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Prodotti

In Sardegna piccoli produttori di fico d’India crescono

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Sull’isola ci sono 300 ettari, per lo più “selvatici”. Cresce però l’interesse per un frutto tuttora di nicchia e che fatica a trovare canali di vendita

Nelle campagne sarde si trova tanto, tatissimo fico d’India, anche se usato più come barriera tra le proprietà, relegato quindi all’autoconsumo e a disposizione di chi non ha terra. In pratica, il fico d’India non si compra e non si vende. Si raccoglie.

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Eppure qualcosa si muove e, ad esempio, Agris, braccio agricolo scientifico della Regione Sardegna, sta cercando di superare questo modello per far sì che diventi una vera risorsa per l’agricoltura locale e un’opportunità di business, considerando la crescita di interesse intorno a questo frutto. Uno dei protagonisti di questo piccolo movimento è Fulvio Tocco di Agrisex presidente della Provincia Medio Campidano, che lanciò il programma Vivere la campagna con la mobilitazione di centinaia di aziende agricole e che sostiene i piccoli produttori.

Fulvio Tocco

Fulvio Tocco

Tocco è in prima fila nella prima sagra del fico d’india del Campidano che si svolgerà il 1° settembre a Serrenti, all’interno della quale è previsto l’intervento del direttore del servizio Agris Martino Muntoni che parlerà di “Varietà e tecniche di coltivazione del fico d’india”.

Un evento per fare rete e valorizzare questa nicchia di mercato dell’isola che in questo momento è venduta sostanzialmente attraverso la vendita diretta in azienda o, appunto, le sempre più frequenti sagre tematiche. C’è, però, chi, riesce a fornire le insegne della grande distribuzione, i mercati ortofrutticoli e ancora liquorifici, gelatiere, laboratori di dolci sardi e persino un birrificio.

Carla Orrù, fico d’India per la birra

Un’esperienza interessante è quella di Carla Orrù da Dolianova dell’azienda Opuntia, fornitrice della birra “Figu Morisca” prodotta dal Birrificio di Cagliari. «Vendiamo i nostri frutti anche nei piccoli negozi, nelle gelaterie, nei liquorifici, in un mercato a Cagliari e ai grossisti”. Con la Gdo il rapporto è però conflittuale: «ho visto che vendono quello israeliano, secondo noi è uguale al nostro scarto che lasciamo per terra. Non va, sia per il calibro, sia per i frutti non sviluppati. Ho chiesto di parlare con il responsabile…”. Ma il problema è sempre quello: riuscire a garantire l’approvvigionamento. Il prezzo di vendita? “Non al chilo, ma vendo a 13 euro una cassettina con 30 frutti, 18 se sono della varietà bianca, quella messicana”.

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Spartaco, ventenne che punta sul fico con meno spine

Spartaco Atzeni, di Sardara ha soli 23 anni ed è stato premiato dalla Coldiretti con l’Oscar Green per aver scommesso su una varietà (quasi) senza spine. Punta sulla vendita diretta: «principalmente in azienda o mi sposto per le sagre. Preferisco offrirlo fresco, a 1,5 euro al chilo, tagliato la mattina e venduto in giornata» . Il prodotto dei 5 mila metri dedicati viene anche trasformato in sapa. «Si tratta una preparazione semplice che vendiamo in azienda e ai laboratori di dolci sardi tradizionali».

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Peppino e Pietro Podda vendono alla GDO sarda

Peppino era un muratore con la passione per la terra, arrivata la crisi ha puntato decisamente la prua sulla terra. Insieme al figlio Pietro: «Abbiamo una superficie di 1 ettaro. Lo vendiamo fresco di giornata e lo conferiamo a tre grossisti del mercato di Sestu, serviamo la catena Nonna Isa e poi nelle sagre. Piccole quantità le abbiamo conferite anche al mercato di Torino». Il prezzo di vendita? «Da 1 a 1,5 euro e al pubblico arriva a costare dai 2,50 ai 3 euro».

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Silvia Medda punta su fresco e confetture

Silvia Medda dell’azienda Planu e Mesu di Capoterra punta sulla vendita diretta. «Anche se si tratta di piccole quantità, abbiamo soprattutto consumatori di una certa età. Non piace ai giovani». Una chiara indicazione: serve valorizzare l’aspetto nutraceutico del frutto per trovare nuovi consumatori. «Una gran parte lo trasformiamo in confettura, si arriva ai 40 euro al kg, che viene richiesta anche dai ristoranti per gli abbinamenti con il formaggio”.

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Domenico Manca, big dell’olio e pioniere del fico

Domenico Manca è uno dei nomi noti dell’agricoltura sarda, con il marchio San Giuliano è uno dei maggiori produttori di olio. Ha 81 anni e una grande curiosità. Ha impiantato 2 ettari dedicati al fico d’india. «Sono stato uno dei pionieri nel 2004. Anche della varietà senza semi. Volevo commercializzare il prodotto, ma servono le macchine vicine al campo. Non mi hanno dato l’autorizzazione per una struttura e così lo regalo». Il signor Domenico nonostante l’esperienza negativa crede nel fico d’India: «Una produzione che si raggiunge con tempi veloci e scarsa manutenzione. È un ottimo prodotto per fare business. Io, nonostante non lo venda, sono soddisfatto per la qualità raggiunta».

 

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