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Tecnologie

Packaging e ortofrutta: traguardi raggiunti e nuove sfide

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Il 2018 è stato l’anno della definizione delle strategie europee legate all’uso e abuso della plastica e per la prima volta sono state emesse le prime proposte di direttive che dovrebbero diventare leggi entro il 2022. Ecco le azioni messe in campo da alcuni degli attori del settore: produttori e distributori.

«Il 2018 è stato l’anno della definizione delle strategie europee legate all’uso e abuso della plastica e per la prima volta sono state emesse le prime proposte di direttive che dovrebbero diventare leggi entro il 2022, obiettivi che si dovranno concretizzare entro il 2025».

Un’analisi chiara quella di Nicola Pisano, policy advisor & communications manager Freshfel Europe, ad introduzione del convegno organizzato venerdì 8 marzo da Regione Emilia Romagna e Associazione “Le Donne dell’ortofrutta”, dedicato alla rivoluzione del packaging di settore.

La dottoressa Pisano ha raccontato con esempi chiari e dati esplicativi come queste nuove politiche saranno necessarie per la salvaguardia delle spiagge e del nostro ecosistema, puntando alla dismissione dei contenitori plastici monouso per i cibi, soprattutto per i freschi e quindi anche per il mondo ortofrutticolo, e all’utilizzo di contenitori biodegradabili o riutilizzabili, questo anche per contrastare lo spreco di cibo.

ConvegnoDonneOrtofrutta_Packaging_FreshfelEurope

Queste nuove normative mettono sul campo altrettante nuove sfide, con cui gli operatori del mercato si sono dovuti misurare e confrontare per arrivare pronti alle richieste europee con nuovi standard di qualità e attenzione al consumatore.
Tutti gli attori della tavola rotonda, coordinata dalla giornalista Raffaella Quadretti, si sono fatti trovare pronti alla discussione e in tanti hanno già accettato la sfida.

«Da anni lavoriamo con la mission di migliorare il pianeta, nella nostra azienda lavoriamo per trasformare in bioplastica gli scarti agricoli – spiega Lorenzo Foglia di Bio-On –. Nel 2018 abbiamo fondato Zeropack, un percorso intrapreso con Rivoira con l’obiettivo di presentare i primi prodotti nel 2019. Noi siamo convinti che la plastica sia un prodotto bellissimo, il vero problema è il suo abuso, se il 10-20% di un prodotto dura per sempre si crea un problema, per questo stiamo lavorando».

D’accordo con questa filosofia anche CPR System che da anni produce cassette in plastica pieghevoli e riutilizzabili. «Delle 140 milioni delle nostre cassette una gran parte è prodotta con le vecchie che vengono rimesse in circolo, è importante creare un’economia circolare – spiega Enrico Frigo, responsabile operativo CPR System –. Per questo siamo sempre al lavoro sulla ricerca e abbiamo appena concluso una ricerca con l’Università di Ferrara e il CERN, le nostre cassette cercano sempre nuove sfide e stanno sostituendo altri materiali, come il polistirolo per il trasporto della carne e del pesce».

Anche Infia ha visto un’evoluzione dei materiali ed è passata dalla produzione di vassoi in legno alla plastica. «L’inerzia della plastica è la sua migliore caratteristica e il suo peggiore difetto – spiega Riccardo Zoffoli, project and quality manager dell’azienda –. Noi stiamo lavorando con vassoi PET 100% riciclati e riciclabili, quello che l’Europa ci chiede è già possibile, la nostra responsabilità come produttori è rispondere alle esigenze del futuro».

Un ruolo importante per costruire questo futuro lo giocano anche le aziende produttrici e i consumatori. «Noi come azienda già da anni stiamo lavorando per valorizzare l’offerta per la nostra produzione biologica –spiega Alessandra Damiani, direttrice commerciale Orsini e Damiani srl –. Fummo noi a dare indicazioni ai produttori per avere imballi in cartone adatti e film PVC free, da sempre siamo attenti all’ambiente e a breve presenteremo un film compostabile a nostro marchio, un’evoluzione ulteriore rispetto a quello riciclabile che già usiamo».

Tutte queste azioni sono importanti soprattutto nel rispetto di chi acquista, che è sempre più un «superconsumatore, oggi il nostro riferimento non è più un soggetto unico, come poteva essere la Gdo dieci anni fa – spiega Claudio Dall’Agata, direttore del Consorzio Bestack – ma un acquirente sempre più attento a diversi aspetti, la semplicità di smaltimento di un imballo e la sua riciclabilità può fare la differenza, così come la riduzione degli scarti. Bestack insieme all’Università di Bologna ha presentato un brevetto disponibile a tutti i produttori di imballo in cartone che allunga la vita di distribuzione del prodotto».

A Bologna è presente anche un Future Food Institute, che ogni anno forma super esperti con studi, viaggi e ricerche approfondite nel settore di cibo e nuove tecnologie per prepararli a nuove sfide. Sara Roversi, cofondatrice, ha presentato il suo progetto che, partito da Bologna, oggi ha incubatori presenti a San Francisco, Tokyo e Shangai.

ConvegnoDonneOrtofrutta_Packaging_Coop

Tutte queste attenzioni nei confronti di prodotti e consumatori arrivano poi sugli scaffali della Gdo, che già da anni mette in atto buone pratiche per l’educazione ambientale e la riduzione dell’uso della plastica. «Entro il 2019 tutti i prodotti della linea ViviVerde di Coop e tutti i prodotti a marchio entro il 2022 saranno presentati in imballi riciclabili, compostabili o riutilizzabili – spiega Renata Pascarelli di Coop Italia –. Una sfida che arriverà con importanti obiettivi al 2025, come il raggiungimento di 6400 tonnellate di plastica riciclata al posto della vergine». Anche Unes è da sempre attenta a queste dinamiche. «I nostri reparti ortofrutta presentano i prodotti quasi totalmente sfusi, questo per ridurre gli imballi e per una filosofia che punta a diminuire lo spreco –sottolinea Rossella Brenna, direttrice vendite (vedi l’intervista qui) –. Per questo abbiamo anche introdotto colonne per il riciclo delle bottiglie di plastica, lavoriamo sulla grafica delle nostre borse della spesa riutilizzabili e da sempre non utilizziamo volantini».

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