Dal punto di vista dell'alimentazione lo scorso 25 luglio rappresenta per il Regno Unito un momento degno d'attenzione: è stato infatti il Planetary health diet overshoot day ovvero la data, simbolica, in cui lo stile alimentare della popolazione ha perso il suo stato di equilibrio, quello in grado di favorire il benessere di persone e ambiente.
A richiamare l’attenzione sul fenomeno è stato Richard Bourns, chief commercial officer di Lidl Gb, che, in un intervento pubblicato da The Grocer nella quale riflette sul tema evidenziando inoltre ciò che secondo lui sarebbe necessario per un cambiamento reale delle abitudini alimentari: affinché esso si realizzi è necessario che esso, oltre a essere voluto dal consumatore, sia anche supportato da un cambio di passo del sistema nel quale le scelte di acquisto vengono compiute.
Frutta e verdura ferme al 40% della quantità raccomandata
La riflessione parte dai dati emersi da un’analisi commissionata da Lidl Gb e costruita prendendo come riferimento la Planetary health diet elaborata dalla commissione Eat - Lancet che indica un modello alimentare che porta beneficio sia all'uomo che al pianeta. Secondo la ricerca, nel Regno Unito il consumo di frutta e verdura raggiunge appena il 40% della quantità raccomandata.
Le proteine vegetali si fermano al 18% della quantità suggerita, mentre quelle animali superano del 60%. Ad di sopra del 60% anche il consumo di gli alimenti ricchi di grassi e zuccheri aggiunti. I numeri mostrano pertanto un consumo chiaramente orientato verso alcune categorie e carente in altre. A farne le spese sono soprattutto gli alimenti vegetali, il cui consumo invece è auspicato dalla Planetary health diet.
Una situazione che porta a riflettere sul ruolo dell'ortofrutta e soprattutto sugli spazi di mercato ancora non coperti e sulla loro possibilità di tramutarsi in crescita del comparto.
Il prezzo resta un ostacolo
Un punto di partenza c'è. Ed è positivo. Tra i consumatori le buone intenzioni non mancano: il 65% degli intervistati si dichiara infatti preoccupato per gli effetti a lungo termine della propria alimentazione. Eppure questa attenzione alla salute non sempre si tramuta in reale comportamento d'acquisto. Cosa blocca allora il passaggio dall'intenzione all'azione?
Il 45% dei consumatori tuttavia ritiene che l’accessibilità economica rappresenti uno dei principali ostacoli all'attuazione di una dieta più sana e sostenibile. Ben il 52% vorrebbe ricevere indicazioni per migliorare l’alimentazione senza aumentare la spesa.
È su questo aspetto che la riflessione di Bourns assume una valenza commerciale. Se il prodotto salutare viene percepito come meno conveniente o più difficile da utilizzare, portare avanti delle campagne informative non è uno strumento che da solo è in grado di produrre un cambiamento effettivo.
Quale il ruolo della distribuzione?
Può, in questo contesto, la Gdo trasformarsi un protagonista del cambiamento? Può intervenire su aspetti come prezzo, formati, comunicazione e visibilità per incidere sul modo in cui frutta e verdura vengono percepiti. Può agevolare il loro grado di accessibilità da parte del consumatore? Renderne più semplice il consumo? Può mettere in campo scelte, in fatto di referenze, formati, comunicazione, promozione che accompagnino le persone nella direzione auspicata?
Dal canto suo, Lidl Gb sembra dire si si. E ha già stabilito alcuni obiettivi: aumentare del 20% la quota di alimenti vegetali venduti entro il 2030 e incrementare del 35% le vendite di frutta e verdura rispetto al proprio anno di riferimento. La scelta di Lidl in questo senso dimostra come la salute può davvero diventare un elemento trainante nelle decisioni strategiche di un'azienda, oltre che del consumatore.
La filiera deve sostenere il cambiamento
Per il reparto ortofrutta questa rappresenta un'opportunità da non lasciarsi sfuggire. Ma rendere frutta e verdura più accessibili tuttavia ha un presupposto di base. Alle spalle dev'esserci una filiera agroalimentare remunerata in maniera adeguata, in grado di fornire risposte concrete e tempestive, di programmare, investire e evitare gli sprechi. Una sostenibilità sociale ed economica che si ripercuote su ciò che il consumatore troverà poi a scaffale con varietà adatte alle richieste del mercato, costanza produttiva, qualità, innovazione e una programmazione condivisa con la distribuzione. Determinante anche il ruolo delle istituzioni. Perché tra il dire e il fare si inseriscono anche gli effetti di politiche fiscali, campagne e progetti di educazione alimentare, scelte legate mense pubbliche e il sostegno alla produzione.
Un’opportunità per l’ortofrutta
L'esperienza del Regno Unito mostra che sapere quale siano gli alimenti che fanno bene alla salute non equivale a scegliere di metterli nel carrello. La vera sfida è rendere questi prodotti competitivi nel momento concreto dell'acquisto. L'opportunità diventa crescita solo se il consumatore avrà la percezione di essere davanti a una scelta semplice e accessibile.
Nota sulle fonti: articolo originale elaborato sulla base dell’intervento di Richard Bourns pubblicato da The Grocer e dei dati diffusi da Lidl GB