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Prodotti

Pesca di Verona Igp, qualcosa si muove

Venerdì a Bussolengo un incontro organizzato da La Grande Bellezza Italiana al quale hanno partecipato produzione, Gdo e istituzioni

Calo della produzione, incognite climatiche, concorrenza di altre regioni e crisi dei consumi. Davanti a tutto ciò, i produttori delle pesche e nettarine di Verona Igp hanno deciso di fare quadrato e adeguare il Disciplinare alle nuove richieste (ed esigenze) del mercato.

Per questo venerdì 24 marzo, a Bussolengo si è tenuto un interessante incontro organizzato dalla Fondazione prodotti agricoli di Bussolengo e Pescantina in sinergia con La Grande Bellezza Italiana e il patrocinio dei due Comuni interessati.
Invitati: parti agricole, associazioni sindacali, Gdo e istituzioni per inaugurare (almeno da queste parti) un nuovo modello di collaborazione e siglare un patto di valorizzazione di questi prodotti.

Ad aprire i lavori con il compito di illustrare il contesto Salvo Garipoli, direttore di SGMarketing, il quale – dati alla mano – ha spiegato come, malgrado perdano quote di mercato, le pesche rappresentino ancora i due terzi delle vendite, contro un terzo delle nettarine. “Senza le pesche il reparto ortofrutta d’estate non esisterebbe – ha chiarito Garipoli – Parliamo di una grande categoria che, aggiungendo le albicocche, vale il 35% del fatturato del reparto. Ecco perché il retail non può fare a meno del vostro prodotto”.

“Ma non può fare neppure a meno della qualità richiesta dal mercato – ha aggiunto il direttore di SGMarketing – Perché senza qualità non c’è valore e non c’è prezzo”.

Intanto, i consumatori oggi chiedono prodotti del territorio, di origine locale, e Dop e Igp possono rispondere a questa richiesta. La ricetta di Garipoli è fatta di tre ingredienti: “La filiera deve essere organizzata, senza massa critica non si va da nessuna parte; i tempi sono maturi perché produzione e Gdo lavorino in sinergia; la qualità deve essere fatta di elementi concreti”.

Sulla qualità ha insistito anche Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona, ricordando come la provincia scaligera (che vale l’80% della frutticoltura veneta) negli ultimi tre anni abbia perso 3.000 ettari di pescheti: “Eppure – ha osservato – il consumatore si dichiara disposto a spendere di più in termini di stagionalità e produzioni locali”.

I consigli della Gdo

All’incontro hanno partecipato anche Giuseppe Mion, presidente Migros, e Antonio Troiani, senior buyer Ortofrutta di Rossetto Group.

“Si mangia meno, ma si mangia meglio – ha riassunto Mion – Nell’assortimento Migros il valore del territorio, locale o almeno nazionale, vale molto. E così il prodotto di stagione. Per lavorare bene insieme ai fornitori chiediamo programmazione e trasparenza. E aggregazione, perché solo così possiamo avere garantiti i volumi. Per il futuro del reparto la parola più importante è qualità. L’ortofrutta c’è e ci sarà sempre, ma bisogna lavorare con programmazione e qualità. Poi, forse, è ora di smettere di vendere aglio cinese e limoni argentini”.

Dal canto suo, Troiani ha portato numeri in controtendenza con un reparto ortofrutta ancora in crescita e il 10% del suo fatturato fatto dalle pesche. “I volumi sono strategici per noi – ha precisato – Vanno superati i localismi e creato un unico punto dove attingere le eccellenze. Oggi si fa fatica, serve maggiore sinergia”.

“Il prodotto da solo non basta, serve maggiore collaborazione tra le parti – ha concluso Leonardo Odorizzi de La Grande Bellezza Italiana – E l’incontro di oggi è servito proprio a creare consapevolezza di ciò. Insieme possiamo lavorare meglio per soddisfare le richieste di chi decreta il successo o l’insuccesso di ogni nostro progetto, vale a dire il consumatore”.

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