Si estende il consumo delle angurie e già da marzo è possibile trovare sul mercato le angurie della Mauritania o quelle extra di Philibon dalla Guadalupa come myfruit.it documenta da anni. Ma ora il fenomeno è in crescita e desta attenzione. Soprattutto per il prodotto marocchino che anticipa di circa due settimane la prima produzione siciliana e si ritaglia interessanti quote di mercato.
Se si estende lo sguardo sull'intero Vecchio Continente arrivano numeri che iniziano a preoccupare non tutti, ma alcuni produttori. Sono gli ultimi dati Eurostat relativi al primo semestre del 2026: tra gennaio e giugno sono state spedite in Ue 351.672 tonnellate di angurie, un incremento del 15% rispetto allo stesso periodo del 2025. Ma Bruno Francescon, presidente Op Francescon, conferma a myfruit.it che il prodotto extra-Ue non incide sull'offerta italiana.
Cosa ne pensano i produttori italiani? Parola a Bruno Francescon
All'evento per i primi 25 anni di Op Francescon si è celebrata la crescita continua del Gruppo e anche quest'anno meloni e angurie sono andate bene. Con la Perla Nera che miete consensi. Bruno Francescon non ha paura della concorrenza extra Ue: "Siamo anche noi presenti in Senegal, lavoriamo sui due continenti. Ma sono prodotti che si posizionano su periodi diversi e non ci si pesta i piedi. Quest'anno poi il prodotto del Senegal è arrivato e per una settimana è mancato prodotto. Negli anni precedenti il periodo di compresenza con l'origine siciliana è stato molto limitato". Non fa testo.
Bruno Francescon all'evento per i primi 25 anni dell'Op
In Italia è una concorrenza che non pesa. E la campagna 2026? "E' andata bene e anzi ora ahimè siamo alla fine, stiamo terminando gli ultimi raccolti ma c'è ancora richiesta di prodotto". L'effetto delle ondate di calore che alimentano la ricerca di frutta fresca, dissetante e gustosa.
Non solo Marocco ma pure Brasile
Secondo i dati diffusi in questi giorni da Eurostat a guidare la classifica degli esportatori in Europa è il Marocco. Il paese del Maghreb è leader con 148.950 tonnellate e una crescita del 14% su base annua. Parlano le percentuali: si copre coprire oltre il 42% dell'intero flusso extracomunitario. Ben più lontano il secondo fornitore di angurie dei mercati europei: il Brasile. Dati più bassi ma forte tendenza a crescere.
A giugno ha messo a segno l'incremento più consistente: un 39,4% rispetto a giugno 2025 e soprattutto il +109,7% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Fa parte del gruppo anche il Senegal, paese che produce anche i meloni per alcune aziende italiane, ha intensificato la propria presenza, aumentando le esportazioni del 24,9% rispetto all'anno precedente.
Il nodo della sovrapposizione
Se le angurie marocchine o brasiliane arrivano prima di maggio, conquistano il mercato, ma i numeri di vendita dei cocomeri sono molto soggetti al meteo, ma non creano problemi alla filiera europea.
Il dato centrale riguarda soprattutto la sovrapposizione temporale tra le finestre commerciali estere e le campagne di raccolta comunitarie. Come si legge in una nota Ansa: "Questo accavallamento genera un picco di offerta disponibile che satura rapidamente i canali distributivi, finendo per schiacciare le quotazioni all'origine e compromettere la sostenibilità economica e la redditività degli agricoltori europei. I numeri del primo semestre confermano che la presenza extra-Ue rimarrà un elemento chiave da monitorare con massima attenzione".
L'analisi di Luciano Trentini di Dolce Passione
"L’aumento delle importazioni registrato nel 2026 — pari a 149.000 tonnellate, cioè il 14% in più rispetto al 2025 — ha trovato nei Paesi europei un terreno particolarmente favorevole, complice il ritardo accumulato dalle produzioni, in particolare quelle del nostro Paese. Le prime partite precoci sono arrivate sul mercato con circa quindici giorni di ritardo rispetto al 2025, mentre la commercializzazione delle produzioni in serra siciliane è slittata alla terza decade di maggio. Le temperature insolitamente basse hanno infatti prolungato il ciclo vegetativo, posticipando l’ingresso del prodotto sui mercati". Questa l'analisi tecnica di Luciano Trentini, direttore del Consorzio Dolce Passione.
Le importazioni dai Paesi del Nord Africa: "Le esportazioni prendono avvio nel mese di febbraio, per raggiungere il loro picco tra aprile e la fine di giugno. I principali Paesi acquirenti delle produzioni marocchine sono la Francia — cliente storico che assorbe circa il 50% dell’export — seguita dalla Spagna, con il 23%, e dal Regno Unito, che si colloca intorno al 9-10%". Nell'analisi non manca il dato economico. "Le produzioni del Marocco, seppur anch’esse con un lieve ritardo, hanno trovato un facile sbocco sui mercati europei grazie ai prezzi concorrenziali, sostenuti da costi di produzione più bassi. Ritengo che il prodotto brasiliano non sia realmente competitivo rispetto a quello italiano, poiché viene offerto in controstagione già a partire dal mese di gennaio".
Un prodotto completamente diverso quello importato
"Le produzioni importate sono generalmente frutti di grossa pezzatura, con buccia striata, una tipologia che nella Gdo italiana rappresenta soltanto il 10–15% del mercato. A fronte di questa quota limitata, l’80–85% delle vendite è costituito da cocomeri mini (2–4 kg) e midi (3–6 kg) e la tendenza è verso il prodotto a buccia nera". Insomma anche Trentini non è molto preoccupato, ma da analista sottolinea: "Il fenomeno dell’importazione del cocomero non deve essere sottovalutato e richiede un monitoraggio costante, poiché questa specie rappresenta una risorsa economica rilevante per molti agricoltori e per l’export. In ambito europeo, infatti, il nostro Paese si colloca stabilmente tra il secondo e il terzo posto".
La campagna dei produttori in Sicilia: "Una concorrenza limitata per la baby anguria"
La stagione del cocomero italiano parte dalla Sicilia, l’isola delle primizie grazie al clima. "Il vero concorrente è il Marocco, ma solo per una finestra temporale limitata, circa due settimane. Il loro prodotto arriva prima e, anche quando entra sul mercato il primissimo siciliano, i frutti marocchini hanno un grado di maturazione più alto. Poi però li sostituiamo con le nostre baby angurie: produciamo e vendiamo soprattutto questa tipologia nel Ragusano", spiega Pietro Giudice, responsabile commerciale della Verde Mediterraneo, con sede a Vittoria, in provincia di Ragusa.

"Al momento non incide sulle nostre vendite - aggiunge - abbiamo ricevuto anche molte richieste per importare e commercializzare il prodotto marocchino, ma non ci interessa". Per ora il mercato italiano tiene, anche se resta da capire come il cambiamento climatico potrà modificare gli equilibri stagionali.
"Quest’anno abbiamo iniziato bene, poi la sovrapproduzione tra le campagne del nord e del sud Italia ha creato problemi con le quotazioni, che si sono allineate verso il basso nel pieno della stagione".