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Biologico. Boom dei consumi in Gdo e nel dettaglio specializzato

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Nel 2015 il biologico è cresciuto del 20% nella Gdo, del 13,5% nel dettaglio specializzato. Dati molto positivi anche nel primo trimestre del 2016. Eppure l’offerta non corre così velocemente come la domanda.

I numeri del 2015 del comparto alimentare biologico lasciano pochi margini ai dubbi: +20,1% nel 2015 le vendite nella grande distribuzione (Iper+supermercati), pari a 872 milioni di euro, e ancora +13,5%, pari a 860 milioni di euro, il fatturato nel dettaglio specializzato.

Se a questi numeri aggiungiamo quelli generati da Normal Trade e Discount (206 milioni), farmacie e parafarmacie (125 milioni), erboristerie (121 milioni), altri canali come la vendita diretta, l’on-line o i gruppi di acquisto (238 milioni) e, infine, il food service (320 milioni), arriviamo ad un giro d’affari complessivo che in Italia vale 4,3 miliardi di euro.

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Nicola De Carne, retailer client business partner presso The Nielsen company

Un quadro, quello fornito durante l’incontro di Assobio a Milano di martedì 28 giugno, che certifica uno stato di salute decisamente in grande forma per un settore ormai entrato a far parte stabilmente delle abitudini di consumo degli italiani. Almeno questo dicono i dati, forniti da Roberto Pinton, segretario di AssoBio, per tutto ciò che non è grande distribuzione, e da Nicola De Carne, retailer client business partner presso The Nielsen company.

E non mancano dati positivi anche per il 2016 anche se, come ha sottolineato il presidente di AssoBio Roberto Zanoni, è ancora presto per fare previsioni: “Nel primo trimestre le vendite alle catene della grande distribuzione registrano un aumento vicino al 20%, gli altri canali segnano incrementi sempre superiori al 10%”.

Numeri che si inseriscono all’interno di un clima e un andamento dei consumi certamente ideale per il biologico, come ha sottolineato in più punti Nicola De Carne di Nielsen nella sua presentazione, in grado di intercettare la crescente domanda di prodotti dell’area salutistica e del benessere, all’interno della quale il bio pesa il 12,3%, in crescita dell’1,2% a maggio di quest’anno rispetto al 2015.

Se nel quadriennio 2010-2014 il biologico nella grande distribuzione era cresciuto dell’11%, nell’ultimo anno (dati a maggio 2016) è arrivato a +21%. Oggi il biologico vale il 3% degli alimentari confezionati con un offerta a scaffale che solo nell’ultimo anno è scresciuta del 26%.

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Sebbene le vendite rimangano concentrate soprattutto nel Centro Nord del Paese, che storicamente rappresenta il bacino più importante per le vendite dei prodotti biologici, anche nel Sud, nell’ultimo anno, si registra un aumento pari al 33%.

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Cresce anche il numero di famiglie acquirenti, che ora ha raggiunto quasi i 20 milioni e soprattutto il numero di clienti abituali (che acquistano bio tutte le settimane), salito a da 3,9 milioni a 4,5 milioni famiglie (+17%), pari al 18% di tutte quelle italiane.

Nella classifica dei singoli prodotti bio più acquistati (Iper+Super+ libero servizio+ Discount) la categoria dei “panetti croccanti”, vale a dire le gallette, svetta in cima con un valore di 83,2 milioni di euro: a seguire le confetture di frutta (81,6 milioni di euro) e le uova (81,1 milioni di euro). Tra i prodotti ortofrutticoli freschi spicca la performace dei limoni (21,9 milioni di euro, +34%).

Nonostante un quadro certamente positivo, c’è un dato che però mette in evidenza come il bio, un po’ in tutte le categorie, rappresenti un’occasione ancora non sfruttata adeguatamente dalla grande distribuzione.

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Il 55% degli italiani ritengono che i retailer non comprendano pienamente le loro preferenze sui prodotti. Se la domanda, quindi, continua ad evolversi molto velocemente, l’offerta risulta in ritardo. “Gli assortimenti che ci sono non tengono conto delle loro reali esigenze – ha sottolineato De Carne -. Ormai i clienti scelgono l’insegna anche in base al fatto che ci siano prodotti naturali o biologici in vendita”.

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