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Prodotti

Caldo, in Lombardia ortofrutta ustionata

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Autore Redazione

Danni per peperoni, zucche e meloni tra Brianza, Bergamasca e Bresciano

Il grande caldo sta ustionando frutta e verdura nei campi assediati dalla siccità. È quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti Lombardia mentre tutta la regione si appresta a vivere giorni torridi con le temperature minime e massime previste costantemente al di sopra delle medie di almeno tre-cinque gradi e con punte vicine ai 40 gradi.

“In particolare – precisa Coldiretti Lombardia – tra Brianza, Bergamasca e Bresciano si segnalano casi di peperoni, zucche e meloni scottati dal caldo con gli agricoltori che cercano di correre ai ripari ombreggiando i prodotti, anche attraverso erba e foglie come barriere naturali. Le scottature da caldo danneggiano in maniera irreversibile frutta e verdura, fino a renderle invendibili”. 

Eventi anomali

Una situazione che si somma agli altri danni provocati all’agricoltura dagli eventi estremi e dalla siccità, in un 2022 che in Italia si classifica nel primo semestre come l’anno più caldo di sempre con una temperatura addirittura superiore di 0,76 gradi rispetto alla media storica, ma si registrano anche precipitazioni praticamente dimezzate lungo la Penisola. La tendenza al surriscaldamento è evidente nel nostro Paese, dove la classifica degli anni più caldi negli ultimi due secoli si concentra nell’ultimo decennio e – precisa Coldiretti – “comprende nell’ordine il 2018, il 2015, il 2014, il 2019 e il 2020”.

“Il cambiamento climatico è stato accompagnato da un’evidente tendenza alla tropicalizzazione che – continua Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi. A cambiare significativamente in Italia è la distribuzione temporale e geografica delle precipitazioni tanto che la siccità è diventata la calamità più rilevante per l’agricoltura italiana con danni per le quantità e la qualità dei raccolti”.

Fonte: Coldiretti

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