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Packaging e Tecnologie

L’agrovoltaico di Sun’Agri punta alla simbiosi con le colture

La direttrice Italia, Raffella Bisconti: “Abbiamo 15 anni di esperienza in Francia, ora stiamo sviluppando progetti per il nostro Paese”

I francesi di Sun’Agri sono approdati in Italia da pochi mesi, ma stanno già lavorando a progetti di agrovoltaico avanzato per il nostro Paese. Una tecnologia per  cui c’è molto fermento dopo il decreto agricoltura promosso dal ministro Lollobrigida che limita il fotovoltaico a terra sul suolo agricolo. Senza dimenticare il bando in arrivo  del Pnrr – si è in ritardo visto che le regole operative Gse-Crea non sono ancora conosciute – che mette a disposizione degli operatori agricoli oltre un miliardo di euro.

A Macfrut l’incontro con gli operatori

Raffaella Bisconti, tanta esperienza anche nella mobilità sostenibile e in diversi settori economici, è la direttrice generale Italia di Sun’Agri e ha presentato la tecnologia francese anche al Macfrut di Rimini. Appassionata coltivatrice di mirtilli, ha sottolineato a myfrui.it il carattere agricolo della soluzione. “Non è una semplice integrazione che permette di associare alla produzione agricola quella energetica, ma una vera e propria simbiosi perché il nostro obiettivo è ottimizzare la produzione primaria dell’azienda agricola”.

Energia pulita ma anche benessere agronomico

L’impianto deve dare benefici anche agronomici e non solo integrare con l’energia il bilancio economico aziendale. Su questo punto Bisconti è molto chiara: “Partiamo da un’analisi che deve mettere in evidenza i benefici agronomici. E non sempre l’agrovoltaico è una soluzione. Un esempio concreto: grazie ai nostri studi e sperimentazioni sul campo sappiamo dei benefici per il nocciolo mentre non è adeguato per il mandorlo quindi non proponiamo una soluzione agrovoltaica per questa coltura”. Esito di un’esperienza che può contare su oltre 15 anni lavoro in Francia dove su 22 siti sono stati installati  impianti già in produzione mentre in cantiere e in fase di sviluppo si contano  40 progetti.

Fino a cinque metri di distanza da terra, forte risparmio idrico

Gli impianti agrovoltaici non hanno una conformazione standard,  sono il frutto di un lavoro di progettazione sartoriale che tiene conto delle specificità delle colture. Prendiamo il parametro altezza da terra: “L’albicocco arriva fino a 5 metri – sottolinea il direttore Bisconti –  ma non si scende sotto i 3 metri. I moduli sono pilotati secondo le esigenze delle piante e svolge anche una funzione di protezione. Con le gelate per esempio si possono guadagnare fino a due gradi, e ridurre di quattro durante le ondate di calore“.

Un impianto in produzione in Francia

Il risvolto ecologico generale – entrate aggiuntive e produzione di energia pulita – ha un risvolto economico diretto sulla produzione agronomica sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. E sui fattori di produzione: “Si può ottenere un risparmio idrico pari al 30% dei consumi standard”. Questi i numeri offerti da Bisconti. Ma quanta energia viene prodotta? “Dipende dalla coltura, il nostro obiettivo non è massimizzare la sua produzione  ma anche ridurla se questa dinamica è funzionale ad una migliore produzione agricola”.

Non c’è interesse per colture estensive

Un esempio concreto offerto dalla manager: “Non lavoriamo per installare impianti su colture estensive, come grano e cereali, scarsamente efficaci per la protezione dal sole,. Si ha quindi una riduzione della produzione e delle proprietà nutrizionali”. Meglio rinunciare a queste condizioni.

La filosofia aziendale in sintesi:  “L’agrivoltaico è uno strumento in grado di contribuire al mantenimento di un’attività agricola redditizia, in grado di fronteggiare gli effetti del cambiamento climatico”. Integrazione e non una semplice condivisione del terreno tra agricoltura e fotovoltaico. Anche in Italia dove si sta sviluppando un progetto a Verona con il kiwi, ma attenzione anche sul pero, la vite, il già citato nocciolo e la vite”.

Un altro aspetto di Sun’Agri messo in evidenza dalla direttrice generale è relativo agli interventi da realizzare su suolo libero: “Il nostro progetto – in aziende da 2 a 10 ettari – è ottimale per un terreno libero. Su quelle esistenti si rischia di fare dei danni perché si tratta di vere e proprie opere edili e con l’utilizzo di mezzi pesanti. Si rischia di fermare la produzione e di creare problemi alle piante”. Insomma si cerca il massimo rispetto possibile per l’ambiente. Per saperne di più, maggiori informazioni al link dove è possibile scaricare il libro bianco aziendale.

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