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Caro-verdure: stop alle indagini milanesi

La magistratura ambrosiana non riscontra il fenomeno speculativo lamentato dal Codacons

Caro-verdure: stop alle indagini

Chiesta l’archiviazione per il fascicolo aperto a Milano sui rincari delle verdure. Solo due commercianti su 72 controllati hanno ricevuto accuse. E l’allarme-aumenti è rientrato subito dopo.

MILANO – Finisce con un nulla di fatto l’inchiesta aperta dalla magistratura milanese sul caro-verdura, l’improvviso e sospetto innalzamento del presso subito dagli ortaggi lo scorso gennaio, quando zucchine, melanzane e carciofi, balzarono improvvisamente a cifre da capogiro.

“Colpa delle gelate e della siccità”, si difesero i commercianti, che giustificavano i rincari con l’aumento della domanda rispetto alla diminuzione, per cause naturali, dell’offerta.

Colpa dei commecianti invece, che ci avrebbero “marciato su” per la vox populi, e anche per il Codacons, il movimento di difesa dei consumatori, che aveva chiesto alla magistratura milanese di vederci chiaro. Risultato: i vigili dell’annonaria, e perfino i carabinieri, hanno battuto per qualche giorno i mercati cittadini, raccogliendo dati e prezzi e identificando i dettaglianti.

Alla fine il pm milanese Giulio Benedetti, ha perfino iscritto due di questi, qualche settimana fa, al registro degli indagati. L’accusa: agiotaggio, per aver approfittato della situazione per alzare i prezzi in maniera ingiustificata.

Ora però, tutto, su richiesta dello stesso pm, finisce in archivio. Solo due commercianti accusati, è la giustificazione, su un totale di 72 controllati. Per giunta il tempo degli aumenti folli è durato pochissimo, prima di vedere il prezzo di frutta e verdura tornare alle solite cifre di pochi centesimi di euro al chilo. Insomma, cessato l’allarme, meglio chiudere con un nulla di fatto.

(18 FEBBRAIO 2002, ORE 15.00)

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