Segnali positivi per le esportazioni italiane: il 2025 si chiude con una crescita del +3,3%, l'aumento del surplus commerciale, una riduzione del deficit energetico e calo dei prezzi all'importazione. Grande l'attenzione sugli Stati Uniti, dopo i dazi. Con una quota del 10,4% dell'export italiano, gli Usa sono il secondo Paese cliente dell'Italia, dopo la Germania (quota export 11,3%).
Positiva anche la ripresa delle importazioni tanto più che l'aumento in valore (+3,1%) riflette soprattutto l'aumento dei volumi acquistati (+2,0%)" e meno l'aumento dei prezzi, con valori medi unitari che crescono dell'1,1%. L'agroalimentare è uno dei comparti che ha registrato un incremento maggiore. L'export di prodotti agroalimentari (+4,9% la variazione 2025/2024) si è attestato a 72,4 miliardi.
La crescita è spiegata principalmente dall'aumento dei valori medi unitari (+2,6%) che quindi riduce i volumi esportati a +0,7%; sempre meglio del 2024 che aveva visto le esportazioni italiane a segno meno (-0,5%).
Il surplus commerciale
Il dato più positivo arriva dal surplus commerciale dell'Italia. L'anno trascorso ha chiuso con un avanzo pari a 50,746 miliardi, oltre 2 miliardi in più del 2024 (quando erano 48,287 miliardi nel 2024). l'Istat fa notare che il miglioramento è "totalmente dovuto agli scambi con i paesi extra Ue". "Dovremo puntare sui mercati emergenti, come il Mercosur, l'America latina in generale, l'India e l'Oriente - ha dichiarato il ministro Antonio Tajani commentando questi dati. La strategia scelta permette di mantenere una ottima presenza sui mercati tradizionali, come quello americano, ma dobbiamo allargare l'export seguendo il nostro Piano nazionale".
Lo scenario americano resta il punto nodale per tutti gli osservatori. Il temuto crollo dell'export non c'è stato e il 2025 si è chiuso con un +7,2% rispetto al 2024, ma le esportazioni di dicembre verso gli Stati Uniti hanno segnato un calo dello 0,4% rispetto a dicembre 2024.
Aumentate le importazioni dagli Usa
A guadagnarci però sono stati gli Usa che ha migliorato le sue esportazioni verso l'Italia. Infatti, a dicembre le importazioni dell'Italia dagli Usa sono aumentate del 61,1% sul dicembre 2024 e del 35,9% nella media dell'anno. Per cui l'avanzo commerciale nell'interscambio con gli Usa pur rimanendo consistente (34,191 miliardi di euro) è "inferiore rispetto al 2024", ha ricordato Massimo Dona presidente dell'Unione dei consumatori. Secondo Dona la crescita del 7,2% verso gli Usa nel corso del 2025 è dovuta al fatto che prima dei dazi, "gli importatori americani avevano fatto scorte di prodotti italiani".
Nello scenario globale, altri spunti positivi vengono dalla forte riduzione del deficit energetico che nell'anno appena passato si è ridotto a 46,939 miliardi dai 54,290 miliardi del 2024. Altro aspetto positivo il proseguire del calo dei prezzi all'importazione scesi dello 0,1% su base mensile e del 3,1% su base annua (da -2,8% di novembre); mentre nella media 2025 i prezzi flettono dell'1,7%.
Cia, attenzione al deficit commerciale
Per Cia - Agricoltori Italiani, dietro il dato positivo dell’export agroalimentare made in Italy si nasconde un campanello d’allarme: le importazioni crescono ancora più velocemente, sorpassando quota 73 miliardi e riportando l’Italia in deficit commerciale. Dopo due anni di saldo positivo, il nostro Paese torna importatore netto di cibo, con un disavanzo di circa 769 milioni.
Un segnale che riapre la sfida della sovranità alimentare nazionale. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio studi di Cia sui dati Istat. Più in dettaglio, nel 2025 le esportazioni agroalimentari aumentano del 4,9% rispetto al 2024.
La Germania si conferma primo sbocco dell’Italia con 11,2 miliardi (+6%), mentre la Francia con 7,9 miliardi (+6%) supera gli Stati Uniti, scesi a 7,5 miliardi (-5%). Anche il Giappone arretra (-12%) e di sicuro questa doppia frenata in due mercati di riferimento influisce sulla bilancia commerciale tricolore, dove l’import di cibo sale del 10,5% sul 2024.
“La corsa dell’export dimostra la forza del made in Italy nel mondo, ma il ritorno al deficit commerciale evidenzia una fragilità strutturale - sottolinea il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini - La crescita delle importazioni riporta al centro il grande tema della sovranità alimentare: servono politiche per rafforzare la produzione nazionale e proteggere le imprese dagli shock globali” puntando su “investimenti, innovazione e promozione, difesa del reddito agricolo e, soprattutto, reale reciprocità negli scambi internazionali”.
Fonte: Sky Tg 24 - Cia