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Coworking Digitalizzazione e Agricoltura

Agricoltura digitale: passerà da qui il racconto del prodotto

Intervista a Ivano Valmori (Image Line). “Il futuro? La sfida ambiziosa della interoperatività delle piattaforme”

Sviluppo digitale e progresso dell’agricoltura. Questo, in estrema sintesi, il fulcro della chiacchierata con Ivano Valmori, fondatore e Ceo di Image Line, azienda italiana specializzata in soluzioni digitali, nonché giornalista direttore responsabile di Agronotizie e Accademico dei Georgofili.

Come sta cambiando l’agricoltura a seguito della digitalizzazione?

L’agricoltura si sta molto avvantaggiando della digitalizzazione e, in particolare, della diffusione degli smartphone e di tutte le tecnologie che permettono al produttore di essere connesso anche quando sta in campo o sul trattore. In pratica, tutto ciò che è connessione attraverso mobile offre grandi opportunità, specie in agricoltura. Il digitale sta entrando in azienda con tre risvolti fondamentali. Da una parte aiuta l’agricoltore a orientarsi, perché l’informatica permette di accedere alla conoscenza di ciò che fuori dall’azienda agricola (nuove varietà, orientamenti produttivi, andamento del mercato, ndr); il secondo aspetto, insostituibile, è legato alla conoscenza all’interno dell’azienda agricola, perché l’agricoltore, se vuole, ora conosce tutto – ma veramente tutto – di ciò che capita all’interno dell’azienda. Cosa e come al suo interno si sta posizionando rispetto agli anni precedenti.
Il terzo elemento è legato all’agricoltore, il quale finalmente raccoglie i dati per racontare il suo prodotto a tutta la filiera. Fino a pochi anni fa era impensabile conferire un prodotto con la sua storia; oggi i dati sono parte integrante del prodotto e proprio questi possono trasformarlo da commodity in speciality. Insomma, l’agricoltore che è capace di raccontare la storia del suo prodotto è l’unico in grado di aumentarne il valore.

A proposito di raccontare, qual è il confine tra narrazione e recita?

Raccontare deriva dal latino “che è da contare”, con prefisso rafforzativo ra-. Significa dunque avere contezza dei dati, l’unica cosa che si conta. Se si vuole raccontare la storia di un prodotto bisogna avere i dati, oppure si inventa.
Narrare è qualcosa tra il reale e il fantasioso. Della narrazione del prodotto agricolo italiano abbiamo molti esempi. Esempi che con il prodotto agricolo spesso hanno poco a che fare, perché viene coinvolto più il lato emotivo di quello oggettivo. Poi, c’è anche chi recita a memoria quello che gli viene narrato e non è neppure coinvolto emotivamente…
Raccontare, invece, è dare informazioni sul prodotto basandosi su dati reali. E gli unici dati reali sono quelli che ha il prodottore. In definitiva, il racconto del prodotto non può essere delegato a terzi, a chi lo lavora o a chi lo distribuisce. Bisogna dare all’agricoltore gli strumenti per raccogliere i dati, contarli e poi raccontarli.

Quali strumenti sono a disposizione dell’agricoltore per raccontare i suoi prodotti?

Noi abbiamo cercato di capire e studiare ciò che ogni singolo agricoltore deve fare per legge. E dal 1996 deve raccogliere dati su ciò che fa in campo, perché deve rispondere in primis ai cittadini. Cittadini che devono essere tutelati allo stesso modo ogni volta che addentano un fusillo Barilla o una fragola coltivata da uno sparuto produttore. Serve pertanto tracciare tutto ciò che un agricoltore fa durante il processo produttivo per garantire trasparenza e aumentare la fiducia del consumatore. Dobbiamo dare al più piccolo degli agricoltori lo stesso supporto informatico che viene dato all’amministratre delegato della più grande azienda alimentare italiana.

Da 20 anni a questa parte il QdC – Quaderno di Campagna aiuta i produttori e gli imprenditori agricoli a raccogliere le informazioni: a fare bene i trattamenti in campo e a raccogliere bene i dati lungo l’intero processo produttivo. In realtà, questo lavoro è più semplice a dirsi che a farsi, perché l’agricoltore in senso lato non esiste: esiste il melicoltore della Valtellina ed esiste il produttore di zucchine della Piana del Sele. Fare un sistema informatico per tutti gli agricoltori italiani ha significato sviluppare un applicativo che gestisce tutte le problematiche in campo per ognuno dei 300 tipi di agricoltori che abbiamo in Italia. Basta dire che al primo luglio abbiamo informatizzati 340mila ettari, vale a dire 12.501 aziende agricole con 297 specie agrarie (dall’asparago allo zucchino, passando per il ciliegio, il pesco, il pomodoro e così di seguito).

Quanto incide in termini di risorse economiche e tempo digitalizzare la propria azienda?

La digitalizzazione non è onerosa per un’azienda agricola. Per esempio, il QdC – Quaderno di Campagna ha un costo variabile da 100 a 250 euro l’anno. E’ più una questione di mentalità. Quando l’agricoltore si rende conto che, raccogliendo i dati, ha informazioni per decidere meglio, è in grado di dare più valore alle sue scelte. Il QdC – Quaderno di Campagna è un sistema che permette all’agricoltore di avere consapevolezza di ciò che sta facendo e di registrare al meglio ciò che ha fatto. Un dato oggettivo che, raccolto con procedure informatiche, permette di essere valutato anche negli anni successivi.
Per informatizzare cio che fa quotidianamente, poi, il proprietario/referente di una azienda di 10 ettari impiega da 8 a 12 minuti al giorno. Lo scatto in avanti avviene quando l’agricoltore comprende che quei dati sono suoi e solo lui ne gestisce le modalità di fruizione.

Come vede il prossimo futuro?

Il vero passaggio che farà la differenza non dipende dall’agricoltore, ma da chi gli fornisce le tecnologie informatiche. Non in ottica di creare una semplice agricoltura digitale, ma per evitare che si crei un agricoltore digitante (che perde tempo a inserire gli stessi dati in differenti piattaforme, ndr). Solo perché coloro che sviluppano software hanno la presunzione che lui utilizzi decine di soluzioni per ognuna delle attività che svolge giornalmente. Oggi  l’agricoltore ha a disposizione decine di “silos di dati e piattaforme” che non parlano tra loro: programmi differenti, tra campo, magazzino, mercato. Invece di aiutarlo gli complicano la vita.

La soluzione è in una parola, interoperatività. Vale a dire tanti applicativi che leggono e codificano allo stesso modo un dato. In questa maniera l’agricoltore troverà la stessa informazione in tutte le piattaforme: l’unica informazione inserita una volta e fruibile da tutte le soluzioni che deve usare per svolgere il suo lavoro. Se noi che sviluppiamo soluzioni informatiche non saremo in grado di andare in questa direzione, non faremo altro che complicare la vita agli agricoltori italiani!

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