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Carenza manodopera, digital e caporalato: cosa sta succedendo

Dietro la tecnologia si nasconde qualcosa di molto simile allo sfruttamento tradizionale. Pnrr e Pac per sgomberare i ghetti

Che in Italia ci sia carenza di manodopera nei campi è un fatto e gli ultimi due anni di emergenza sanitaria non hanno che peggiorato la situazione. Ma, purtroppo, è anche assodato che molti degli operatori in campo, loro malgrado, facciano parte dell’odioso sistema del caporalato: come myfruit.it ha più volte raccontato, anche nei contesti meno sospetti la piaga è presente. E poi c’è la digitalizzazione, ossia l’elemento dirompente che dovrebbe portare, anche in agricoltura, produttività, ottimizzazione delle risorse, efficienza e, anche, trasparenza.

Ma succede che i tre elementi si intreccino e diano vita alla tempesta perfetta: come ha denunciato il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Andrea Orlando all’evento “Qualità del lavoro in agricoltura” organizzato del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia del lavoro) lo scorso 2 febbraio, “la gig economy (modello economico basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo, ndr) ha fatto la sua irruzione anche nel lavoro in agricoltura, creando i caporali digitali“.

La migliore strategia per combattere questo fenomeno – ha aggiunto – è rendere inutile il caporale“.

Che cos’è il caporale digitale

In pratica, il caporale digitale è un algoritmo che trova alloggi e trasporti (poco dignitosi e poco sicuri, ma al contempo costosi) ai lavoratori che, senza contratto e per pochi euro, lavorano nei campi. Dietro al rigore della tecnologia, dunque, si nasconde qualcosa di molto vicino al caporalato tradizionale.

Il fenomeno è già noto in altri settori, per esempio nel delivery: i rider hanno infatti più volte denunciato che per essere parte del sistema, e dunque lavorare, devono affrontare pericoli, stanchezza, super-lavoro, oltre a paghe da fame. Altrimenti, di fatto, l’algoritmo sceglierà i rider disposti a tutto.

Pnnr e Pac per superare i ghetti

Per dire basta al caporlato, il ministero del Lavoro e Anci (Associazione nazionale comuni italiani) hanno realizzato una mappatura della presenza dei lavoratori stranieri impegnati nei campi, sia che vivano in realtà informali, sia formali. Al sondaggio hanno risposto 3.833 comuni, per 38 è emersa la presenza di ghetti per la cui risoluzione sono stati stanziati 200 milioni del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza).

Anche il ministero delle Politiche Agricole si è mosso nella direzione della conoscenza. Per rispondere alla carenza di manodopera in Italia ha affidato al Crea la mappatura dei fabbisogni di operatori agricoli che, come ha spiegato il ministro Stefano Patuanelli, “serve ad arrivare a una corretta valutazione della congruità del suo utilizzo in azienda”.

Determinante nella lotta al lavoro nero sarà anche la condizionalità sociale prevista dalla nuova Politica agricola comune, che vincola l’accesso ai fondi europei al rispetto delle norme in materia di salute, sicurezza e correttezza dei rapporti lavorativi.

Una novità che dovrà essere introdotta entro il 2025 ma che, secondo quanto annunciato da Patuanelli, vede l’Italia già al lavoro per assicurarne l’applicazione a partire dal 2023: “Il tavolo caporalato – ha precisato – è certamente il luogo privilegiato per definire e condividere le strategie più efficaci”.

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