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Trend e Mercati

Il 2022? L’alimentare rincara del 3,5%

coop

La ricerca Coop con lo spettro dell’inflazione e la riduzione dei volumi di vendita. Crescono i consumi a base vegetale e biologici

Nel 2021 il più grande rimbalzo economico di sempre, nel 2022 il grande ritorno dell’inflazione. Un triste assaggio lo abbiamo visto nelle ultime settimane e sarà sempre peggio nei prossimi mesi. Gli italiani coltivano bene la resilienza e cercheranno di preservare i risparmi dal rincaro. Con ogni mezzo necessario.  Per questo, secondo il rapporto Coop Nomisma, il 2022 sarà l’anno della marca del distributore. Carrello più leggero, ma si punta al benessere con prodotti italiani, del territorio, salutisti e biologici. Lo dice l’analisi realizzata con due sondaggi dell’Ufficio Studi Coop e Nomisma condotti a dicembre 2021 (il primo su un campione rappresentativo della popolazione e il secondo sulla community di esperti del sito italiani.coop).

Lo spettro dell’inflazione: aumenti del 3,5% e per tutto il 2022

L’inflazione è come il mostro Cerbero:  mangia con voracità i risparmi e come sottolineano gli esperti intervistati dalla Coop: “Relega il budget delle famiglie nei confini delle spese obbligate (utenze e salute, soprattutto) e costringe tanti italiani a lasciare nel cassetto dei sogni i prodotti tecnologici, le serate con gli amici, i viaggi e le vacanze”. Questi i settori più colpiti mentre si dovrebbero salvare, seppure modificati, i consumi alimentari.

rapporto coop

“La prossima crescita dei prezzi riguarda soprattutto il ben più importante capitolo della spesa alimentare. I manager della filiera stimano un incremento medio dei prezzi alimentari superiore ai 3,5 punti percentuali con una ondata inflattiva che per il 63% del campione riguarderà sicuramente tutto il 2022“. Lasciate ogni speranza…

Le strategie contro il carovita, anche la marca del distributore

Come salvare il bilancio familiare? Caccia alle promozioni, ricerca di punti vendita e canali più convenienti, riduzione degli sprechi. Queste le tecniche per non consumare il conto in banca e preservare la capacità di spesa dello stipendio. Per i manager della filiera (il 61% degli intervistati) il 2022 sarà soprattutto l’anno della marca del distributore: “Considerata la soluzione che permettere acquisti con il migliore rapporto tra qualità e prezzo”. L’emergenza economica però non compromette l’attenzione alla salute: “Ad essere ancora una volta premiato in tavola il cibo del territorio (100% italiano e locale), mentre si consolida il trend verso una alimentazione biologica e salutista“.

Per chi se lo può permettere visto che tanti italiani “fronteggeranno il carovita con un diffuso downgrading del carrello, soprattutto al Sud e nella lower class, segnando peraltro una nuova ancora più consistente divaricazione dei consumi rispetto ai ceti più abbienti“. L’inflazione rende centrale il problema della diseguaglianza, ben presente nel Paese.

E il 2022 per la Gdo? Contrazione dei volumi

C’è l’inflazione, ma soprattutto l’incognita degli andamenti epidemici che rendono ardua una previsione puntuale sui consumi. L’Ufficio Studi Coop con il supporto di Nielsen stima “comunque un andamento delle vendite totali Gdo di poco inferiore all’1,5% a valore, come effetto congiunto di una probabile riduzione dei volumi, di un più ampio incremento dei prezzi e delle scelte di ricomposizione degli acquisti effettuate dai consumatori”. Certo non si alzano in alto i calici per brindare, ma si confida nel controllo delle diverse variabili. Il ritorno dei consumi a livelli pre-covid slitta però al 2023.

Online cresce: scontrino medio da 71 euro

Meno, ma sono sempre in crescita gli acquisti online: “Anche se più lentamente rispetto al boom del 2020, aumenta ancora il ricorso al canale ecommerce, la consumer base e il valore degli ordini”. A crescere è innanzitutto il valore medio degli acquisti online. Quest’ultimo è salito del +17% nel secondo quadrimestre 2021 rispetto ai primi 4 mesi del 2020 portando l’Italia al terzo posto in Europa, dopo Germania e Francia, per valore medio degli ordini online, con uno scontrino (digitale) medio di 71,0 euro. E il cibo digitale? Interessanti questi numeri: “Just Eat registra una crescita del +72% per la cucina healthy e del +127% per quella vegetariana. Il vegano registra un +90%, il poké +76%, le insalate +63%, il biologico +20% e il senza glutine +7%“.

Nel carrello 10 miliardi di cibo green

Nei primi sei mesi del 2020 il valore del carrello “green” in Italia ha raggiunto quota 10 miliardi euro (+8% rispetto all’anno precedente) e sono quasi nove su dieci gli italiani che dichiarano di prestare attenzione agli aspetti di sostenibilità quando si trovano davanti allo scaffale. E l’anno scorso? “Nei primi sei mesi del 2021 il 70% degli italiani ha acquistato prodotti alimentari e bevande di marche attive sul tema della sostenibilità ambientale, il 62% ha orientato la sua scelta verso marche che adottano scelte green credibili e non solo di marketing, il 60% ha acquistato prodotti di brand impegnati nella sostenibilità sociale”.

Il cibo del futuro a base vegetale e biologico

Il cibo del futuro? “Sarà sicuramente più sostenibile (secondo il 53% degli intervistati), biologico (47%), a base vegetale (44%) ma allo stesso tempo “Pronto da mangiare” (43%) e “Innovativo” (42%). Secondo il 39% inoltre, mangeremo prodotti più costosi. Tendenza quest’ultima, che si riflette nella consapevolezza del 23% che immagina un 2030 in cui il cibo sarà sempre più importante nella vita quotidiana ma allo stesso tempo riservato a pochi (20%)”.

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