l termine superfood, rileva l'esperta, non nasce in ambito scientifico ma pubblicitario. Già durante la Prima Guerra Mondiale la United Fruit Company lanciò una campagna per promuovere le banane come alimento dalle qualità straordinarie.
Oggi l’Unione europea vieta l’utilizzo della denominazione in etichetta proprio per arginare derive di marketing. Eppure il mito resiste, alimentato dalla ricerca costante di un prodotto capace di distinguersi e di promettere benefici eccezionali.
In altre parole, la realtà è più sobria. Alcuni alimenti sono senza dubbio più salutari di altri, frutta e verdura in primis, ma nessun singolo prodotto possiede qualità miracolose. La prevenzione si costruisce nella varietà e nella moderazione, non nell’eccezionalità.
I promossi (con moderazione)
Tra gli ortaggi che godono di maggiore attenzione scientifica ci sono i broccoli e, più in generale, le crucifere, oggetto di studi per la presenza di glucosinolati che potrebbero contribuire a ridurre il rischio di alcune patologie oncologiche.
Anche il pomodoro è al centro di numerose ricerche grazie al licopene, un carotenoide che diventa ancora più biodisponibile con la cottura, aspetto che valorizza anche il comparto del trasformato.
Per quanto riguarda la soia, i fitoestrogeni come la genisteina sono stati studiati per un possibile ruolo protettivo nei confronti del tumore al seno. Nei frutti di bosco si osservano molecole come antocianidine ed acido ellagico, mentre aglio, cipolle e porri devono parte della loro reputazione all’allicina, che potrebbe contribuire a contrastare gli effetti di alcune sostanze potenzialmente cancerogene.
L’avocado rientra tra i prodotti spesso associati a benefici per la salute cardiovascolare grazie all’elevato contenuto di grassi monoinsaturi. Tuttavia è anche molto calorico e presenta criticità ambientali legate al consumo idrico e alle importazioni.
Gli stessi grassi buoni si trovano in alimenti tipici della dieta mediterranea come l’olio extravergine di oliva, con un impatto generalmente più sostenibile nel contesto produttivo nazionale.
I semi di chia sono apprezzati per l’elevato contenuto di Omega-3, ma si tratta di acidi grassi a catena corta, meno efficacemente assimilabili rispetto a quelli del pesce. Possono rappresentare un’integrazione utile, soprattutto in regimi vegetariani, ma non sostituiscono completamente altre fonti.
I ridimensionati
Diverso è il caso di alcuni prodotti diventati simbolo del fenomeno superfood. I mirtilli, ad esempio, sono frutti interessanti dal punto di vista nutrizionale, ma non rappresentano una panacea.
Le bacche di goji, ricche di vitamina C e zeaxantina, vengono spesso presentate come superiori rispetto alla frutta locale. In realtà spinaci, kiwi e agrumi possono offrire quantità comparabili o superiori degli stessi nutrienti a costi decisamente più contenuti.
Le alghe rappresentano una fonte importante di iodio e selenio, ma per altri nutrienti esistono alternative altrettanto valide e la variabilità di contenuto impone cautela, soprattutto nelle diete vegane. Quanto all’acqua di cocco, le evidenze disponibili non mostrano vantaggi significativi rispetto all’acqua minerale in termini di reidratazione.
La vera strategia preventiva
Dunque non esiste un alimento che da solo possa prevenire le malattie oncologiche, né un nutriente che, assunto in grandi quantità, possa sostituire uno stile di vita corretto. La riduzione del rischio passa attraverso un’alimentazione varia e moderata, ricca di frutta e verdura, cereali integrali, legumi e pesce, associata ad attività fisica regolare, controllo del peso corporeo e abolizione del fumo.