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Ecco il melone Bristol a residuo zero

Non solo tempi di carenza, ma agrofarmaci di origine naturale e di derivazione biologica e tanta prevenzione. Packaging ad hoc

Le ultime tre settimane sono state molto intense per i meloni. Il grande caldo ha infatti accelerato la maturazione dei frutti nell’areale di Mantova e dintorni. Ma le temperature non sono l’unico fattore caldo per i meloni della Op grossetana Bristol, che ha aziende socie in Lombardia, Emilia, Veneto e Abruzzo.

“Tutto è pronto per il lancio della nuova filiera che ha per protagonista il nostro melone liscio Bristol a residuo zero – spiega a myfruit.it il responsabile tecnico, Tommaso Concari – Tra pochi giorni, infatti, il melone Bristol potrà fregiarsi della certificazione Bureau Veritas“.

Non è solo una questione di residui

Un attestato che non certifica semplicemente la presenza di residui di principi attivi di natura chimica con valori sotto il limite minimo di rilevabilità (inferiori a 0,01 mg/kg) tramite analisi dei frutti effettuate da laboratori accreditati terzi e indipendenti.
Il disciplinare della Op prevede, infatti, linee guida che le tre aziende attualmente selezionate per la produzione a residuo zero si impegnano a rispettare (con l’impegno di conferimento). Linee guida che prevedono l’impiego di insetti utili antagonisti, di microrganismi utili ma, soprattutto, di agrofarmaci di origine naturale con zero residualità  (concetto diverso dal rispetto dei tempi carenza) e di derivazione biologica (come zolfo e rame).

Inoltre, le aziende, pongono grande attenzione alla gestione agronomica della pianta per stimolare le sue autodifese, intervenendo in modo mirato su una nutrizione senza apporto di nitrati, una irrigazione smart e puntuale (grazie anche a un sistema di sonde che rileva l’umidità e la temperatura nel suolo) e alla gestione dell’ambiente di coltivazione, stimolando il ricambio di aria e mantenendo la temperatura sotto controllo”.

“Il residuo zero è ancora poco conosciuto e dovremo investire in comunicazione – osserva il tecnico – Nel nostro caso, infatti, non usiamo principi attivi di sintesi con residualità, ma lavoriamo molto sulla prevenzione, sulla scelta degli areali di produzione (le tre aziende selezionate sono dislocate in tre differenti areali tra centro e nord Italia) anticipando gli interventi e garantendo la rintracciabilità della filiera dal seme alla cassetta finale. Questo ci permette non solo di avere un prodotto sano, sicuro e di qualità, ma anche di fidelizzare il consumatore finale avendo sempre un prodotto uguale da inizio a fine stagione, utilizzando sempre la stessa varietà di melone liscio”.

Un nuovo packaging creato ad hoc

La certificazione sarà messa in bella mostra grazie anche al nuovo packaging. “Per dare risalto al frutto abbiamo scelto due nuovi colori, il verde e il viola, e inserito il Qr-code che permette di collegarsi al sito web aggiornato con la pagina dedicata al residuo zero. Ma soprattutto nella confezione è indicato il numero di certificato Bureau Veritas. Il melone Bristol residuo zero sarà commercializzato solo in questo nuovo pack”, aggiunge Concari, che conclude: “I test condotti nei mercati generali sono andati bene e c’è molta curiosità e richiesta. La campagna 2021 è entrata nel vivo con quasi un mese di ritardo, a fine giugno, e si chiuderà a inizio settembre. Obiettivo di questa prima annata i 500-700 quintali che diventeranno oltre 1.500 quintali dal terzo anno in poi”.

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