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17 settembre 2026

I cambiamenti climatici presentano il conto

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"Non si può comprare più niente" sbottano i consumatori. "Provate voi a produrre lavorando di notte perché sotto le serre si superano anche i 50 gradi" ribattono i produttori. Sono scampoli di commenti all’articolo sulle quotazioni dei mercati all’ingrosso dei pomodori - ma il problema tocca anche insalate e altri ortaggi - che hanno raggiunto prezzi mai visti. 

Da una parte chi acquista lamenta rincari insostenibili, dall’altra parte chi coltiva difende il proprio lavoro, ricordando l’aumento esponenziale dei costi di produzione. I grossisti, stretti tra domanda e offerta, ammettono che a certi prezzi diventa difficile vendere e si finisce per ricorrere al prodotto estero: pomodori dalla Turchia, peperoni dalla Polonia, per citare due esempi. 

Poi, come myfruit.it ha documentato a fine agosto, con il calo delle rese manca il prodotto in reparto. Un problema serio e nazionale, oggi Repubblica ha dedicato l'apertura della sua edizione web al vuoto in reparto: Insalata, melanzane, carote e pomodori: così il clima svuota gli scaffali dei supermercati.

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Oltre al prezzo, quindi, pesano le rese ridotte e la qualità compromessa. Il caldo estremo ha bruciato le piante e reso il raccolto più fragile, aprendo ampi spazi, nel caso dei pomodori, al prodotto olandese, anche se da sempre presente sul mercato italiano.

Alle conseguenze dei cambiamenti climatici si sommano i rincari del carburante e delle bollette, che rendono ancora più pesante il bilancio di una stagione segnata dal sole e dai costi in crescita. 

Un cambiamento che corre da Nord a Sud, l'analisi di Apofruit

Il problema non riguarda solo pomodori, zucchine, insalate e peperoni visto che alla borsa delle patate di Bologna  hanno annunciato minori rese e l'aumento dei prezzi. Il caldo ha inciso anche su diverse colture frutticole, per esempio con calibri minori, ed è un problema è stato sollevato anche nell'ultimo rapporto Coop. Colpisce tutti, seppure con intensità diverse, dalla piccola azienda a realtà strutturate e ben organizzate. Comprese le realtà cooperative.

Su questo fronte è interessante l'intervento che arriva da Apofruit. "L’estate appena trascorsa ha segnato un nuovo salto di qualità negli effetti del cambiamento climatico – spiega il presidente di Apofruit Italia, Mirco Zanotti – Con temperature oltre i record storici di calore e periodi di siccità lunghi settimane bruscamente interrotti da tempeste distruttive”.

"Gli eccessi di calore hanno ridotto quantità e qualità delle produzioni, mentre la riorganizzazione degli orari di raccolta, necessaria per garantire la sicurezza di chi lavora nei campi e negli stabilimenti, ha reso più complicata tutta la fase finale della catena logistica. I nostri soci, in particolare in Veneto ed Emilia-Romagna, ma non solo, sono stati alle prese con eventi estremi che hanno provocato danni mai visti prima alle strutture e agli impianti".

"In generale, tutte le colture sono in anticipo rispetto ai tempi di raccolta. L’impegno di Apofruit nel garantire l’arrivo sulle tavole delle consumatori di frutta e verdura sane e di qualità, in linea con la sempre crescente attenzione delle famiglie per l’alimentazione e il cibo di qualità, rimane forte e costante, ma l’aumento dei costi e il danneggiamento delle produzioni in campagna costituisce una minaccia crescente per il reddito dei produttori agricoli”.  L'analisi del Gruppo è significativa perché opera in più regioni e il cambiamento non perdona nessuna provincia italiana. 

Il fattore energetico

L'evoluzione in negativo è il dato centrale, ma non si può negare la forte influenza del caro energia.  Il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi: "Il comparto dell’energia  registra i prezzi più alti dell’Europa, a causa di scelte che il Paese e il Governo continuano a rinviare. Ad essere penalizzati, in questa situazione, sono i consumatori, evidentemente, ma anche gli agricoltori, le imprese di trasformazione, quelle di vendita. Insomma l’intera filiera agroalimentare italiana si sta indebolendo e certo le conseguenze si vedono anche in Romagna, che della filiera rappresenta alcune delle eccellenze nazionali". 

Se finiscono a breve le guerre, anche se ci sono molti dubbi in proposito, il prezzo del carburante e dell’energia può scendere. Una variabile che, in teoria, può tornare sotto controllo. Il problema è il cambiamento climatico che, secondo gli scienziati del clima, non può che peggiorare. Insomma, servono interventi di mitigazione non semplici, costosi e non alla portata di tutte le aziende.  

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