Retail

Pugliese (Conad): “Soddisfatti, ma non felici”

La polarizzazione dei consumi non è un indice di benessere. Il futuro? E-commerce e prossimità crescono, ma non bisogna illudersi

A leggere i numeri, la cavalcata di Conad sembra inarrestabile. Così è, infatti, e – se si confrontano fatturato e quote di mercato della cooperativa di imprenditori della grande distribuzione rispetto a 10 anni fa – si rimane impressionati. Eppure, durante la conferenza di fine anno Francesco Pugliese ha preferito tenere un profilo più basso rispetto al solito, senza ovviamente sottacere o sottostimare le grandi performance di quest’anno, che vedono l’insegna che dirige sempre più  in cima e leader di mercato.

La polarizzazione dei consumi non fa rima con benessere

Già nella mattina di ieri, nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Pugliese aveva cercato di spegnere i facili entusiasmi di coloro che indicano la Gdo come l’unica a guadagnare dalla crisi in atto a causa della pandemia. Ma anche nella conferenza stampa di qualche ora dopo l’amministratore delegato di Conad ha evidenziato alcuni aspetti che dal suo punto di vista devono far riflettere. Soprattutto uno: la polarizzazione dei consumi, che si è ulteriormente evidenziata quest’anno, non è un buon segno. Anzi. Vanno bene i prodotti premium così come i negozi del canale discount, sinonimo di diseguaglianze che aumentano.

L’idea di benessere? È andata in crisi. “Sto bene, se il contesto sta bene. Pensare al benessere delle nostre comunità significa costruire ponti, non muri. La polarizzazione in atto ci preoccupa. E non c’è un disegno di costruzione del nostro Paese”. Qualche stoccata ad alcune decisioni del Governo non sono mancate, a partire da quella di tenere chiusi i negozi dei centri commerciali nel fine settimana (“Sono luoghi più sicuri di alcune vie piene di gente”, ha detto), fino al divieto di vendere determinate referenze non alimentari: “Stiamo vivendo in una Babele”.

Integrazione Auchan? “Questa operazione ha del miracoloso”

L’integrazione della rete Auchan, uno dei temi caldi che ha catalizzato l’attenzione degli ultimi due anni quando si parla di Conad, è ormai in dirittura di arrivo: 182 negozi sono stati inglobati, 101 ceduti ad altri operatori causa antitrust, su altri 18 manca poco. Il tema più delicato, quello degli esuberi, secondo Pugliese, rappresenta una conquista: su 16.200 ex dipendenti Auchan, 11.115 sono stati integrati o all’interno di Conad (8.490) o altrove, 2.463 hanno aderito alla mobilità volontaria o incentivata, 2.121 sono stati ricollocati.
“Al momento gli esuberi sono 500, questa operazione ha del miracoloso“, secondo Pugliese, specie se confrontata ad altri fronti di crisi sul piano occupazionale, vedi Alitalia, Ilva, Mercatone Uno o Elettrolux. “A distanza di 12 mesi tutte le altre crisi sono identiche. Auchan, invece, è al di sotto di quanto avevamo dichiarato un anno fa. E in quei 182 punti di vendita diventati Conad ci sono anche 40 imprenditori ex dipendenti ora diventati imprenditori che abbiamo aiutato a livello economico e come formazione”.

Per quanto riguarda il mercato in generale, Pugliese spegne i facili entusiasmi di chi vede nel format di prossimità un nuovo Eldorado (“Il canale già a ottobre stenta. C’è sicuramente un ritorno, ma abbiamo un’offerta nella prossimità non coerente con le richieste del consumatore”) o parla solo di e-commerce (“È vero, ha accelerato tantissimo, ma attenzione: vale solo l’1,66% del largo consumo confezionato e non è profittevole”). Insomma, sono tutti alla ricerca di un punto di equilibrio tra fisico e virtuale.

Ci saranno altre operazioni di concentrazione delle forze nella Gdo nel prossimo futuro? “Il mercato della Gdo, per funzionare, ha bisogno di masse critiche importanti – conclude Pugliese – Abbiamo assistito a un fenomeno di concentrazione negli ultimi cinque anni, ma è solo l’inizio. Nei prossimi cinque ne vedremo ancora delle belle”.

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