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Retail

Lidl accusata di contraffazione, cosa sta succedendo

Sembra che l’insegna commercializzi un liquore alle mandorle identico allo storico Disaronno. Causa internazionale in corso

Contraffazione del marchio e concorrenza sleale. E’ questa l’accusa mossa da Disaronno, azienda italiana che produce il noto liquore alla mandorla a Lidl, colosso tedesco dei discount, che solo in Italia conta oltre 700 punti di vendita per un totale di 20mila dipendenti e che è presente in 31 Paesi al mondo.

Secondo l’accusa, l’insegna commercializzerebbe un prodotto simile, perlomeno nelle sembianze, a quello storico prodotto dall’azienda della provincia di Varese che vanta cinque secoli di storia e che viene commercializzato in oltre 160 Paesi.

In pratica, secondo Disaronno, Lidl dovrebbe ritirare dal mercato il suo prodotto, ossia circa 11 milioni di bottiglie di liquore alla mandorla.

Il problema è la bottiglia

Sul banco degli imputati non c’è la ricetta del liquore, ma la confezione. In modo particolare, secondo l’accusa, a essere simili, se non identici, sono le bottiglie a forma rettangolare con angoli smussati e il tappo a forma di prisma scuro con incisioni dorate. Per via dell’unicità e originalità della sagoma è in corso, da anni, una battaglia legale internazionale che ha come oggetto il reato di contraffazione e di concorrenza sleale e che coinvolge il Tribunale e la Corte d’Appello di Milano nonché la Cassazione.  

Due a zero per Disaronno

A oggi Disaronno ha vinto i primi due gradi di giudizio contro Lidl Italia e anche la causa contro la casa madre in Germania si svolgerà di fronte a un giudice italiano. Durante il primo grado di giudizio contro Lidl Italia è infatti emerso che il 90% delle bottiglie tacciate di essere copia quelle originali viene venduta all’estero e online.  

La sentenza

Il 29 aprile scorso è arrivata la sentenza, ma prima di entrare nel merito è doverosa una precisazione. E cioè che il liquore alla mandorla di Lidl viene prodotto per l’insegna in Italia, dalla distilleria Casoni della provincia di Modena. E, pertanto, davanti alla Cassazione, i vertici dell’insegna tedesca hanno precisato che non è Lidl a produrre, vendere o esportare la bottiglia, ma a farlo è  Casoni, nonostante la proprietà del marchio europeo della bottiglia sia di Lidl. L’accusa però contesta che il mandante degli ordini alla distilleria italiana sia comunque il discount tedesco. E, pertanto, per sciogliere il busillis, ci sarà un terzo round davanti ai giudici. 

Ora la bottiglia è diversa

In ogni caso, Lidl continua a vendere, anche in Italia, il liquore alla mandorla. La bottiglia continua a essere la stessa oggetto dell’accusa, ma a sigillarla ora c’è un tappo decisamente più anonimo, che non evoca alla memoria di chi acquista il liquore quello del famoso dell’Amaretto Disaronno. 

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