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Coworking Digitalizzazione e Agricoltura

Gdo-aziende agricole: cosa chiedono le insegne ai produttori?

Brasina (Coop Italia): “Digitalizzare l’intera filiera. Noi crediamo nell’agricoltura di domani, ma il nostro è un ruolo da promotore”

Non è l’analisi che rende il prodotto conforme, ma il processo produttivo. Le verifiche sono solo uno step di controllo”. Così Maurizio Brasina, responsabile qualità di Coop Italia, riassume la filosofia sottesa al rapporto tra l’insegna e le aziende agricole e fornitori partner. Filosofia che, dal campo allo scaffale, deve essere supportata dalla tecnologia: “Oggi, con una filiera che conta 7.500 aziende agricole, 120 fornitori e oltre 200 stabilimenti – riferisce – il digital per noi è un elemento indispensabile. L’obiettivo è riuscire a digitalizzare tutta la filiera: quaderni di campagna, mappe, planimetrie, in modo da avere tutto in rete. Noi crediamo nell’agricoltura di domani, ma il nostro è un ruolo da promotore”.

Tutto ha inizio in campo

“A nostro avviso la parte agricola deve cercare di utilizzare e sfruttare quelle che sono le innovazioni tecnologiche – prosegue – Satelliti, droni, macchine di precisione aiutano a ridurre gli input chimici, a razionalizzare alla massima potenza gli apporti idrici, senza rinunciare alle rese e alla qualità. Ma c’è molto di più, anche a livello di gestione dei dati“.

La frammentazione dei territorio agricolo italiano però non aiuta: “La tecnologia non fatica a inserirsi nelle aziende agricole con ettaraggio medio elevato e nelle aziende in cui vi è la presenza di personale qualificato – puntualizza – Va però detto che esistono diversi step di agricoltura 4.0. L’obiettivo, per tutti, dovrebbe essere non tanto il precision farming, quanto un’agricoltura ad alto tasso di sostenibilità e di innovazione. Crediamo che ci sia un ampio margine di miglioramento delle performance grazie alle tecnologie e alla digitalizzazione anche nelle aziende di medie e piccole dimensioni”. In altre parole, si può iniziare a piccoli passi, ma nessuno dovrebbe rinunciare alla trasformazione digitale.

La tracciabilità è una richiesta normale

Anche perché, per Coop, la tracciabilità e la digitalizzazione sono assunti di base. “Sulle nostre confezioni è riportato il codice di tracciabilità – spiega – Il che ci permette di conoscere l’azienda e addirittura l’appezzamento di provenienza. Si tratta di un discorso di sicurezza e di miglioramento continuo. Così operando possiamo risolvere eventuali non conformità”. Altri aspetti importanti per Coop sono dell’etica e la legalità: “E’ vero che i prodotti, soprattutto quelli ortofrutticoli, devono essere buoni da mangiare – argomenta – Ma devono anche essere il frutto di una filiera giusta che rispetti, oltre alla normativa, anche le condizioni dei lavoratori”. Quanto alla digitalizzazione, il percorso di Coop è iniziato più di dieci anni fa: “Nel 2010 abbiamo implementato un primo portale, in cui i fornitori inseriscono una serie di informazioni che riguardano le aziende agricole, gli stabilimenti di confezionamento, le check list – racconta Brasina – Successivamente abbiamo predisposto un altro portale, in cui sono presenti i cosiddetti capitolati, i requisiti e le informazioni delle aziende. L’obiettivo è proseguire su questa strada”.

Correva l’anno 1988…

D’altro canto, quando nel 1988 nasce il prodotto a marchio Coop, già si parla di tracciabilità e di sostenibilità della filiera: “Abbiamo sempre dialogato con il mondo produttivo, condividendo obiettivi e accordi di produzione. Da allora questa impostazione è sempre stata seguita con forza – precisa Brasina – E’ la nostra carta vincente”. Oggi la filiera di Coop è, come dice il manager, particolarmente articolata: “Il numero di prodotti a marchio negli anni è cresciuto – aggiunge – Su tutte le referenze chiediamo il controllo della filiera. Anche l’ultimo anello deve essere informato circa le proprie responsabilità“.

Le aziende agricole che lavorano con Coop sono dunque chiamate a impostare dei piani produttivi dettagliati, che devono essere trasmessi con adeguato anticipo, sei mesi, un anno prima, per rispondere all’esigenza della programmazione: “Necessitiamo di una serie di informazioni – conclude il manager – Chiediamo che venga identificata l’azienda agricola, il produttore, necessitiamo delle coordinate satellitari di ogni appezzamento, le varietà, le rese produttive, l’inizio e la fine raccolta. La digitalizzazione in azienda di sicuro aiuta”.

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