Frutta a guscio ed essiccata

26 febbraio 2026

Pistacchio day, celebrato un prodotto che piace sempre più

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Consumi ancora in crescita per un prodotto che sembra non stancare mai. In occasione del Pistacchio Day 2026, che si celebra oggi 26 febbraio, l'oro verde si mostra in tutto il suo splendore: una richiesta sempre maggiore, prezzi piuttosto elevanti, previsioni incoraggianti e aziende pronte a investire.

Secondo i dati del report di Mordor Intelligence, riportati da Il Sole 24Ore, il mercato globale del pistacchio oggi vale circa 5,49 miliardi di dollari (4,6 miliardi di euro). Numeri destinati a salire ancora visto che le previsioni ipotizzano un aumento medio del 5% nei prossimi anni che lo porterà a circa 7,02 miliardi di dollari entro il 2031.

L'Italia si presenta con le sue piccole, ma preziose produzioni d’eccellenza come quelle siciliane di Bronte (Catania) e Raffadali (Agrigento), dedicate a mercati che cercano un surplus in valore. Secondo i dati Ismea, riportati sempre da Il Sole24Ore, nel 2024 l'Italia ha prodotto circa 4.000 tonnellate di pistacchio. Si tratta di appena l’1% della produzione nazionale di frutta secca. Nello specifico, in quello stesso anno sono state raccolte 341 tonnellate di pistacchio verde di Bronte Dop e 180 tonnellate di Raffadali Dop.

Il pistacchio made in Italy copre dunque solo il 12% del fabbisogno nazionale. Il grosso del prodotto lavorato e consumato invece arriva dall'estero. 32mila le tonnellate importate. Tra i maggiori produttori, California, Turchia e Iran anche se, visto l’aumento delle richieste, anche altri Paesi stanno investendo sul prodotto.  

Materia prima per una grande varietà di prodotti

“Il consumo del pistacchio è ogni anno in aumento. E’ materia prima per la produzione di prodotti di tutti i tipi. Dai croissant alle creme, il pistacchio ormai è dappertutto. E grosse aziende stanno pensando a nuovi prodotti a base di pistacchio", conferma a myfruit.it Alessandro Caruso, titolare della Caruso frutta secca, azienda con sede a Spilimbergo (Pordenone), specializzata nella lavorazione di pistacchio, mandorle e nocciole e con una forte propensione all'export.

Diversi i fattori che contribuiscono a questo risultato. "Da qualche anno - aggiunge -  è in vigore una legge che impone di inserire nei prodotti almeno una piccola percentuale di prodotto, oltre agli aromi. Anche questo ha fatto aumentare la richiesta. Non di poco conto la recente diffusione del cioccolato di Dubai che ha generato un aumento notevole delle richieste da parte dell’industria dolciaria”.

In alcuni momenti il pistacchio è diventato introvabile e i prezzi ovviamente sono aumentati. “C’è stato un periodo in cui erano abbastanza buoni. Con il boom del cioccolato di Dubai sono arrivati alle stelle. Non dimentichiamo poi l’arrivo dei dazi. Gli Usa hanno un ruolo fondamentale nel mercato, è uno dei maggiori fornitori. Se il prezzo sale lì, di rimando influenza tutto il resto”, afferma Caruso. 

La richiesta spinge gli investimenti

La forte richiesta ha spinto Caruso a continuare a investire sul prodotto. “La stagione è iniziata bene. Abbiamo voluto realizzare una linea dedicata solo al pistacchio, in modo di garantire al cliente le quantità necessarie in tempi congrui. Sarà montata il prossimo anno”, spiega l'imprenditore. L'anno scorso l’azienda ha acquistato anche un nuovo impianto per la produzione di granelle. Non solo pistacchio, ma anche mandorle e nocciole.

Salute e benessere

Accanto all’industria dolciaria, a dare vigore al consumo di frutta secca c’è il loro riconoscimento come parte di una dieta sana e bilanciata. Negli ultimi anni, da più parti sono stati messi in luce gli effetti benefici di un moderato consumo. Anche Caruso, per cui la vendita diretta è limitata a pochi volumi, i benefici per il benessere hanno un ruolo nel nuovo approccio al prodotto. 

“Noi, per esempio - aggiunge - siamo in contatto con una nutrizionista del luogo che propone nelle proprie diete le paste pure di pistacchi, mandorle o nocciole. Prodotti senza zuccheri, da spalmare". 

Anche il retail fa la sua parte: secondo i dati diffusi da Il Sole24 Ore, il comparto assorbe più di 5mila tonnellate l’anno. Particolarmente amati i pistacchi sgusciati, il cui consumo nel 2025 è cresciuto del 7%.

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