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Prodotti

Mobilitazione in Puglia: “L’uva ancora sulle piante”

La Regione sta lavorando su un ristoro per compensare le perdite dei produttori

In Puglia sono tanti i viticoltori a denunciare una grande quantità di prodotto invenduto, una quantità impressionante di uva ancora sulle piante pronta a marcire nei casi più estremi. Il problema è serio, ricorda il dramma della filiera delle ciliegie, e non stupisce che ieri sera a Rutigliano, uno dei comuni più importanti per la produzione di uva da tavola, si sono dati appuntamento centinaia di produttori. In tanti rimasti fuori dalla sala consiliare comunale. I sindaci sono con gli operatori e la Regione sta lavorando ad un provvedimento per dare un ristoro a chi non ha venduto e a chi ha venduto a poco prezzo e sotto i costi di produzione. Il problema c’è come conferma anche l’intervento della Coop.

Un sindaco: “Agricoltori non più arrabbiati ma spaventati”

L’assemblea è stata organizzata dal Caut (Comitato agricoltori uva da tavola) che ha proposto il confronto: “Sulle problematiche di commercializzazione dell’uva da tavola“, hanno aderito e partecipato numerosi sindaci e il presidente della commissione consiliare regionale per lo sviluppo economico della Puglia Francesco Paolicelli.

“Gli agricoltori arrabbiati li ho visti spesso, ma questa sta diventando disperazione e vedo tante persone spaventate. In Comune arrivano per chiedere aiuto lavoratori che conosco da sempre e che hanno sempre lavorato bene. Quest’anno non hanno venduto e chiedono come fare per mandare avanti le famiglie. Più che rabbia ora c’è spavento”.

La Regione al lavoro per un ristoro

In assemblea sono state diverse le richieste dallo sgravio fiscale ad un prezzo minimo. La Regione c’è e ha promesso un intervento di ristoro per compensare le perdite. Lo strumento ancora non è definito, la campagna è ancora in corso, ma si vuole dare ossigeno agli imprenditori per assicurare che non si abbandonino i campi.

Con la  portavoce del Caut, si è formato solo un mese fa, Antonella Nacherlilla myfruit.it fa la sintesi di quello che sta succedendo: “L’assemblea è stata molto partecipata, i sindaci stanno con noi, la Regione sta lavorando  ad un intervento di ristoro non per avere un profitto per ma per equiparare i costi e assicurare un futuro a tante piccole imprese. Un intervento celere, abbiamo bisogno di ossigeno se vogliamo un futuro”.

Ripensare la filiera

La portavoce dei viticoltori non si limita alla richiesta da pronto soccorso ma ragiona su come superare il problema che conosce bene sia perché il marito ha un’impresa sia perché ci ha scritto la tesi di laurea sulla filiera dell’uva da tavola pugliese. “Dobbiamo ripensare all’aggregazione, creare economie di scala su fornitura e approvvigionamento dei fattori produttivi, ma pure pensare al confezionamento, alla commercializzazione e  fare marketing. Un grosso lavoro e serve il sostegno delle istituzioni”.

Nacherlilla: “Abbiamo innovato sulla produzione, fermi sul mercato”

I produttori sono pronti ai cambiamenti? “Prima c’era la varietà Regina poi il boom economico dell’uva Italia in tutti i mercati per tutte le sue buone caratteristiche del prodotto – sottolinea Nacherlilla – . Ma non ci siamo fermati,  Abbiamo innovato copertura, allungato il calendario, lavorato su   toelettatura dei grappoli rendendoli più omogenei, lavorato su colore e limpidezza e dopo tutto questo lavoro cambiato stile dei tendoni  e ora più arieggiati. Ne abbiamo fatto di strada”.

Bene, ma allora il problema?  “Si è innovato su lato di produzione, non si è pensato al mercato. Non ci siamo posizionati e valorizzata la nostra produzione, poi le carenze sull’ aggregazione quando il mercato chiede quantità, qualità e certezza che un piccolo produttore non può garantire ma tanti piccoli produttori si“. Una ricetta di cui si è parlato spesso, un sindaco in sala ha ricordato che in ancora in troppi non aderiscono a Op, ma che deve trovare soluzione vista la disperazione tra i filari.

Bene la senza semi: “Ma non rinunciamo alla nostra qualità”

Non si può non parlare di uve senza semi. “Ci dicono che non si vede la tradizionale e si punta sulla senza semi, ma abbiamo visto problemi di vendita anche su questo lato – sottolinea Nacherlilla -. E ci siamo adattati anche sul quel fronte. Abbiamo messo in cantiere un programma di cambio varietale e di adattamento alla domanda del consumatore, ma c’è qualcosa che non va. Senza dimenticare costi esorbitanti per bollette, fitofarmaci, la manodopera”.

Problemi e opportunità ma “la qualità è sempre ottima, noi sappiamo come ottenerla. Va bene l’innovazione ma non possiamo rinunciare al nostro prodotto tradizionale. A volte è anche una questione di moda”.   Va bene adattarsi ma serve anche altro: “Non ci è garantito un catasto che quantifichi un costo medio di produzione, non c’è un prezzo minimo di acquisto, c’è la legge sulle pratiche sleali ma un piccolo produttore come fa a denunciare,  finirebbe subito fuori mercato”.

Capitolo Igp? “C’è ma deve essere veramente valorizzato”. C’è un Pnrr: “Stiamo chiedendo ma bisogna capire come creare il progetto e che questo risponda ai requisiti richiesti. Servono competenze”. Chiaro che in un programma di ripartenza nazionale non può mancare un prodotto come l’uva da tavola pugliese tradizionale ed è un peccato, ma pure un segnale, che ancora non ci sia un progetto. Visto che i fondi del Pnrr vanno impiegati entro il 2026.

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