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02 novembre 2026

Pomodoro, allarme europeo: il Marocco fa perdere mercato

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Il blocco dei trasporti con i fermi dei tir degli ultimi giorni ha mostrato ancora una volta quanto il mercato ortofrutticolo europeo sia ormai interconnesso. Quando manca prodotto italiano, sugli scaffali arrivano rapidamente frutta e verdura provenienti dall'estero, non solo dall'Olanda e dalla Francia, tradizionali fornitori del mercato comunitario, ma anche da Paesi come Albania e Turchia.

Il Marocco in testa alle esportazioni 

Il vero concorrente dell'orticoltura europea, però, è oggi il Marocco. A confermarlo sono i numeri emersi durante la recente riunione del Gruppo di esperti sul pomodoro della Commissione europea a Bruxelles. I rappresentanti della filiera hanno evidenziato come la concorrenza dei Paesi terzi sia una preoccupazione condivisa.

I dati del commercio internazionale parlano chiaro: l'Unione europea ha importato 773mila tonnellate di pomodori freschi da Paesi extra-Ue, delle quali 527mila provenienti dal Marocco. Nello stesso periodo le esportazioni europee verso Paesi terzi si sono fermate a 383mila tonnellate, di cui 279mila destinate al Regno Unito. Un ex dell'Unione.

Gli spagnoli: la concorrenza marocchina ci fa perdere superficie coltivate  

Se Londra rappresenta il principale mercato di sbocco per i pomodori europei, è il Marocco a preoccupare maggiormente gli agricoltori del continente. Gli operatori spagnoli hanno manifestato particolare allarme per il comparto dei pomodorini ciliegino, segnalando una continua riduzione delle superfici coltivate, soprattutto per il prodotto sfuso. Una situazione attribuita alla concorrenza marocchina, favorita sia dai minori costi del lavoro sia da un quadro normativo meno oneroso. Secondo la delegazione spagnola, i prezzi più bassi dei pomodori marocchini hanno esercitato una pressione costante sui listini interni.

Concorrenza estera e aumento dei costi energetici

Ma la competizione internazionale non è l'unico problema. I produttori europei devono fare i conti con costi di produzione sempre più elevati. Nel dibattito è stato evidenziato un aumento del 16% dei costi energetici e di trasporto rispetto ai livelli ordinari, mentre plastica, contenitori e imballaggi hanno registrato rincari del 18%. Nonostante prezzi di vendita relativamente favorevoli, la redditività delle aziende agricole non è migliorata nella stessa misura.

II cambiamento climatico cambia il mercato

Sono difficoltà che ricordano molto da vicino quelle denunciate dalla filiera italiana. Tuttavia, più ancora del caro energia o del caro carburanti, a pesare è il cambiamento climatico. Belgio, Paesi Bassi e Polonia hanno segnalato i danni provocati dalle recenti ondate di calore, dalle precipitazioni anomale, dalla diffusione del virus della rugosità bruna dei frutti e dagli elevati costi energetici necessari per mantenere operative le serre.

Uno scenario che gli agricoltori italiani conoscono bene. Dalla Sicilia al nord Italia, eventi meteorologici estremi, temperature elevate e fitopatie stanno modificando profondamente le condizioni di coltivazione. Nei Paesi settentrionali si aggiunge  il peso dei costi per il riscaldamento e la climatizzazione delle strutture protette.

I consumi in calo per la perdita del potere di acquisto

Le difficoltà emergono anche sul fronte dei consumi. Gli esperti europei hanno rilevato una crescente prudenza da parte delle famiglie, alle prese con la perdita di potere d'acquisto e con un quadro economico incerto. In Francia, ad esempio, una fase iniziale di aumento dei consumi favorita da temperature più miti è stata rapidamente frenata dall'impennata dei prezzi, con una conseguente contrazione della domanda. In Spagna il consumo di ortaggi è invece diminuito dello 0,5%.

In Spagna calerà la produzione

Le prospettive non appaiono particolarmente rassicuranti. Uno studio  presentato durante l'incontro prevede nei prossimi dieci anni una riduzione dell'1,2% della produzione spagnola di pomodoro. Tra le cause indicate figurano proprio la pressione competitiva dei Paesi extra-Ue, la perdita di competitività dovuta ai costi elevati e la crescente difficoltà nel reperire manodopera.

Sfide che non riguardano soltanto la Spagna. Anche l'Italia si trova oggi ad affrontare gli stessi nodi: concorrenza internazionale, costi produttivi in aumento, carenza di lavoratori e impatti sempre più evidenti del cambiamento climatico. Una combinazione che rischia di ridisegnare gli equilibri dell'orticoltura europea nei prossimi anni.

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