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Appalti mense: vincono i menù con più ortofrutta e bio

Per Foodinsider migliorano, ma il 42% degli insegnanti li valuta insufficienti

Migliorano le mense. Grazie all’eliminazione dei cibi processati, la  riduzione della carne rossa, più legumi, prodotti locali, grani antichi, biologici e della biodiversità. Un esempio concreto? La patata dolce di lecce, uno dei tre presidi a livello nazionale dopo l’Agro Pontino e il Veneto, valorizzata grazie alla mensa locale. Ma la novità sono i menù più sani grazie ai Criteri ambientali minimi (Cam), si tratta di una norma recente che permette di adeguare le gare d’appalto con l’obiettivo di rendere la mensa più sostenibile e quindi più ortofrutticola. Le buone notizie emergono dallo studio di Foodinsider, l’osservatorio sulle mense scolastiche che fotografa il fenomeno.

I Cam per rivoluzionare il menù

Nella presentazione del settimo Rating di Foodinsider alla Camera  si sono ricordati i fatti di Udine e Buccinasco dove i controlli hanno individuato situazioni critiche nella gestione del cibo. Ma oltre la cronaca c’è, secondo l’osservatorio, un miglioramento dei pasti scolastici grazie ai Cam che permettono di ottenere soluzioni che premiano i produttori locali, la scelta biologica e la biodiversità. Come si legge in un comunicato sull’iniziativa: “I menù che hanno adeguato le nuove gare d’appalto, adempiendo alle nuove disposizioni di legge in vigore dall’agosto del 2020, hanno l’obiettivo di rendere la mensa più sostenibile. Hanno eliminato il cibo processato, riequilibrato la dieta, eliminato le monoporzioni di plastica, introdotto più alimenti sostenibili, eliminato o ridotto la plastica e soprattutto hanno connesso le forniture di cibo ai prodotti del territorio“.

La mensa di Lecce salva la patata dolce locale

Tanti gli esempi virtuosi citati dall’osservatorio: il Comune di Bologna che ha chiesto ai fornitori di misurare l’impronta ecologica (carbon footprint), a Fano hanno modificato alcune ricette per renderle più ecologicamente sostenibili. A Lecce si è puntato sulla tradizione locale ma con attenzione scientifica:  i menu scolastici  sono elaborati dal settore nutrizione del Sian (il Servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione) che lavora nella prevenzione e nella lotta contro l’obesità infantile.  Il risultato è un menu  con “un grande potere antinfiammatorio” che riscopre piatti come ciceri e tria (pasta con ceci), orecchiette con le cime di rape, le schiacciatine di legumi o di verdura. E’ evidente la scelta di aumentare la quantità delle verdure. L’inserimento e il recupero della patata dolce oltre al dato sanitario ha una forte valenza sociale, economica e culturale: scongiurare la scomparsa dell’ ortaggio dalla lista rossa.

Buoni esempi ma  ma Foodinsider  chiede anche sanzioni e il  42% degli insegnanti valuta insufficiente i servizi  proposti e soprattutto, secondo il campione intervistato,  il 47% dei bambini mangia meno della metà del pasto e solo il 7% lo completa.  E non sono solo capricci.

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