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Crisi pesche, Eleuteri (OP Armonia): «La confusione varietale ha creato sfiducia»

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Un’altra annata molto difficile per pesche e nettarine con remunerazioni che saranno deludenti. Serve un cambio di passo, a partire dall’offerta varietale

Anche quest’anno la campagna delle pesche in Italia non verrà certo archiviata e ricordata tra quelle da ricordare. Anzi. Non è la prima volta e, purtroppo, molto probabilmente non sarà neanche l’ultima. Remunerazioni basse, se non bassissime, per i produttori, che diventano lievemente migliori per le nettarine, anche se non comunque soddisfacenti.

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Marco Eleuteri

«Ogni anno le pesche soffrono sempre di più. Ne sono state tolte tantissime, ma ormai i prezzi sono sempre più bassi» ci spiega Marco Eleuteri, amministratore delegato di Op Armonia, una delle più importanti organizzazioni di produttori del Sud Italia. «C’è sempre un eccesso di offerta e se ne consumano sempre meno. Ce lo dicono i nostri clienti, vale a dire le insegne della grande distribuzione organizzata».

Op Armonia quest’anno ha prodotto circa 30mila quintali tra pesche e nettarine, con queste ultime che rappresentano il 65% dell’offerta, mentre le pesche diminuiscono di anno in anno. «Questo fine settimana concludiamo la commercializzazione di nettarine, la settimana prossima avremo le ultime varietà tardive di pesche». Prezzi? «Quest’anno non sono mai stati alti, fatta eccezione per piccole finestre temporali e per calibri sostenuti, ma la remunerazione media sarà tra le più deludenti degli ultimi anni».

Tante le cause di questa costante debacle di un frutto che sembra sempre più in discesa libera, non da ultima la presenza sul mercato ancora di troppe varietà che non soddisfano il consumatore, come ad esempio quelle acide. «La confusione varietale ha influito molto sulla riduzione dei consumi perché ha abbassato il grado di fiducia nei confronti del prodotto. Ogni volta il consumatore teme di comprare e assaggiare un prodotto diverso. Noi classifichiamo ancora le pesche tra gialle e bianche, ma questo oggi non è sufficiente perché all’interno di queste famiglie ci sono centinaia di varianti».Insomma, oggi dire pesche gialle o bianche ha poco significato. «Non ha più senso. Oggi  bisogna segmentare, altrimenti fai troppa confusione che genera incertezza nel consumatore, che si aspetterà un sapore che poi non incontrerà».

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