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Retail

A Crema Banco Fresco inaugura il format 2.0

Al via il piano di sviluppo dell’insegna che mette l’ortofrutta al centro dell’offerta. Nuovo layout, focus su esotico e sfuso. Nei prossimi mesi aperture a Cremona e Cantù

È il primo punto vendita lombardo, il terzo in assoluto dopo il debutto nel Torinese nel 2017, ma è già tempo di sperimentare un nuovo layout, pur mantenendo inalterati i cardini dell’offerta che vedono nell’ortofrutta il core business principale. È ufficialmente iniziato da Crema il piano di sviluppo di Banco Fresco, insegna del Gruppo Prosol Compagnia di Gestione Srl super specializzata nel fresco e freschissimo.

Ortofrutta superstar

“Abbiamo deciso di ribaltare il layout”, ha subito spiegato il direttore generale, Riccardo Coppa, durante l’inaugurazione. “La piazza dei freschi ora è ampia ed è subito all’ingresso, compresi i banchi assistiti a lato, mentre il secco è stato spostato in fondo, perché sebbene ci siano prodotto selezionati e ricercati, per noi è un servizio”. Un’impronta d’altronde chiara e coerente con un’insegna che punta tutto su una spesa all’insegna di fresco e freschissimo con una profondità di assortimento importante, se non imponente per varietà e provenienze. Soprattutto nell’ortofrutta che occupa lo spazio più grande e in posizione centrale nel negozio.

Il piano di  sviluppo: aperture anche a Cremona e Cantù

Otto casse, 40 dipendenti, una metratura di circa 1.000 metri quadrati, in questo caso leggermente più ampia rispetto ai due negozi piemontesi, un parcheggio sufficiente (forse non così ampio e a rischio congestione nei momenti di grande afflusso, come il giorno dell’inaugurazione). “Le prossime aperture saranno a giugno nella vicina Cremona e poi il primo di settembre a Cantù“, afferma Riccardo Coppa.

Milano? “Stiamo osservando delle posizioni, ma nulla è definito. Il formato sarà comunque sempre lo stesso”. Per ora non c’è ancora una piattaforma distributiva, sebbene sia nei progetti la sua realizzazione nel giro di due anni, avendo già individuato i siti giusti, per ora top secret. Il 2020 è stato ottimo anche per i due negozi aperti finora, che hanno registrato un incremento delle vendite superiore al 30%.

“Non siamo una boutique”

La prima impressione che si potrebbe avere è quella di essere all’interno di mercato coperto, con un’ottica prevalentemente gourmet. Ma non è così. O meglio, lo è anche, ma non solo. “Non siamo una boutique. Il nostro obiettivo è potere servire tutti i clienti – sottolinea ancora il manager di Banco Fresco – Da chi cerca il pomodoro a 14 euro il chilo a chi 2 euro. Essendoci una proposta importante c’è tanta scelta. Non abbiamo primi prezzi, ma  prodotti di ingresso che però devono avere uno standard qualitativo di un certo livello, altrimenti preferiamo non avere prodotto”. Un esempio? “Ci sono momenti dell’anno dove o fermiamo la vendita di una referenza, o non l’anticipiamo. Ad esempio, con le fragole quest’anno siamo partiti 10 giorni dopo la concorrenza perché non avevano i nostri standard qualitativi”.

Niente italianità e bio a tutti i costi

Girando tra i banchi dell’ortofrutta, oltre a osservare una cura nell’esposizione davvero invidiabile se confrontata con quella che si incontra in media nei reparti della Gdo classica, spicca una comunicazione essenziale. “La comunicazione è il prodotto“, ribadisce Coppa.
Su molti aspetti qui, d’altronde, si va controcorrente rispetto ai trend attuali del settore. Ad esempio l’italianità non è un dogma da rincorrere a tutti i costi. “Pesa in media tra il 50 e il 60%, ma dipende dalla stagione. In primavera ed estate l’assortimento è più italiano. Ma il punto è che noi prendiamo i prodotti dove sono buoni. In primis guardiamo all’Italia, ma se il Marocco in quel momento ha la qualità migliore andiamo lì. A parità di qualità rimaniamo invece in Italia“.
In questo momento, ad esempio, spicca l’offerta dei mirtilli, di ottima pezzatura, sia sfusi che in cassetta, esclusivamente marocchina, o due referenze di fragole francesi, le pere portoghesi e argentine e via discorrendo.

Il biologico, se non assente, non è quanto meno evidenziato o pubblicizzato attraverso corsie ad hoc o isole. “Non è una priorità. Noi puntiamo al rapporto qualità-prezzo. Siamo noi che garantiamo la qualità del prodotto a prescindere da qualsiasi moda. Quindi se c’è un prodotto che è biologico ed è buono per noi va benissimo, ma non mettiamo il biologico perché ci deve essere”.

Una filosofia “no brand”

Pochi grandi marchi. È un aspetto che emerge sicuramente nel secco, dove è raro imbattersi in brand mainstream, ma è presente anche nel reparto ortofrutta. Un esempio evidente lo si vede girando tra gli scaffali delle mele. A parte tre tipologie di mele Club – Kanzi, envy e Pink Lady – delle nove complessive in questo momento non troviamo nessun prodotto dei tre big cooperativi del Trentino-Alto Adige. Anzi, le renette, ad esempio, vengono dalla Val d’Aosta. “Preferiamo nel secco l’artigianalità e nel fresco esplorare anche piccoli produttori di territori di nicchia”. Un cartellino che recita “Le chicche dell’Italia” valorizza, ad esempio,questo approccio. Qui, quindi, è possibile trovare il sedano rosso di Orbassano o la cipolla di Breme.

Sfuso ed esotico, due distintività

Tutto è sfuso. O almeno, quasi tutto. Per intenderci, le fragole è impossibile venderle senza confezione al libero servizio, ma ad esempio i mirtilli lo sono, probabilmente un unicum in Italia. La frutta secca è tutta sfusa, così come le spezie, i thé, gli infusi. Il motivo? Dare certamente un’immagine di sostenibilità cercando di evitare il più possibile l’utilizzo di packaging. E in epoca Covid, con l’attenzione maniacale alla sicurezza, è certamente una bella sfida, evidentemente già sperimentata con successo nei due punti vendita del Torinese.

“Da sempre l’idea è questa, lasciamo al cliente la scelta. Siamo consapevoli che in Lombardia gli usi sono differenti, però noi abbiamo l’ambizione di proporre il nostro modo di fare anche qui. Sarà poi il cliente a dirci se gradito”. Sfuso che si pesa e prezza direttamente in cassa, altra particolarità in stile discount: aspetto che evita un’operazione al cliente – che può comunque controllare il peso di ciò che compra con alcune bilance posizionate nel negozio – ma ne aggiunge una alla cassiera, che dovrà quotidianamente sapere riconoscere tra le 330/400 referenze di frutta e verdura qui presenti in media.

Molto profondo, infine, l’assortimento esotico, un fiore all’occhiello di Banco Fresco secondo Coppa. Ananas e mango che maturano in pianta e arrivano via aereo e referenze davvero in grado di attirare una clientela molto eterogenea. Il cliente tipo di Banco Fresco? “Tra i 30 e i 40 anni, più famiglie che single”.

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