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Le Cestarelle. L’idea 2.0 per vendere prodotti freschi bio del tarantino

La città è tristemente famosa per l’inquinamento. Eppure c’è chi ha deciso di vendere melanzane e albicocche on line

Melanzane viola e albicocche sono le due referenze che in questo momento vengono segnalate come disponibili. Ma durante l’anno l’assortimento di frutta e verdura spazia dai carciofi ai cavolfiori, dalle rape alle cipolle. Insomma, tutto ciò che è stagionale, bio e a km 0, perché qualsiasi prodotto proviene da aziende agricole del territorio. Siamo in Puglia e l’idea di un sito internet per vendere, non solo frutta e verdura, in sé non è più una notizia così originale se vogliamo. Se però il comprensorio che diventa protagonista è quello di Taranto, allora tutto assume una dimensione diversa. Sì, perché benché la ricchezza agricola di questa zona sia certamente un dono di grande pregio, Taranto è putroppo famosa per altro. L’inquinamento. L’Ilva.

L’idea è venuta a due trentenni, Marianna De Benedetto e Marco Capano: ordini via email o telefono, composizione delle “cestarelle” il giorno seguente, consegna a domicilio a Taranto e provincia. A rendere possibile il progetto il consorzio Crismont di Ginosa Marina, sul litorale ionico, che trasforma prodotti bio della zona. Se trionfalmente la Gazzetta del Mezzogiorno parla proprio di Taranto come città della nuova “riscossa” del bio e del Km 0, una domanda non può che sorgere spontanea. Come si fa a fare bio intorno alla città più inquinata d’Italia? A rispondere, sulle pagine del quotidiano, i due protagonisti. «Gli orti della provincia tarantina sono meravigliosi e l’Asl li controlla molto di più che in qualunque altra località».

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