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Aziende

Soppressione porto di Savona. Conseguenze anche per il Gruppo Orsero?

Un effetto domino che rischia di far saltare l’acquisizione del terminal attualmente del Gruppo Orsero

Da tempo c’è preoccupazione a Savona per la possibile soppressione dell’Autorità Portuale della città ligure, contenuta all’interno del testo della riforma del sistema portuale che il governo vuole attuare proprio in questi giorni, con la immediata conseguenza del suo accorpamento all’Autorità Portuale di Genova. Sarebbe, infatti, la fine per uno scalo che, come sottolineava nei giorni scorsi il quotidiano La Stampa, ha ben 162 anni di storia alle spalle.

Ma tra le conseguenze che verrebbero a crearsi ci sarebbero anche la soppressione, o il rallentamento, di molte opere in essere e di possibili investimenti futuri già decisi. Tra queste il quotidiano Il Secolo XIX cita in particolare quelle collegate alla realizzazione della Piattaforma Maersk (in fase di costruzione a Vado Ligure), già finanziata con 450 milioni di euro (150 da privati e 300 con investimenti pubblici) i cui lavori dovrebbero terminare nel 2017. L’effetto domino che si verrebbe a creare con il blocco di quest’opera riguarderebbero anche “il casello autostradale di Bossarino, l’uscita ferroviaria e l’acquisizione di quote del terminal Vio”.

E proprio il blocco di quest’ultima operazione, secondo il quotidiano ligure, potrebbe creare non pochi problemi anche al noto e storico Gruppo Orsero, uno dei leader nell’import-export di ortofrutta. “A fine maggio il comitato portuale ha affidato al presidente Gianluigi Miazza un mandato esplorativo per acquisire quote fino al 64% del terminal attualmente di proprietà della famiglia Orsero. Se dovesse andare in porto, l’operazione porterebbe l’Autorità portuale – che oggi detiene circa l’8% delle azioni – ad arrivare alla maggioranza assoluta (72%), lasciando il restante 28% all’Autostrada dei Fiori”. Il tutto consentirebbe al Gruppo Orsero di avere “un’iniezione di liquidità che, unita ad altri risparmi, potrebbe contribuire ad uscire dalle secche della crisi”. Una sorta di “ciambella di salvataggio”, sempre secondo il Secolo XIX, considerando che da una parte il Gruppo ha nel ramo logistico-portuale il suo punto più debole, e che dall’altro proprio in questo periodo è impegnato a discure il piano di ristrutturazione del proprio debito con le banche.

Ora, tutta l’operazione rischia seriamente di saltare, proprio partendo dalla possibile soppressione dell’Autorità Portuale savonese. Lo stesso presidente Miazza conferma come “È evidente che per investimenti del genere un’Autorità portuale soppressa avrà ulteriori problemi e difficoltà”.

Fonte news. La Stampa, Il Secolo XIX. Credit foto: Il Secolo XIX

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