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Packaging e Tecnologie

L’ortofrutta coltivata in vitro è buona e sostenibile

Le prime fasi di un progetto sperimentale di Enea confermano: valori nutrizionali e gusto inalterati, vantaggi per l’ambiente

Produrre vegetali in vitro, salvaguardando così l’ambiente e contrastando i cambiamenti climatici. E’ il progetto sperimentale dell’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, tuttora in corso e che sta dando risultati incoraggianti. Sì perché – nonostante la coltivazione in vitro – il sapore e i valori nutrizionali degli alimenti restano inalterati rispetto a quelli di analoghi prodotti coltivati in luoghi tradizionali, dunque in pieno campo e in serra.

Il progetto in sintesi

Alla base del progetto c’è l’agricoltura cellulare, la quale permette di produrre vegetali sani, senza erosione di suolo e perdita di biodiversità.

Senza entrare nei dettagli tecnici, il procedimento sarebbe molto simile a quello che si utilizza per produrre il lievito impiegato nella panificazione o nella fermentazione della birra.

In pratica, quindi, si isolano cellule di un vegetale – per esempio di un’insalata – e si moltiplicano in condizioni controllate al fine di ottenerne una biomassa che conserva (o addirittura migliora) le proprietà della pianta di origine. 

I vantaggi

Quanto al risultato finale, non ci sono differenze sostanziali tra vegetali prodotti in campo o in vitro, i quali risultano infatti ugualmente saporiti, freschi, sani.

Le ricadute positive sono invece dal punto di vista produttivo (si produce in ambiente controllato, dunque esente da rischi climatici, e senza badare alla stagionalità), dal punto di vista ambientale (non si consumano infatti risorse esauribili come suolo e acqua) e dal punto di vista economico, perché le produzioni sono programmabili flessibili, standardizzate e continue.

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