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Tecnologie

Bestack e Apofruit: test conferma i benefici dell’imballaggio attivo

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Il consorzio Bestack ha realizzato un test sulle fragole Apofruit: con il cartone ondulato attivo lo scarto si riduce del 10%

L’imballaggio di cartone ondulato Bestack allunga la vita delle fragole consentendo una riduzione dello scarto pari al 10% rispetto all’imballaggio tradizionale. Il consorzio romagnolo ha effettuato vari test di laboratorio e l’ultimo studio condotto sulle fragole, effettuato sempre assieme all’Università di Bologna, nello specifico il Dipartimento di scienze e tecnologie agroalimentari (Dostal) con cui il packaging è stato brevettato, ha confermato che l’imballaggio è in grado di allungare fino a due giorni shelf-life della frutta sugli scaffali dei supermercati.

Lo studio è stato condotto sulle fragole Sabrosa prodotte da Apofruit Italia a marchio Solarelli e confezionate con l’imballaggio attivo Bestack. Ha preso il via la scorsa primavera e si è concluso a giugno 2019 ed è stato realizzato dal Distal con metodologia Agroter analizzando fragole a marchio Solarelli acquistate presso alcuni punti vendita del nord Italia di Coop Alleanza 3.0. Sono stati analizzati due flussi distributivi di prodotto identici in tutto e per tutto ma con imballaggi diversi ed entrambi in partenza dal magazzino di Apofruit Italia a Scanzano Jonico (MT). In ciascuna osservazione sono state considerate fragole con la stessa data di confezionamento che sono state movimentate con due tipi di imballaggio: quelle confezionate in imballaggio in cartone attivo hanno viaggiato verso il centro di distribuzione (CEDI) di Coop Alleanza 3.0 a Reggio Emilia; quelle confezionate invece in imballaggio tradizionale erano destinate al CEDI di Forlì.

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Claudio dall’Agata, direttore direttore di Bestack

Dai due CEDI le fragole sono state quindi distribuite nei supermercati. Per il test sono stati presi in considerazione dieci punti vendita di vari format (due alto vendenti, due basso vendenti e uno di livello medio) per ogni CEDI e per ciascuno di questi, per il periodo di analisi (durate complessivamente un mese) due volte alla settimana i ricercatori si sono comportati come normali clienti, comprando un collo di fragole in ciascun negozio. I colli prelevati sono stati trasportati nel locale per le verifiche di qualità, tenendo separati quelli dei negozi riforniti dai due CEDI e, dopo l’identificazione dei cestini di fragole per singolo negozio, gli imballaggi secondari sono stati rimossi.

Il prodotto analizzato ha dato i seguenti risultati: al giorno 0 (data in cui il consumatore acquista il prodotto e lo porta a casa) si osserva una riduzione dello scarto pari al 8% se le fragole erano confezionate in cartone attivo rispetto a quelle confezionate in imballaggio tradizionale. I vantaggi più significativi si osservano nei giorni seguenti, quando il differenziale di scarto sale all’11,8% al giorno 1 e all’11,5% al giorno 2. Il differenziale medio di scarto – ovvero la percentuale di spreco ridotto grazie all’utilizzo dell’imballaggio attivo – è quindi del 10%. In pratica il differenziale di scarto tra le due tipologie di imballaggio è pari ad un cestino per collo, ovvero dopo un giorno dall’acquisto a casa del consumatore ci sono 3 cestini da scartare su 9 in imballaggio tradizionale, contro 2 su 9 in imballaggio attivo in cartone ondulato. Tenendo conto che in Italia vengono vendute tra ipermercati e supermercati quasi 180 milioni di euro di fragole, il differenziale di scarto del 10% vale circa 18 milioni di euro.

“Questo studio – spiega Claudio dall’Agata direttore di Bestack – arriva a conclusione di un progetto di ricerca iniziato nel 2016, volto a misurare in termini reali i vantaggi dell’imballaggio attivo dal campo alla tavola. Per l’alto profilo degli attori coinvolti e per quello che questi soggetti rappresentano sul mercato, è uno studio che gode della massima credibilità, trasparenza e condivisione”.

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