Il punto di Fruchthandel

02 novembre 2026

Banane a basso costo, chi paga il prezzo della sostenibilità

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Quanto è sostenibile una filiera se il prezzo riconosciuto a chi produce non tiene conto dei costi e degli impegni richiesti? È la domanda al centro dell’editoriale di Michael Schotten, pubblicato sul numero 22/2026 di Fruchthandel e intitolato “Il vero prezzo della banana a basso costo”. 

Una riflessione che parte dalle banane per affrontare un nodo più ampio: la distribuzione del valore e delle responsabilità nelle catene di approvvigionamento globali.

Il punto, per l’autore, è la distanza tra gli obiettivi dichiarati dalla distribuzione in materia di sostenibilità, diritti umani e salari dignitosi e le condizioni concrete nelle quali operano i fornitori. Mentre nei mercati di destinazione le banane continuano a essere utilizzate per attirare i clienti con prezzi bassi e promozioni, a monte della filiera aumentano le richieste, i costi e la pressione sui margini.

Acquisti e fornitori: due letture della stessa relazione

Schotten richiama un nuovo rapporto dell’Ethical Trading Initiative (ETI), dal quale emerge una diversa percezione della collaborazione commerciale. I team di acquisto della distribuzione alimentare intervistati descrivono i propri processi prevalentemente come affidabili e di supporto. I fornitori segnalano invece difficoltà legate alla scarsa prevedibilità, a cambiamenti degli acquisti a breve termine e a controlli complessi e sovrapposti.

Secondo quanto riportato nell’editoriale, problemi relativi agli audit e alla programmazione sono stati riscontrati nelle catene di approvvigionamento di tutti i dodici retailer esaminati, attivi in Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Belgio.

È uno scarto di prospettiva che, nella lettura di Schotten, impone di guardare oltre gli impegni formali: la responsabilità della distribuzione si misura anche nelle decisioni quotidiane di acquisto e nelle condizioni negoziate con i fornitori.

I rincari all’origine non si recuperano con piccoli aumenti

Il prezzo rimane il nodo centrale. L’autore osserva che lievi aumenti sui mercati di destinazione non bastano più a compensare la crescita dei costi nei Paesi produttori, in un contesto ulteriormente complicato dalle tensioni geopolitiche.

La produzione di banane richiede molta manodopera e deve fare i conti con l’aumento delle spese per salari, energia, logistica, mezzi di produzione e certificazioni. Se questi elementi non entrano adeguatamente nelle trattative annuali, il margine finanziario dei produttori si restringe.

La questione, sottolinea Schotten, non riguarda soltanto la possibilità di garantire salari dignitosi. In gioco ci sono la stabilità e la tenuta futura dell’intera filiera. Per questo le pratiche di acquisto responsabili non possono essere considerate un’attività accessoria o una misura volontaria aggiuntiva.

Il rischio è che la sostenibilità si trasformi in un altro costo a carico dei fornitori, anziché diventare un investimento condiviso per salvaguardare gli approvvigionamenti.

Più audit non significano automaticamente risultati migliori

Un altro passaggio dell’editoriale riguarda la moltiplicazione delle verifiche. Schotten non mette in discussione la necessità dei controlli sul rispetto dei diritti umani e degli impegni ambientali, ma invita a valutarne l’efficacia quando procedure e richieste si sovrappongono.

L’autore richiama ricerche precedenti secondo le quali i contenuti degli standard coincidono, in alcuni casi, per oltre il 60%. Una duplicazione che genera costi senza assicurare automaticamente un miglioramento dei risultati. Risorse che, osserva, vengono così sottratte ad altre necessità della produzione, compresa la ricerca di soluzioni contro la malattia di Panama, nella sua variante TR4.

La difesa della produzione riguarda anche chi acquista

Nell’analisi di Schotten, la minaccia del TR4 rende ancora più evidente la necessità di una visione di lungo periodo. L’editoriale ricorda che non è disponibile un fungicida efficace né un metodo capace di combattere completamente o eradicare la malattia, che continua a minacciare l’approvvigionamento mondiale di banane.

Anche questa vulnerabilità, sostiene l’autore, dovrebbe trovare maggiore spazio nelle pratiche di acquisto della distribuzione: tutelare la continuità produttiva richiede margini e risorse, non soltanto nuovi requisiti.

Il cambiamento passa anche dal consumatore

La riflessione si chiude sul valore attribuito al prodotto da chi compra. Per Schotten, una maggiore responsabilità lungo la filiera deve accompagnarsi alla sensibilizzazione del consumatore, abituato a considerare il prezzo molto basso come un vantaggio, senza interrogarsi sulle condizioni che lo rendono possibile.

La conclusione dell’editoriale è volutamente provocatoria: qualcosa cambierà davvero quando pagare meno di un euro per un chilogrammo di prodotto fresco di alta qualità non apparirà più fantastico, ma indecente. Un invito a riconoscere che il prezzo delle banane non riguarda soltanto lo scontrino, ma anche il futuro di chi la produce.


Fonte: Fruchthandel Magazin

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