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Pomodoro, Confagricoltura Parma chiede di riaprire la trattativa

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Autore Redazione

Necessario un accordo sul prezzo per l’annata. Intanto, i dati Anicav mostrano la crescita in valore dell’export 2023

“Va riaperta la trattativa per definire il prezzo del pomodoro da industria del nord Italia. È un’azione necessaria per il bene di tutta la filiera”. La richiesta arriva da Confagricoltura Parma a seguito della conclusione della trattativa, annunciata da Anicav (Associazione nazionale delle industrie delle conserve alimentari vegetali), relativa alla definizione dell’accordo quadro dell’area nord Italia.

“Stiamo vivendo una situazione senza precedenti. – spiega Confagricoltura Parma – Non era mai accaduto, a nostra memoria, che la trattativa per la definizione dell’accordo quadro dell’area nord Italia fosse dichiarata conclusa, in maniera irrevocabile, senza arrivare alla sottoscrizione di un accordo che definisse il prezzo di riferimento per l’annata in corso”.

“Anicav – entra nel dettaglio Confagricoltura – ha invitato le industrie a procedere autonomamente per sottoscrivere accordi con i singoli produttori. Quest’azione darebbe il via ad una vera e propria deregulation rispetto alle regole che hanno sempre consentito, pur tra difficoltà e diverse posizioni, di trovare un accordo tra produttori di pomodoro e trasformatori”.

Confagricoltura Parma aggiunge che “sarebbe uno strappo  che pregiudicherebbe le relazioni di filiera vanificando l’importante ruolo delle organizzazioni di produttori e mettendo in discussione le regole condivise e la rilevanza di azioni quali il monitoraggio delle consegne, il controllo della qualità e delle certificazioni oggi in capo all’Oi pomodoro da industria del nord Italia, organo costituito anni fa da imprenditori che hanno scritto la storia dell’industria conserviera a Parma. Per queste ragioni – conclude Confagricoltura Parma – riteniamo sia necessario fare tutto quanto possibile affinché la trattativa, al momento dichiarata conclusa, possa essere riaperta. Per ricucire lo strappo fondamentale potrebbe essere il ruolo della parte politica per compiere quell’attività di mediazione necessaria affinché trasformatori e produttori, con i rispettivi organi di rappresentanza, possano trovare l’intesa per un accordo quadro che è sempre stato, prima di tutto, una forma di garanzia reciproca rispetto ad una corretta programmazione e ad un’equa remunerazione”.

Cresciuto in valore l’export 2023

Intanto, Anicav ha diffuso i dati sull’export dei derivati del pomodoro.  Simbolo dell’italianità ed elemento cardine della nostra tradizione culinaria, apprezzato dai consumatori di tutto il mondo, il pomodoro conservato può, a tutti gli effetti, essere annoverato tra i protagonisti della Giornata nazionale del made in Italy, istituita dal Mimit per promuovere il valore e la qualità dei prodotti del nostro Paese.

Un successo planetario, quello dell’oro rosso italiano, testimoniato dai numeri dell’export cui è destinato oltre il 60% della produzione. Nel 2023 le esportazioni di tutti i derivati del pomodoro hanno registrato una netta crescita in valore, con un significativo aumento del 16% rispetto all’anno precedente, per un totale di circa 3 miliardi.

“La costante crescita delle esportazioni non lascia spazio a dubbi: le nostre conserve di pomodoro sono apprezzate in tutto il mondo per l’elevata qualità della materia prima coltivata dai nostri agricoltori, per il saper fare dei nostri imprenditori e per gli elevati livelli di sicurezza e si confermano un’assoluta eccellenza della produzione agroalimentare italiana”,  commenta Giovanni De Angelis, direttore generale di Anicav.

L’Italia è il primo Paese produttore ed esportatore di derivati del pomodoro destinati direttamente al consumatore finale: concentrati, pelati, passate, polpe e pomodorini che troviamo sugli scaffali dei supermercati sono sostenibili sotto il profilo ambientale, etico-sociale e della salute e sicurezza alimentare e sono ottenuti da pomodoro 100% italiano di alta qualità che deve essere lavorato entro 24 ore dalla raccolta. Tempi di lavorazione del tutto incompatibili con quelli che sarebbero necessari a importare la materia prima da altri Paesi.

Per questo motivo non trovano alcun fondamento i continui attacchi, rivolti ai trasformatori, che mettono in discussione l’origine dei prodotti confondendo i consumatori e inducendo a credere che non ci siano differenze tra i derivati del pomodoro e che tutto ciò che arriva sulle nostre tavole è di dubbia origine, danneggiando così l’immagine di un intero settore.

“La preoccupazione della nostra filiera– continua De Angelis – è legata alle importazioni, in Europa e quindi in Italia, di pomodoro semilavorato proveniente da Paesi extra Ue che non applicano i nostri stessi standard etico-sociali ed ambientali facendo, in questo modo, concorrenza sleale alle nostre imprese. Un Paese come l’Italia, che ha una forte vocazione all’export soprattutto nell’agroalimentare, non può invocare politiche restrittive ma ha l’obbligo e il dovere di chiedere ed applicare il principio di sussidiarietà. Tutti devono avere e rispettare le stesse regole. Questo è quello che chiediamo con forza all’Europa a tutela del nostro sistema produttivo, superando posizioni demagogiche fuorvianti e dannose per la reputazione di un’industria e di un prodotto, il pomodoro conservato, che da secoli è alfiere del made in Italy nel mondo”.

Fonti: Confagricoltura  Parma – Anicav

 

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