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10 marzo 2026

Riecco il The good farmer award

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Il Gruppo Davines – azienda attiva nel settore della cosmetica professionale con i marchi per l’haircare Davines e per lo skincare [ comfort zone ], B Corp dal 2016 – annuncia, per il terzo anno consecutivo, l’apertura delle candidature per The Good Farmer Award 2026. Realizzato in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, è il primo premio in Italia a sostenere i giovani agricoltori che guidano la transizione ecologica attraverso pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologiche, con un approccio sistemico e anche sociale. Anche per questa edizione è stata rinnovata l’estensione del bando alle aziende agricole dedite all’allevamento e impegnate a migliorare il benessere e la salute animale con pratiche che includono, tra le altre, il pascolo all’aperto e la conseguente riduzione dell’uso di farmaci veterinari.

A chi si rivolge il bando?

Ad agricoltori e agricoltrici di età inferiore o uguale a 35 anni al 31 luglio 2026 che gestiscano imprese con certificazione biologica in corso di validità. I due progetti più innovativi e avanzati riceveranno dal Gruppo Davines 10mila euro ciascuno per l’acquisto di materiali e per interventi finalizzati al miglioramento e allo sviluppo delle attività agroecologiche. Le candidature possono essere inviate dal 10 marzo fino al 15 maggio 2026 compilando il modulo online. La cerimonia di premiazione si terrà il 27 novembre 2026 presso il Davines Group Village a Parma.

Requisiti e strategie agricole richieste

Per accedere al bando è necessario avere una certificazione biologica in corso di validità e applicare i principi dell’agricoltura biologica rigenerativa e dell’agroecologia. In particolare i giovani agricoltori e le loro aziende dovranno dimostrare di utilizzare almeno tre tra le strategie e le pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologia identificate dal regolamento, tra cui la rotazione colturale, il minimo disturbo del suolo, l’utilizzo di fertilizzanti organici, la coltivazione di alberi associata a campi seminativi o a pascoli, l’uso di colture di copertura come le leguminose e la pacciamatura del terreno (ossia la copertura del terreno con materiale organico come paglia o foglie).

La giuria 

La Commissione che valuterà e selezionerà i progetti è composta da otto membri, tra professori universitari ed esperti di agricoltura, agroecologia e sostenibilità. Il presidente è Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Ne fanno parte anche Davide Bochicchio, ricercatore del Crea Zootecnia e Acquacoltura; Dario Fornara, direttore dell’European regenerative organic center (Eroc); Angelo Gentili, responsabile nazionale Agricoltura di Legambiente; Paola Migliorini, docente presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo; Alessandro Monteleone, dirigente di ricerca del Crea – Centro politiche e bio-economia; Camilla Moonen, professoressa associata presso l’Istituto di scienze delle piante della scuola superiore Sant’Anna di Pisa; e Francesca Pisseri, medico veterinario esperto in agroecologia e membro dell’associazione italiana di agroecologia.

Giunto alla sua terza edizione, il The Good Farmer Award ha premiato finora quattro giovani agricoltori in Italia nelle edizioni 2024 e 2025, e una quinta agricoltrice negli Stati Uniti, dove il premio si è esteso nel 2025 grazie alla partnership con il Rodale Institute, l’organizzazione no-profit che negli anni ’80 ha coniato il termine agricoltura biologica rigenerativa. Il contributo di 10mila euro assegnato a ciascun vincitore ha rappresentato non solo un sostegno economico, ma un vero acceleratore per sviluppare attività agricole orientate a modelli sempre più virtuosi.

I premiati 

La prima edizione del 2024 ha riconosciuto due approcci distintivi alla gestione del territorio. Marta Galimberti, di Cascina Bagaggera (Lecco), è stata premiata per il modello multifunzionale della sua azienda, che integra agroecologia e inclusione sociale grazie alla collaborazione con l’associazione Corimbo Onlus per l’inserimento lavorativo di giovani con disabilità. Le risorse del premio sono state destinate all’ampliamento dell’orto, al potenziamento dei progetti di inclusione e alla creazione di percorsi didattici dedicati alla rigenerazione del suolo e alla biodiversità. Filippo Laguzzi, di R.A.M. – Radici A Moncalieri (Torino), è stato invece scelto per la capacità di coniugare produzione agricola biologica e rigenerativa, compresa la birra, con un’intensa attività di sensibilizzazione ecologica rivolta a tutte le età, svolta come fattoria didattica. Il contributo è stato investito per migliorare l’operatività quotidiana e l’efficienza dei processi produttivi attraverso l’acquisto di attrezzi manuali e portatili utili alla cura del terreno.

Nel 2025 il premio è stato assegnato ad Alessia Mazzù, della Cooperativa Agricola Co.r.ag.gio (Roma), impegnata nella rigenerazione di 22 ettari di terra pubblica abbandonata. Il finanziamento sosterrà la realizzazione di un sistema integrato di raccolta delle acque piovane. Nello stesso anno è stata premiata anche l’azienda agricola Quira (Liguria), guidata da Luca Quirini, per il lavoro di tutela della biodiversità locale e della razza bovina Cabannina. Il contributo servirà per costruire una stalla nel bosco e acquistare un furgone-laboratorio multifunzionale. Sempre nel 2025 il premio ha raggiunto per la prima volta gli Stati Uniti: la vincitrice, Clarenda Farmer Cee Stanley, è stata selezionata per l’impatto positivo sulla comunità e sull’ecosistema attraverso pratiche di agricoltura biologica rigenerativa. Ha utilizzato il premio per pacciamare alcune piante perenni della sua azienda agricola e per contribuire all’acquisto di una serra a tunnel destinata alla coltivazione di ibisco e moringa.

Il centro di ricerca 

L’European regenerative organic center (Eroc), fondato nel 2021 dal Gruppo Davines in partnership con il Rodale Institute, è il primo centro europeo dedicato alla ricerca e alla formazione sull’agricoltura biologica rigenerativa. Situato presso il Davines Group Village a Parma, si estende su 17 ettari dove vengono condotte sperimentazioni su 188 parcelle e 22 specie vegetali, tra cui frumento, mais e piante officinali. 

Dopo tre anni di attività, sotto la guida del direttore della ricerca Dario Fornara, Eroc ha raccolto dati che confermano l’efficacia del modello rigenerativo: i terreni gestiti con pratiche biologiche rigenerative hanno raggiunto livelli di produttività comparabili all’agricoltura convenzionale; la biodiversità del suolo è aumentata in modo significativo, sia nel microbioma sia nella presenza di lombrichi; la qualità nutrizionale delle colture è migliorata, con una maggiore densità di nutrienti essenziali come magnesio, calcio e zinco; e la salute del suolo ha mostrato una migliore capacità di sequestro del carbonio organico e una maggiore resilienza agli stress climatici. 

Il centro ha inoltre ottenuto la certificazione Roc, che attesta i più elevati standard globali per salute del suolo, benessere animale ed equità sociale, e ha supportato 16 aziende agricole italiane nel percorso verso la stessa certificazione


Fonte: Gruppo Davines

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