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Gli italiani continuano a consumare poca frutta e verdura

Maglia nera alla Calabria, la più virtuosa la Sardegna. I dati del decimo rapporto Osservasalute

Nonostante molti pessimi stili di vita adottati dagli italiani, nel complesso, il quadro che emerge dal decimo rapporto Osservasalute, realizzato dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane, che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma, è tutto sommato positivo. Lo studio, frutto del lavoro di 184 esperti distribuiti su tutto il territorio italiano definisce il caso italiano come quello tipico di un “paradosso”: aumenta il consumo smodato di alcolici, la sedentarietà e l’obesità, piuttosto che il ricorso a farmaci antidepressivi, ma nonostante questo, nel complesso, aumenta la cosiddetta speranza di vita, con la la diminuzione del rischio di morte per le malattie circolatorie e tumori.

Il consumo di frutta e verdura, da annoverare tra le buone consuetudini alimentari secondo quanto prescrivono praticamente tutti i nutrizionisti, registra, però, dati non particolarmente confortanti: in particolare, la percentuale di persone che mangia le note e raccomandate 5 e più porzioni al giorno è solo del 4,9% in Italia (-1,6% rispetto al 2010). Scendendo nel dettaglio regionale il rapporto osserva come alcune regioni che partivano da un livello inferiore sono cresciute, come Abruzzo, Basilicata e Sardegna, e altre, viceversa, che registravano livelli più elevati, siano diminuite, per esempio Piemonte, Veneto, Toscana e Lazio.
La Regione con la percentuale più alta rispetto al media nazionale è la Sardegna (8,1%), mentre quella che sembra più allergica al consumo giornaliero di frutta e verdura è la Calabria, con solo il 2,5% della popolazione.

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