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Reparto Ortofrutta

Frutta e verdura brutta ma buona, Kroger lancia la sua private label

Kroger_PickuliarPicks

L’insegna americana nel 2019 commercializzerà una linea di prodotti ortofrutticoli solitamente scartati per motivi estetici

Si chiamerà Pickuliar Picks la nuova private label di Kroger e comprenderà tutti quei frutti brutti esteticamente, e quindi solitamente scartati, ma ancora perfettamente buoni. Ad annunciarlo la stessa azienda attraverso Nicole Davis, senior innovation manager delle private label del colosso americano della grande distribuzione, durante il Food Forward Summit della U.S. Chamber of Commerce Foundation a Washington.

Kroger Zero Hunger Zero Waste

Logo Zero Hunger | Zero Waste (PRNewsfoto/The Kroger Co.)

I nuovi prodotti, che dovrebbero entrare in commercio nel primo trimestre del 2019, avranno un packaging ad hoc e saranno supportati da materiale di comunicazione e marketing che illustrerà ai consumatori americani perché un prodotto possa essere “imperfetto, ma perfettamente delizioso“, claim scelto da Kroger per incentivarne il consumo: se ad esempio è troppo piccolo è ideale per la pausa pranzo, se irregolare nella forma magari è più facile da impugnare e via discorrendo.

La nuova iniziativa di Kroger si inserisce all’interno del programma “Zero Hunger/Zero Waste” lanciato un anno fa e che intende combattere in modo drastico lo spreco alimentare entro il 2025 attraverso una serie di iniziative concrete, come ad esempio anche questa, e in considerazione del fatto che circa il 40% dell’offerta alimentare negli USA – pari a 160 miliardi di dollari – finisce poi nel bidone della spazzatura.

Non è la prima volta che negli USA frutta e verdura “ugly” vengono utilizzate da molte insegne come esempio del proprio impegno contro lo spreco alimentare. Se in Europa ha fatto storia l’oramai famosa iniziativa della catena francese Intermarché con la campagna dal titolo “Fruits et legumes moches”, dall’altra parte dell’Atlantico un’iniziativa simile fu quella che vide Whole Foods stringere un accordo con l’organizzazione Imperfect Produce, che si occupa di aiutare gli agricoltori a vendere frutta e verdura imperfette.

 

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