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Dai mercati: raddoppia il prezzo delle patate, cari gli ortaggi

Quotazioni elevate anche a causa dei problemi alla produzione. Stabile la frutta

Le patate raddoppiano il prezzo. Altro che bene rifugio in tempo di crisi. Care anche insalate e ortaggi all’ingrosso. Incideranno pure i rincari energetici più recenti, ma è soprattutto l’effetto di un problema alla produzione. I prezzi bassi della primavera, senza dimenticare gli alti costi, hanno ridotto la programmazione. Oggi, nonostante il calo dei consumi, c’è meno prodotto e prezzi alti. Più stabile invece il prezzo della frutta che vede la persistenza di quella estiva con le pesche tardive, ultimi meloni e angurie. In attesa del cambio di stagione si trovano i primi cachi, castagne, melagrane e, per gli agrumi, il miyakawa.

Baccini da Firenze: “La situazione si dovrebbe assestare tra due settimane”

Oltre con le bollette insostenibili al mercato di Firenze fanno i conti con una domanda piatta. Lo spiega bene Aurelio Baccini, presidente della federazione locale e vice nazionale di Fedagro, ricordando: “I problemi di produzione e i cambi di origine. Ci stiamo spostando per gli ortaggi dal basso Lazio alla Sicilia con un po’ di Veneto in mezzo. Si sono venute a creare delle disconnessioni e relativa mancanza di prodotto. C’è poca offerta e la domanda è sempre la stessa”.

Questa l’analisi delle dinamiche di mercato dove “i nostri prezzi sono regolati soprattutto dalla quantità disponibile. A maggio e giugno scorsi si sono registrati prezzi inutilmente bassi, i produttori hanno deciso così di impiantare meno. Almeno fino ai primi giorni di agosto – ricorda l’operatore – tra un paio di settimane la situazione dovrebbe assestarsi. C’è da mettere in conto pure l’influenza negativa del freddo notturno che sta ritardando la ricomparsa di peperoni, pomodori e zucchine“.

Più stabilità per la frutta: al traguardo meloni di Mantova, coda delle pesche, volo delle patate

Sul banco della frutta si nota una certa stabilità: “C’è la coda delle pesche tardive che fanno un buon mercato, continua la vendita del melone con l’esaurimento della produzione di Mantova, sta finendo anche l’anguria che si vende a 0,90/1 euro ed è di buona qualità. Il prezzo delle pesche è intorno ai 2,20/2,50 euro, il prodotto di Leonforte oltre 2,50 euro ed è appena iniziato. L’uva va pianino nelle vendite, la varietà di Canicattì quota intorno a 2,20/2,30, la pugliese 1,70 /1,80 e la senza semi intorno ai 2 euro ma non ci sono grandi volumi. Le castagne campane sono intorno a 4/4,50 euro il kg, le melagrane siciliane 2/2,20″. Capitolo patate: “Rimangono care, c’è stata una contrazione della produzione quindi meno prodotto disponibile. I sacchi da 10 kg dalla Germania hanno raddoppiato il prezzo”.

A Padova si lavora con l’export di uva e pesche: “Prezzi alti soprattutto per le verdure”

L’interscambio dignitoso con i paesi balcanici – Croazia, Slovenia, Bosnia ma si arriva fino all’Austria – si scontra con il ristagno del mercato interno. “Veramente ora c’è molto calma- sottolinea Roberto Boscolo, presidente di Fedagro Padova – sul fronte del consumo interno dopo una buona estate dove i consumi sono stati trainati dal turismo balneare. La gente ora ha speso, arrivano le bollette, i prezzi soprattutto per le verdure sono alte”.

Cosa si vende all’estero? ” Soprattutto uva siciliana e pugliese, meloni, pesche e nettarine“. Sul fronte locale: “In questo momento sono iniziate le nuove mele e pere, poi l’uva. Costano caro e manca prodotto per insalate, zucchine, melanzane per non parlare del peperone. Tutta una serie di fattori che hanno fatto scatenare una tempesta perfetta“.

Zucchine a 3 euro, peperoni fino a 4 euro

A Rimini  le zucchine chiare toccano i 3,80 euro, si fermano a 3 euro a Cesena, risalgono a 3,50 euro il kg a Genova. Il peperone olandese può raggiungere i 4 euro a Bologna, a Milano siamo sui 3,50 euro mentre a Roma può toccare i 2,70 e 3,40 a Torino. Le  melanzane  sono a 2,20 a Cesena, 2 euro a Padova mentre il prodotto locale sardo a Cagliari si tiene molto più basso a 0,70/1 euro il kg.

I prezzi della frutta

Le pesche gialle con le quotazioni rilevate nei listini dei seguenti mercati con calibro minore e maggiore: Bergamo (0,90/1,60), Bologna (1,80/2,10), Padova (1/1,50), Roma (1/1,50), Treviso (1,40/2,20), Milano (1/1,80).

Vediamo le pere Abate emiliano-romagnole: Bergamo (1,20/1,40), Bologna (1,70/2,30), Padova (1,20/1,60), Roma (1,20/2 euro), Torino (1,50/2 euro), Milano (1,60/2,40). Le uve vedono la Vittoria quotare 1,30/1,60 a Roma mentre a Genova 1/1,30 con l’extra che sale a 1,50/1,80. Con la varietà Pizzutella si sale: Bergamo (2,50/2,80), Bologna (2,40/2,60), Roma (2/2,30 euro). L’Italia a Bergamo (1,20/1,50 e l’extra 1.60/180) e Milano (1,80/2 euro). E la senza semi? Andiamo da 2/2.50 di Torino ai 3 euro di Reggio Emilia.

Fragole olandesi e trentine

Le fragole: ci sono le olandesi a Bergamo 7/9 euro il kg mentre le trentine quotano 5/6,50 a Cesena, 8 euro a Roma, 5/7.50 a Bologna, 5/7,50 a Milano. I fichi neri turchesi  abruzzesi valgono 5 euro a Bolzano così come a Roma mentre i verdi 1,80/2 euro a Genova e oltre i 3 euro a Roma e Treviso. I fichidindia Bastardoni siciliani sono a 2,50 a Bologna, 2,10 a Padova, 1,70 a Milano, 1,50 a Roma. La melagrana italiana quota 1,80 a Torino, 1,90 a Napoli, sui 2 euro a Firenze e Genova.

Quotazioni di susine e castagne

Le susine Angeleno quotano 1,20 a Bologna, 1,30 a Torino e Verona mentre salgono a 1,60 a Milano. I primi cachi si pagano. A Bologna fino a 4 euro (18 pezzi) contro i 2,10 di Verona e i 2,40 del prodotto spagnolo a Roma. Le castagne italiane presentano dei prezzi molto variabili. A Bologna per la vendita in sacchi da 5 kg si va dai 3,80 euro per il calibro 80/85 ai 4,50/5 euro per il 48/50. Bolzano si muove sui 4,60/5,20 euro, Cesena massimo 4 euro il kg,  Napoli 3,60/4 euro (calibro 50/55) mentre a Padova il prodotto può raggiungere i 6 euro, Torino da 2,60 ai 6 euro e Roma 4,80/5,80 euro il kg.

Le quotazioni di meloni e angurie, prodotto amche marocchino e dal Senegal

Vediamo i meloni con i gialli invernali. I siciliani a  Bergamo quotano 0,65 euro al kg, nel mercato di Siracusa a 0,75. Raggiungono  0,80  con picchi di 0,90 a Milano edi 1 euro a Rimini. Nel mercato di Cagliari  il prodotto locale arriva a 0,60.  Il liscio mantovano a Bergamo  quota 1,60/1,80 euro, a Genova 1/1,30 euro. Il prodotto retato vede a Reggio Emilia una quotazione da 1 a 1,50 rispetto alla pezzatura,  nel mercato di Cagliari il prodotto locale quota 1 euro, la varietà Tamaris a 0,80/1,20 euro e quello di importazione marocchino  1,80 euro. Nella piazza sarda c’è anche il sardo verde a invernale 0,50/1 euro e quello spagnolo 1/1,20 euro il kg.  Sulle angurie a Bergamo le emiliano romagnole quotano 0,45/0,60 euro il kg, le lombarde 0,90/1,30 euro il kg che a Genova si pagano  0,60/0,70 euro il kg mentre a Cagliari c’è  la varietà apirena dal Senegal a 1,50 euro.

Il miyakawa siciliano si vende in tanti mercati

Questo particolare agrume precoce si vende a 1,35 a Milano, 1,40 a Padova e Bologna, si ferma a 1 euro a Verona. Per le arance c’è prodotto dal Sudafrica che quota 1,20 a Roma, 1,75 a Bolzano, quasi 1,60 a Cagliari e 1,50 a Treviso. Sempre dal Paese africano il Valencia Late che quota 1,60 a Bologna, 1,40 a Padova, 1,50 a Milano, 1,30 a Roma.

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