“Non parliamo più di innovazione di prodotto, ma di rivalorizzazione, di un ritorno alle eccellenze”. Leonardo Odorizzi, strategy manager de La Grande Bellezza Italiana, analizza per myfruit.it il percorso della rete di imprese: prodotti con radici storiche come la pesca di Verona già nota in epoca romana o la carota del Fucino Igp, per ripartire da un racconto autentico che parla ai consumatori. “Siamo tornati indietro di 20 secoli e da lì inizia lo storytelling”, spiega Odorizzi.
Consumi freschi in calo, opportunità nei trasformati
I dati del primo trimestre confermano un calo nei consumi di ortofrutta fresca. “Se vogliamo vendere di più, dobbiamo aprire nuovi canali e conquistare altri scaffali”, osserva l'imprenditore. Tra le idee più concrete, la pizza al Radicchio di Verona Igp realizzata con Roncadin e RoncaLab, presentata al recente Macfrut. Frozen per pizza, sott’oli o altre soluzioni permettono di destagionalizzare, facilitano l’export e integrano l’ortofrutta in prodotti pronti al consumo.
Packaging distintivo contro la saturazione comunicativa
“La forma del packaging identifica il prodotto - prosegue Odorizzi - E' così per la tavoletta di cioccolato a quadretti Ritter, o per quella con la carta viola Milka, ed è così con il cavolfiore nella vaschetta viola che lo rende immediatamente riconoscibile. Per il Radicchio di Verona stiamo studiando un pack a forma di cuore, che ne esalti la caratteristica naturale. In un panorama di social saturi e algoritmi imprevedibili, questi packaging parlanti raccontano il prodotto ovunque lo si posi, creando ordine e appeal universale".
Dal calendario produttivo ai progetti sul campo
A maggio debutta il nuovo packaging per ciliegie di calibro medio-alto: si parte dalla varietà Ferrovia in Puglia, per poi passare a Verona con cultivar che garantiscano lo stesso gusto percepito e 90 giorni di shelf life. “Il principio è mantenere continuità tra areali con caratteristiche simili”, dice Odorizzi.
Ma non finisce qui, si procede spediti con progetti specifici per le pere a conservazione naturale, testate con successo dalle catene della Gdo, o le mele Granny Smith (“fantastiche da settembre a Natale”), tornate in auge tra i giovani dopo essere state prodotte per l’export tedesco.
Gdo e brand: l’italianità come leva strategica
“La forza della rete è presentarci alla Gdo con qualità, stagionalità e riconoscibilità”, afferma Odorizzi. Alcune catene della Gdo vedono nella Grande Bellezza Italiana una soluzione per valorizzare l’italianità, alternativa alla private label. "Un logo unico unisce areali diversi, massimizzando visibilità e rotazione in negozio".
Coraggio sui calendari, focus sulla domanda del consumatore
Per Odorizzi bisogna andare oltre la "stagionalità della produzione e tornare a fare desiderare il prodotto. Ridurre i calendari per garantire freschezza".
“Serve il coraggio del produttore, non vendere a marca sempre”. Insomma, l’agricoltura italiana ha un patrimonio straordinario, ma oggi “non basta coltivare bene. Bisogna creare prodotti distintivi, costruire relazioni, raccontare il valore dei territori e trasformarlo in proposte concrete per il mercato”.