Il mercato europeo dei container sta entrando in una fase di riequilibrio dopo mesi caratterizzati da elevata presenza di equipment nei terminal e nei depot continentali.
Secondo un’analisi elaborata da Sogese, società italiana specializzata nella vendita e gestione di container, le compagnie di navigazione stanno accelerando il riposizionamento dei container vuoti verso l’Asia, in particolare verso la Cina, dove la domanda industriale mostra segnali di ripresa.
Questo cambiamento potrebbe tradursi, nel breve periodo, in una minore disponibilità di container in Europa, soprattutto per i 40 piedi High Cube utilizzati nei traffici intercontinentali.
In sintesi, il report evidenzia che non si tratta di una reale carenza di container a livello globale, ma di un rallentamento della loro circolazione: i tempi di transito si sono allungati, i container restano più a lungo nei porti e nei depot (i piazzali dove vengono stoccati, controllati e redistribuiti), e questo riduce la disponibilità operativa soprattutto in Europa, mentre le compagnie ne stanno accelerando il ritorno verso i mercati asiatici, in particolare la Cina.
"Il problema oggi non è quanti container esistano, ma quanto velocemente riescano a tornare operativi”, riassume Andrea Monti, amministratore di Sogese.
Depot pieni ma meno equipment disponibile
Uno degli aspetti evidenziati dal report riguarda il divario tra stock fisicamente presenti e reale disponibilità operativa. Nonostante molti depositi europei risultino ancora congestionati, una parte consistente dei container resta immobilizzata a causa di ritardi nei cicli logistici, soste prolungate e rallentamenti nei trasporti inland.
Secondo Sogese, il mercato rischia così di trovarsi in una situazione apparentemente contraddittoria: piazzali ancora saturi ma minore accesso immediato a container pronti all’utilizzo.
Le tensioni sul Mar Rosso allungano i tempi
A pesare sul sistema continuano anche le ripercussioni delle tensioni geopolitiche. Le deviazioni delle rotte via Capo di Buona Speranza hanno aumentato i tempi di percorrenza delle navi e ridotto l’efficienza complessiva della supply chain containerizzata.
Anche Sea-Intelligence rileva che l’affidabilità dei servizi marittimi resta condizionata dai rerouting e dalle continue riprogrammazioni operative delle compagnie. Tempi di transito più lunghi significano infatti una minore velocità di rotazione dei container e quindi una disponibilità effettiva più limitata.
Capacità sotto pressione sulle rotte Asia-Europa
Le analisi di Drewry confermano che la capacità disponibile sulle rotte Asia–Europa continua a risentire dell’allungamento dei viaggi e della congestione in diversi hub portuali.
Secondo gli analisti, il mercato resta esposto a forti elementi di volatilità legati ai costi energetici, ai premi assicurativi e alle strategie di rerouting adottate dagli armatori. In questo scenario le compagnie stanno privilegiando il rapido rientro dei container vuoti verso i mercati di origine, contribuendo a ridurre progressivamente la disponibilità di equipment in Europa.