Le ondate di caldo sono arrivate anche nel fresco climatizzato del reparto ortofrutta della Gdo, dove stanno riducendo l’assortimento. Ci è capitato di leggere questo avviso alla Coop – ma vale per tutte le insegne – che informa soci e clienti che “le insalate in busta potrebbero essere disponibili in quantità limitata a causa dell’ondata di caldo anticipata che ha inciso sulla disponibilità del raccolto”.
Un’informazione ma pure uno dei tanti segnali di una filiera che soffre più di altre lo sbalzo termico di un’estate bollente. Altri indizi li abbiamo colti nell’altalena dei prezzi registrati in questi mesi, con una fiammata prima di Ferragosto su diversi ortaggi. Il caldo estremo accelera la maturazione e crea scompensi nell’approvvigionamento e l'alta variabilità delle quotazioni.
I sensori della politica, a iniziare da Bruxelles
Tutti hanno presente le immagini delle settimane scorsa con i meloni bruciati nei campi e i relativi buchi nella fornitura. Un fenomeno, quello dei danni e del calo delle rese, non solo mediterraneo ma continentale, e a Bruxelles si preoccupano. Paradossalmente, più che le regioni del sud – meglio preparate e resilienti al fenomeno – il caldo brucia al nord.
Come riporta oggi Repubblica in un servizio con focus sulla presa di coscienza della politica sul tema: “la siccità e il caldo estremo stanno infatti mettendo in ginocchio i raccolti europei dopo le ondate di calore che hanno compromesso le colture soprattutto in Europa centrale e occidentale. Secondo l’Ue le prospettive indicano rese inferiori del 14% rispetto alla media degli ultimi 5 anni, e i ministri dell’agricoltura, dal 6 settembre, si riuniranno informalmente a Dublino per capire come affrontare l’emergenza”.
Non siamo al panico, ma la preoccupazione è forte.
Danni per decine di miliardi
Secondo uno studio di Triodos Bank, il costo delle ondate di calore arriva a 180 miliardi, oltre l’1% del Pil comunitario. In Italia il danno è stimato intorno ai 22 miliardi. Uno dei fattori determinanti è il crollo della produttività del lavoro: piegati per ore, accompagnati da temperature sopra i 30 gradi, cedono anche i lavoratori più in forma. La raccolta costa di più e la resa è minore.
Fenomeno poco compreso
“Spesso fatichiamo a percepirlo, ma il clima è anche economia. Caldo e siccità entrano nelle nostre bollette e nel nostro conto della spesa tutti i giorni”. Le ondate non sono (solo) un fenomeno meteorologico, ma un problema economico e sociale per Massimo Tavoni, che insegna Economia del cambiamento climatico al Politecnico di Milano e dirige l’Istituto europeo di economia e ambiente che fa capo al Cmcc, il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici.
Sempre a Repubblica offre i numeri del caldo estremo: “Stimiamo che il clima attuale in Europa ci stia costando almeno 50 miliardi. Colpisce direttamente l’agricoltura, come è intuitivo”.
E le conseguenze si iniziano a vedere bene nel reparto ortofrutta, dove le ondate finiscono negli avvisi alla clientela. “Non ci accorgiamo che i record di caldo sono figli di uno spostamento di tutti i valori medi verso l’alto”. Verso un limite che si sta spingendo sempre più avanti.