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Guerra Russia-Ucraina, in crisi la logistica globale

Cargo a terra, cieli interdetti, nuove rotte inefficienti tra Cina ed Europa. Ipotesi razionamento diesel, scarseggia l’AdBlue

Il conflitto in corso tra Russia e Ucraina sta avendo ricadute pesanti su tutti i fronti della logistica. Far viaggiare la marce diventa di giorno in giorno più complicato e costoso: i territori e i cieli russi non possono essere attraversati, il che implica trovare nuove rotte e nuove strade alternative, che si rivelano inefficienti ed economicamente gravose.

E poi c’è l’ipotesi, sempre più concreta, del razionamento del diesel in tutta Europa. Nel frattempo, in Italia, torna a essere un problema l’AdBlue, l’additivo indispensabile per il funzionamento dei veicoli alimentati a diesel, dunque dei tir.

Il trasporto aereo è in difficoltà

Le sanzioni stanno mettendo in seria difficoltà il trasporto aereo globale delle merci per diverse ragioni: non si può più contare sulle stive di bandiera russa e non si può più volare nei cieli russi, chiusi al traffico agli aerei delle compagnie occidentali. Si allungano quindi le rotte, si riduce la capacità di stiva e, di conseguenza, aumentano i noli.

Come se non fosse già abbastanza, occorre fare i conti anche con l’incremento dei costi del carburante necessario per far viaggiare i cargo: il che, ovviamente, non fa che aumentare il costo della tratta.

Europa-Cina, i percorsi alternativi

Non va meglio via terra. Le sanzioni economiche e i timori politici fanno sì che dall’Europa alla Cina (e viceversa) non sia più percorribile attraversare la Russia e le alternative scarseggiano.

Si cercano dunque nuove strade, frutto del mix tra trasporto ferroviario, trasporto marittimo, trasporto via mare. L’opzione uno è il Middle corridor, il corridoio centrale che parte dalla Cina, attraversa il Kazakistan e, via mare, raggiunge l’Azerbaigian e poi la Georgia o la Turchia, ma si tratta di un viaggio lungo, sia per le distanze, ma soprattutto per la carenza di infrastrutture, già di per sé congestionate dal traffico ordinario.

Anche le altre alternative non sono all’insegna dell’efficienza: partendo dalla sud della Cina via mare sono necessari 25 giorni per raggiungere i primi porti europei in Grecia oppure in Spagna.

C’è infine l’opzione che vedrebbe protagonista l’interporto di Trieste: si percorre solo una parte del corridoio centrale e poi via mare da Istanbul a Trieste, dove grazie alla ferrovia la merce può proseguire il suo viaggio fino alle altre destinazioni europee.

Ipotesi razionamento diesel

Il trasporto su gomma, già provato dal tira e molla con il Governo che ha portato al taglio di 25 centesimi/litro sui carburanti a partire da oggi mercoledì 23 marzo, potrebbe dover affrontare una stretta sulla disponibilità di diesel, in tutta Europa. Il Vecchio Continente, infatti, importa circa la metà del diesel dalla Russia, l’altra metà dal Medio Oriente. Per ora, va detto, la Commissione europea non ha messo veti all’import dei combustibili russi, ma da quando è iniziato il conflitto alcuni gruppi europei, tra cui figurano Eni, Shell, Total Energies, Repsol e Galp, hanno tagliato gli acquisti in Russia.

Carenza di AdBlue, aumentano i costi

A completare il quadro, il fermo, per via delle sanzioni, della produzione di AdBlue nello stabilimento di Ferrara del produttore norvegese Yara International, il quale, già a novembre, aveva fermato gli impianti per un mese per via dei costi del metano. Lo stabilimento in questione produce il 60% dell’AdBlue consumato in Italia: con la carenza che si sta riscontrando in questi giorni – l’impianto è fermo dal 9 di marzo – il prezzo dell’additivo sta aumentando, andando a sommarsi agli extra-costi che rendono anti-economico, per le imprese di autotrasporto, far viaggiare la merce.

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