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Prodotti

L’impresa che fa business con le pale del ficodindia

Opuntia

Dagli scarti della pianta anche integratori alimentari. E i costi diventano risorsa economica

Ficodindia una pianta? “Meglio definirla un centro benessere con le radici”. Questa la risposta di Angelo Incorvaia presidente della cooperativa, nata nel 2021, che sta valorizzando il marchio Opuntia Italia. Un progetto che attraverso gli “scarti” di una delle colture simbolo della Sicilia ottiene un prodotto che commercializza per l’alimentare, la nutraceutica, la farmaceutica e la cosmetica. Si parte con 70 ettari a San Cono, la capitale europea del ficodindia con 2mila ettari dedicati, nella città metropolitana di Catania.

Il primo passo nei campi a ottobre

L’attività è pronta a partire a ottobre ma come spiega a myfruit.it il presidente Incorvaia è stata preceduta da un lungo lavoro di ricerca. “Abbiamo raccolto, catalogato e acquisito tutta la bibliografia scientifica, fatto tutti i test e le analisi sui semilavorati di cui si occupa l’azienda. Noi siamo una cooperativa che fa la prima lavorazione. Alla fiera Sana abbiamo presentato i prodotti a base di Opuntia – il ficodindia, ndr – con il marchio registrato Opuntia Italia mentre la cooperativa si chiama AgriSicilia e si occupa della lavorazione della materia prima vegetale”. Si inizia ora quando finisce l’attività produttiva delle piante: “Aspettiamo anche qualche pioggia così le piante si idratano”.

Rendere preziosi gli scarti: ficodindia, ma pure foglie di olivo e melagrane

Partiamo dal primo passaggio della filiera produttiva: “Acquistiamo in alcuni casi gli scarti  di potatura e in altri quelli di lavorazione, per esempio le foglie di olivo”. Una volta che la materia prima viene lavata e igienizzata si decide la destinazione: “Può essere l’essiccatore o l’estrattore da cui derivano semilavorati pronti per l’industria che a sua volta li lavora. Aggiungiamo valore alle olive, al ficodindia e dal prossimo anno anche alle melagrane”.

Si riciclano gli scarti che diventano materia prima. Questa la mission. “Questi sottoprodotti, chiamati ingiustamente sottoprodotti, in realtà sono dei coprodotti e  in alcuni casi generano più fatturato loro che il prodotto principale”. Il ficodindia viene lavorato tutto a San Cono. “Noi guardiamo dove gli altri non guardano per poter generare valore e ricchezza da molti prodotti che diversamente finiscono classificati rifiuti speciali o al massimo destinati all’alimentazione degli animali o come fertilizzanti”.

La potatura da costo a risorsa

La potatura prima era un’uscita ora è si è trasformata in entrata nel conto economico: “Potare i cladodi – le pale del ficodindia, ndr –  vuol dire investire tempo e denaro. Un costo che ora diventa risorsa economica”. Quello che si buttava oggi si raccoglie per produrre  un prodotto tutto biologico.

Dalla lavorazione delle pale si ottengono il NopalDry e l’OpuntiaGel. Il primo vede i cladodi trattati all’interno di essiccatori in inox progettati appositamente per quest’uso. Si ha l’essiccazione a bassa temperatura (40 gradi) che “permette di mantenere intatte le proprietà biochimiche del prodotto. Terminato il processo il prodotto  viene triturato e confezionato Diverse le proprietà: potere antiossidante e ha una capacità molto maggiore del melograno, poi protettore gastrico, regolatore del colesterolo, integratore alimentare”.

Analisi con Università di Firenze

Il presidente Incorvaia  spiega le proprietà del gel: “Un’alternativa naturale all’Aloe. L’estrazione meccanica e a freddo permette di conservare tutte le proprietà del prodotto utilizzato come protettore gastrico, regolatore del colesterolo, integratore alimentare, regolatore di lipidi”. E non sono tutte. “Questi benefici sono stati documentati dall’Università di Ferrara. Abbiamo investito tantissimo in analisi e ricerca”. Dai fiori di ficodindia, vengono essiccati a bassa temperatura, hanno scoperto che “sono ricchissimi di acido gallico, polifenoli, magnesio, vitamina C e betalaina”.

Stabilimento da 25mila metri quadrati

Stabilimento Opuntia Italia

Senza dimenticare l’investimento industriale. Lo stabilimento di Opuntia Italia sorge in contrada Burgio, nella zona industriale di Butera in provincia di Caltanissetta,  è suddiviso in tre aree produttive destinate alla lavorazione di prodotti in fase liquida,  solida ed essiccati. Una superficie totale di 25mila metri quadrati e un magazzino di 2.500 posti pedana che assicura un importante stoccaggio dei prodotti lavorati. Lo stabilimento di  San Cono è quello di prima lavorazione e  la struttura ospita linee di primo lavaggio e sanificazione. Il team aziendale è composto dal presidente Angelo Incorvaia anche direttore produzione e vendite, Felice Mezzasalma (vicepresidente e responsabile della logistica), Sandro Incorvaia (responsabile amministrativo e automazione), Gaetano Spitale (imprenditore agricolo) e Titta Platamone (responsabile sviluppo prodotti e qualità).

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