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18 febbraio 2026

Pomodoro importato, Anicav: "Servono regole chiare"

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L’Anicav accoglie con grande favore l’interrogazione presentata dall’on. Carloni, presidente della commissione Agricoltura della Camera dei deputati, ai ministri Lollobrigida e Schillaci, volta a tutelare la filiera italiana della trasformazione del pomodoro rispetto ai rischi connessi al crescente incremento delle importazioni di derivati del pomodoro provenienti dall’Egitto

L’Italia è il secondo trasformatore di pomodoro al mondo, dopo gli Usa e prima della Cina, con un fatturato di 5,5 miliardi, di cui oltre il 50% derivante dall’export. Il nostro Paese è, inoltre, il primo produttore ed esportatore di derivati del pomodoro destinati direttamente al consumatore finale che rappresentano l’emblema della cucina italiana nel mondo. 

Negli ultimi anni comincia a pesare la concorrenza di Paesi sia europei, ma soprattutto extraeuropei, come l’Egitto, che stanno iniziando a produrre ed esportare le stesse nostre referenze (polpa e passata) a costi significativamente inferiori. Solo nell’ultimo semestre 2025 le esportazioni dall’Egitto verso il mercato europeo sono aumentate dell’85,77%.

“Sul nostro sistema industriale - dichiara Marco Serafini, presidente di Anicav - grava una forte preoccupazione legata alla penetrazione dei mercati occidentali ed europei da parte di realtà che non possono vantare i profili di qualità, sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale ed eticità della produzione italiana, e che immettono sul mercato, soprattutto sotto forma di semilavorati, prodotti a basso costo che determinano fenomeni di concorrenza sleale, con il rischio concreto di compromettere le esportazioni italiane di qualità all’interno dell’Ue e di danneggiare occupazione, consumatori, ambiente e stabilità del nostro sistema economico".

Un divario crescente

Le aziende conserviere italiane, insieme ai produttori agricoli, sono da sempre impegnate ad offrire ai consumatori prodotti di qualità e sostenibili dal punto di vista ambientale, etico e sociale. La coltivazione del pomodoro da industria, in Europa e in Italia, è sottoposta, infatti, ad una serie di regole che limitano l’utilizzo di fitofarmaci e fertilizzanti a garanzia della salute del consumatore e a salvaguardia dell’ambiente. 

Naturalmente produrre in modo sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che etico e sociale, ha un costo e tale costo sta facendo sempre più crescere il divario tra i nostri prodotti e quelli di altri Paesi caratterizzati da bassi costi di produzione e da scarsi standard etico-sociali ed ambientali.

“Essendo il pomodoro una commodity, in un contesto sempre più globalizzato la specificità e la qualità che, da sempre, ci ha contraddistinto rispetto ai nostri competitor non è più sufficiente a tutelare i nostri prodotti e la leva del prezzo diventa fondamentale: è indispensabile, quindi, rafforzare la competitività del comparto italiano del pomodoro da industria, intervenendo su una serie di criticità esogene ed endogene che pesano negativamente sulla redditività e sull’efficienza della filiera", dichiara Giovanni De Angelis, direttore generale di Anicav.

De Angelis fa sapere che Anicav ha già sottoposto la questione all’attenzione del Governo "riscontrando particolare sensibilità da parte del ministro Lollobrigida, da sempre vicino ai temi della difesa del made in Italy e della valorizzazione del nostro pomodoro. All’Europa - aggiunge - abbiamo chiesto regole chiare alla messa in commercio di derivati del pomodoro a basso costo provenienti da Paesi che producono sotto le soglie minime di sostenibilità ambientale e sociale: è necessario introdurre vincoli di reciprocità, tutti devono avere e rispettare le stesse regole". 


Fonte: Anicav 

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