una frammentazione normativa che non garantisce uniformità di applicazione". L'esportatore di arance siciliane, ad esempio, dovrà conoscere i regolamenti di ciascuno dei Paesi europei. Una complicazione burocratica che provoca perdita di tempo, risorse dedicate e calo della marginalità economica.  

La versione di Europen

Marzia Scopelliti, senior public affairs manager di Europen, l’organizzazione europea che rappresenta l’intera catena del valore del packaging e tutti i materiali di imballaggio, ha evidenziato come la fase di definizione degli atti delegati e delle linee guida applicative sia cruciale per garantire chiarezza, coerenza e prevedibilità normativa, condizioni indispensabili per consentire agli operatori della filiera di programmare investimenti e adeguamenti industriali in un contesto di adeguata certezza giuridica. 

Un mercato europeo con regolamenti nazionali differenziati 

Un tema centrale del confronto è stato il rischio di frammentazione del mercato unico europeo. Ann De Craene, in rappresentanza di VTB (Association of Belgian Horticultural Cooperatives) ha evidenziato "le preoccupazioni della produzione primaria rispetto alla possibilità che gli Stati membri adottino liste di esenzione nazionali divergenti per i prodotti ortofrutticoli". Uno scenario che "rischierebbe di creare distorsioni competitive, ostacoli alla libera circolazione delle merci e di compromettere il corretto funzionamento del mercato unico europeo". 

C'è una posizione condivisa, emerse nell'incontro, da parte di tutta la filiera: "senza un approccio armonizzato a livello Ue e senza una valutazione oggettiva degli impatti ambientali, economici e sociali delle diverse soluzioni di packaging, l’attuazione del Ppwr potrebbe tradursi in un aumento dei costi lungo l’intera catena, incidendo sulla competitività delle imprese, sulla disponibilità di frutta e verdura fresca e, in ultima analisi, sui consumi, già in calo in molti Paesi europei, il tutto senza alcun beneficio per l’ambiente, anzi, con il rischio di effetti opposti". 

In vista dell’entrata in vigore del Ppwr, prevista per la seconda metà del 2026, la filiera ortofrutticola europea ha chiesto e chiede regolamenti attuativi basati su dati e in grado di garantire il mercato unico. "Un risultato che può essere raggiunto attraverso il pieno coinvolgimento degli stakeholder e orientando le misure verso la sostenibilità ambientale, la sicurezza alimentare e la piena tutela del mercato unico europeo". 

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