Si è conclusa nei giorni scorsi la liquidazione dei prodotti primaverili di Apofruit Italia, che ha portato ai produttori della cooperativa un valore complessivo di 23,4 milioni di euro, con un incremento di circa il 7% rispetto ai 22 milioni dell'anno precedente. Un risultato particolarmente significativo se si considera che i quantitativi conferiti hanno registrato una flessione di circa il 4%: a una sostanziale stabilità dei volumi si è dunque accompagnato un recupero netto del valore. Fragole, asparagi e patate novelle sono stati i principali protagonisti della stagione, con risultati differenziati ma complessivamente positivi.
“La liquidazione primaverile 2026 – commenta Mirco Zanotti, presidente di Apofruit - conferma la capacità della cooperativa di valorizzare il lavoro dei produttori anche in un contesto molto complesso. La crescita del valore riconosciuto ai soci, nonostante una contrazione dei quantitativi, è un segnale importante. Il nostro impegno continua a essere quello di costruire le condizioni per garantire redditività alle aziende agricole, attraverso la programmazione, l'innovazione varietale, la qualità delle produzioni e un rapporto sempre più strutturato con il mercato”.
Il risultato, secondo il direttore generale Ernesto Fornari, va letto anche alla luce delle trasformazioni che stanno interessando le filiere ortofrutticole. “Le campagne agricole sono sempre più condizionate dall'andamento climatico e da una serie di variabili che rendono complessa la programmazione produttiva. Per questo è fondamentale il lavoro di organizzazione che una cooperativa come Apofruit può mettere in campo: dalla scelta delle varietà alla pianificazione dei calendari di raccolta, fino alla commercializzazione. La fragolicoltura del Metapontino è un esempio significativo di come investimenti, ricerca varietale e organizzazione possano contribuire a rafforzare una filiera e a creare valore per i produttori. Continueremo a lavorare in questa direzione, cercando di consolidare i risultati raggiunti e di individuare nuove opportunità per i nostri soci”.
La parte più rilevante della liquidazione primaverile riguarda appunto le fragole, che hanno fatto registrare risultati particolarmente soddisfacenti, con un prezzo medio complessivo superiore ai 3,20 euro al chilogrammo: un livello mai raggiunto in precedenza dalla cooperativa.
Il principale polo produttivo è quello del Metapontino, in Basilicata, dove sono stati conferiti circa 58mila quintali, ai quali si aggiungono circa 2mila quintali provenienti dalla Romagna.
“La liquidazione delle fragole – spiega Mirco Zanelli, direttore commerciale di Apofruit – rappresenta uno dei risultati più significativi. In Basilicata abbiamo raggiunto il risultato più importante degli ultimi cinque anni".
La campagna è stata condizionata dalle piogge di aprile, che hanno determinato un abbassamento delle quotazioni, dopo una prima parte di stagione caratterizzata da prezzi elevati, soprattutto a febbraio. Il bilancio finale, tuttavia, è decisamente positivo. Nel dettaglio, nel Metapontino la varietà Sabrosa ha registrato una liquidazione media di 3,04 euro/kg, Rossetta di 3,31 euro/kg, Inspire di 3,36 euro/kg e Elyson®di 3,21 euro/kg per il prodotto convenzionale. Per il biologico, il valore medio si è attestato intorno ai 5 euro/kg.
“Negli ultimi anni – aggiungono Zanotti e Fornari - la fragolicoltura lucana ha conosciuto una profonda evoluzione". La superficie regionale destinata alla produzione in serra è arrivata oggi a circa 1.500 ettari, quando quindici anni fa l'areale si era progressivamente ridotto fino a circa 100 ettari. Un cambiamento legato principalmente all’introduzione di nuovi sistemi produttivi con piantina fresca: gli impianti vengono messi a dimora in ottobre e la raccolta può iniziare già a fine dicembre, proseguendo fino a maggio. Una distribuzione della produzione su diversi mesi che consente di garantire maggiore continuità commerciale, una migliore organizzazione della manodopera e una più ampia valorizzazione del prodotto.
Anche il lavoro sulle varietà sta contribuendo a rafforzare la competitività della filiera. Accanto a Sabrosa, stiamo puntando sempre più su Rossetta, che nel 2027 è attesa superare Sabrosa in termini di diffusione. Questa varietà si distingue per il peso specifico e la qualità del frutto e per la capacità di mantenere una buona pezzatura anche nella fase finale della stagione, caratteristiche che la rendono particolarmente adatta anche al confezionamento in confezioni monostrato.
Sono inoltre in corso prove su nuove varietà, tra cui Elyson®, ed un maggior investimento in ettari su Inspire, con l'obiettivo di ampliare ulteriormente la gamma produttiva. Per la prossima campagna, sono programmati circa 150 ettari di superficie fragolicola in Basilicata come Apofruit, rispetto ai circa 130 ettari dell'annata appena conclusa.
"Quest'anno, peraltro, circa la metà della produzione commercializzata dalla cooperativa - aggiungono Zanotti e Fornari - è stata valorizzata attraverso l'Igp, un circuito dove Apofruit rappresenta uno dei principali operatori della denominazione”.
La produzione romagnola
Più contenuta, ma comunque interessante, la produzione romagnola, che si caratterizza soprattutto per il rapporto con le catene distributive locali e per l’export. Qui il valore medio di liquidazione del convenzionale si è attestato intorno a 2,90 euro/kg, mentre per il biologico ha raggiunto circa 4,50 euro/kg. Restano tuttavia alcune criticità legate alla gestione dei calendari produttivi e alla disponibilità di manodopera. La campagna degli asparagi ha interessato principalmente tre areali: Cerignola, in provincia di Foggia, dove prevale la produzione biologica; il basso Ferrarese, con particolare riferimento all'Igp Asparago Verde di Altedo e a una produzione prevalentemente convenzionale; il Viterbese, con produzioni sia convenzionali sia biologiche.
“I quantitativi conferiti in cooperativa – spiegano Zanotti e Fornari - si sono attestati intorno ai 7mila quintali, in crescita rispetto ai 6mila dello scorso anno, ma ancora al di sotto del potenziale produttivo, stimato tra gli 8mila e i 9mila quintali. Le condizioni climatiche hanno infatti condizionato la campagna, soprattutto nella fase iniziale, impedendo alle aziende di recuperare successivamente i quantitativi persi. La raccolta dell'asparago, infatti, deve necessariamente concludersi a giugno, quando gli impianti vengono dismessi”.
“Il mercato ha mostrato una buona capacità di assorbimento e le quotazioni sono state complessivamente discrete – prosegue Zanelli –. Il problema è stato soprattutto quello dei quantitativi, inferiori alle potenzialità degli areali produttivi. Quando mancano i chili, anche valori di liquidazione interessanti non riescono a compensare completamente le difficoltà delle aziende”. Nel dettaglio, per il prodotto convenzionale dell'Emilia-Romagna la liquidazione ha raggiunto 3,69 euro/kg per la categoria Extra e 3,12 euro/kg per la Prima.
Nel Lazio i valori sono stati rispettivamente di 3,36 e 2,80 euro/kg. Per il biologico, la Puglia ha registrato 5,26 euro/kg per l'Extra e 4,53 euro/kg per la Prima, mentre in Emilia-Romagna i valori si sono attestati a 5,47 euro/kg per l'Extra e 4,48 euro/kg per la Prima.
Le patate novelle
Terzo prodotto di rilievo della liquidazione primaverile sono state le patate novelle, con circa 30mila quintali di produzione complessiva. Gli areali di provenienza sono stati principalmente Sicilia e Puglia, affiancati da Lazio, Emilia-Romagna e Veneto.
Si tratta di produzioni organizzate da Apofruit e gestite nell'ambito del Consorzio Selenella. “La campagna – commentano Zanotti e Fornari - ha presentato diverse difficoltà sul fronte produttivo, con rese medie inferiori alle previsioni e quantitativi in calo rispetto ai circa 40mila quintali del 2025.
A incidere sono stati anche gli eventi climatici di gennaio e la carenza di precipitazioni, che hanno penalizzato lo sviluppo delle colture. Sul versante commerciale, invece, il mercato del prodotto fresco si è dimostrato ricettivo, consentendo alle quotazioni di tornare su livelli interessanti. In Sicilia i valori medi di liquidazione hanno superato i 70 centesimi/kg, mentre negli altri areali, tra cui Lazio, Emilia-Romagna e Puglia, si sono collocati oltre i 50 centesimi/kg”.
Fonte: Apofruit