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Uva da tavola, Giudice: “Andrà tutto bene”

Il titolare della siciliana Verde Mediterraneo: “Qualità e quantità quest’anno sono ottimali. I mercati, finalmente, iniziano a sbloccarsi”

Buone nuove da Vittoria (Ragusa): la campagna dell’uva da tavola, per lo meno nella azienda agricola Verde Mediterraneo, promette bene. Iniziata la raccolta lo scorso primo giugno, terminerà alla fine di luglio. E, come racconta Pietro Giudice, titolare insieme all’omonimo cugino, si tratta di una annata più che soddisfacente sia in termini qualitativi, sia in termini quantitativi: “Rispetto allo scorso anno – precisa – parliamo di un abbondante 40% in più“. Il che, in effetti, dà una misura precisa circa le rese. Ma dal punto di vista qualitativo, come esprimere le performance di quest’anno? Secondo Pietro, la percentuale vale anche per la qualità: “Anche dal punto di vista organolettico – spiega – quel +40% descrive perfettamente la situazione”.

L’Italia, l’estero e la Gdo

Pietro e Pietro Giudice, i cugini titolari di Verde Mediterraneo

La società cooperativa agricola Verde Mediterraneo, sei ettari sotto serra per un totale di più di 11mila ceppi di uva da tavola delle varietà Vittoria (5 ettari) e Black Magic (1 ettaro), è giunta alla seconda generazione: nata nel 1998 dai fratelli Giudice, oggi è nelle mani dei cugini Pietro e Pietro, i quali portano anche lo stesso cognome. Sono dodici i dipendenti che lavorano presso l’azienda, a cui si sommano gli stagionali che intervengono nel periodo dell’acinellatura e della raccolta: “Quest’anno qualche problema con la manodopera lo abbiamo avuto – ricorda – ma abbiamo fatto fronte all’emergenza reclutando tutti i parenti disponibili”.
I mercati di riferimento sono quello italiano e quello estero, più o meno in egual misura. Sui banchi della Gdo l’uva dei cugini Giudice è presente, ma non per mano loro: “Noi gestiamo i mercati – racconta Pietro – Nei supermercati il nostro prodotto arriva, ma non direttamente da noi”. Per estero si intende soprattutto Francia ed Europa dell’est: “Lavoriamo molto bene con la Romania – puntualizza il produttore – Proprio ora stiamo organizzando un carico verso questa destinazione”.

Finita l’incertezza, andrà tutto bene

A fronte della qualità e delle quantità più elevate – si parla di 22 chili per pianta, contro i 10-12 dello scorso anno – fino a un paio di giorni fa una nota stonata per la campagna 2020 c’era. Complici il virus, le frontiere chiuse, le riaperture scaglionate, l’incertezza regnava sovrana e, di conseguenza, i mercati erano fermi. “Negli ultimi giorni però qualcosa si sta muovendo – riferisce – Anche il maltempo al nord non ha aiutato, ma vedo che ora la situazione si sta sbloccando: andrà tutto bene, sarà un’ottima annata“. Tanto che sono in essere progetti di espansione: “Le richieste sono in aumento, l’idea è quella di ingrandirci”, non nasconde il produttore.

Il prezzo giusto e l’eccellenza italiana

Quanto alle uve senza semi, Giudice è categorico: “Le varietà apirene non le abbiamo mai trattate – spiega – perché il prodotto italiano i semi li ha. Si tratta di una nota distintiva, di un simbolo che era e continua a essere segno di eccellenza, anche all’estero”.

Infine due parole sul prezzo che, come spiega Giudice, quest’anno accontenta tutti, produttori e consumatori: “Siamo a un livello di prezzo ottimale – conclude – che oscilla tra 1,80 e, 2,20 euro il chilo. E’ un prezzo che remunera gli sforzi fatti per coltivare primizie, ma che tiene conto anche delle esigenze del consumatore, che spende il giusto per un prodotto di qualità“.

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