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Biologico

Cultiva, obiettivo “diventare leader nelle insalate bio”

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Per la prima volta al Sana per valorizzare il brand e presentare le novità nel comparto bio. “Ci crediamo e stiamo investendo molte energie e risorse”.

Con i 70 ettari tutti sotto serra in conversione, nel giro di due anni diventeremo leader in Italia nella coltivazione di baby-leaf”.

Al Sana di Bologna per la prima volta c’era anche Cultiva, realtà di riferimento nella produzione di insalate di I e IV gamma con sede a Taglio del Po in provincia di Rovigo, produzione in tutta Italia e grande focus sull’estero.

“IL primo incontro con il mondo del biologico per noi arrivò negli anni 90, quando nessuno parlava di insalate biologiche” ci spiega il presidente Giancarlo Boscolo. “Cominciammo ad occuparcene grazie ad alcuni nostri clienti del Regno Unito e della Svezia che ci chiesero con una certa velocità quantitativi importanti di prodotto biologico”. Cambiò l’approccio dell’azienda e oggi il 25% della produzione in campagna è biologica e consente a Cultiva di servire clienti della Gdo come Coop, Carrefour e Aldi per i prodotti a marchio, oltre che naturalmente la linea di insalate di IV gamma bio di Valfrutta. “E da inizio ottobre partiremo anche negli USA con rucola e spinacino bio”.

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In questo momento Cultiva ha 27 ettari dedicati al biologico a Taglio di Po, altri 20 nell’azienda di Mantova così come ancora 20 a Fiumicino, dove hanno trovato spazio, grazie alle ottime condizioni climatiche, anche i 70 in conversione. Inoltre bisogna aggiungere altri 22 ettari a Salerno.

Tra poco l’azienda presenterà delle nuove ciotole bio, ideali per la pausa pranzo con packaging in PLA compostabile e biodegradabile, posate in mater-bi e kit dressing biologico. E i test sono partiti proprio durante il Sana con delle degustazioni nelle quali ai visitatori venivano proposte insalate miste e misticanza da provare con differenti arricchitori bio, chiedendo loro di compilare una scheda per capire quale fosse la ricetta ideale.

“Stiamo investendo molto nel biologico. Per ora solo il 20% della nostra produzione biologica viene venduta al mercato italiano, ma quest’ultimo è anche quello che ha maggiori capacità di incremento per i prossimi anni”.

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